di Matteo Marcelli
Avvenire, 23 gennaio 2026
Depositato l’articolato ufficiale del Partito democratico, ma i colleghi riformisti che si riconoscono in quello di Delrio non lo firmano. La proposta, che non applica la definizione dell’Ihra, adotta e amplia quella del Consiglio d’Europa sui “discorsi d’odio”. Andrea Giorgis allarga le braccia quando gli si chiede conto dei dem che non hanno firmato il suo ddl sull’antisemitismo. “Non è un problema”, prova a minimizzare, “non hanno ritenuto di farlo e hanno illustrato le loro ragioni”. In fondo, è il ragionamento della maggioranza schleiniana, si tratta solo di 5 senatori su 38, uno scarto fisiologico per un partito plurale come il Pd.
Ma certo il tema avrebbe richiesto unità all’interno del partito leader del centrosinistra. Anzi, qualcuno nel Pd sperava addirittura in una soluzione bipartisan. “Questo è vero”, ammette il senatore, e a quel punto palesa anche la convinzione che la scelta di non firmare sia “grave” e, forse, riconducibile a un posizionamento interno. Di fatto, dopo quanto accaduto a seguito della presentazione della proposta di Graziano Delrio, l’antisemitismo si conferma un terreno di lotta intestina e solo la fase emendativa, con la possibile convergenza della minoranza del Pd a testi della maggioranza, darà l’esatta misura della frattura.
Riavvolgiamo il nastro. Ieri si è tenuta l’attesa riunione dei senatori del Pd per arrivare a una proposta condivisa sull’antisemitismo. Quella di Delrio, relegata dal capogruppo Francesco Boccia a “iniziativa personale”, non era piaciuta alla maggioranza del partito: “Nega il diritto di critica a Israele”, avevano accusato diversi senatori. Dopodiché Giorgis ha deciso di prendere l’iniziativa, con l’appoggio di Boccia, che ha apposto anche la sua firma sul ddl. Mercoledì è arrivata la convocazione dell’assemblea per discutere il testo. I riformisti, però, hanno lamentato di non essere stati avvisati di nulla, soprattutto della presenza di un nuovo testo. I vertici del gruppo, è l’accusa, li avrebbero messi davanti al fatto compiuto e lo avrebbero fatto solo per “non perdere la faccia” con gli altri partiti, ognuno dei quali (esclusa Avs che non lo farà e il M5s che ci sta ancora pensando) ha già depositato una sua proposta. La riunione, però, non ha dato i frutti sperati: Filippo Sensi, Simona Malpezzi, lo stesso del Delrio, Walter Verini e Sandra Zampa, non hanno apposto la loro firma.
Parte del problema riguarda la definizione di antisemitismo. Il testo Delrio chiede di adottare quella dell’International holocaust remembrance alliance (Ihra), che però, argomenta Giorgis, pur essendo usata in alcuni documenti dell’Ue e accettata dall’Unione delle comunità ebraiche italiane, “è contestata da diversi intellettuali esponenti della stessa cultura ebraica”, mentre altri documenti Ue fanno riferimento a quella formulata nella Dichiarazione di Gerusalemme”. Il punto, per Giorgis, è che non spetta al Pd risolvere la questione su quale delle due sia la più efficace. Del resto la disputa va avanti da anni e coinvolge studiosi, intellettuali e storici. “Compito nostro - chiarisce il dem - è fare tesoro di questo patrimonio di riflessione e se possibile provare a immaginare un disposto legislativo che lo traduca in azioni di contrasto e di prevenzione al diffondersi dell’antisemitismo”.
Il testo di Giorgis, dunque, non sceglie tra le due definizioni oggetto del contendere, ma all’articolo 2 ne fornisce una “nuova”, facendo riferimento alla Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa agli Stati membri sulla lotta contro i discorsi d’odio. Poi (nel comma 2 dello stesso articolo), ne amplia il perimetro includendo “tra gli atti e le espressioni di odio e di discriminazione anche quelli rivolti non ai singoli individui, ma alle comunità o ai gruppi in quanto tali, in ragione delle loro caratteristiche identitarie religiose, etniche, nazionali o culturali”. Nel frattempo il testo Delrio, come specifica lui stesso, “non scompare, ma diventa una proposta emendativa al testo base sull’antisemitismo”, che probabilmente sarà quello costruito sulle due proposte “gemelle” di Lega e Iv. Il senatore parteciperà anche al convegno organizzato dalla Fondazione Italia protagonista su iniziativa del senatore Maurizio Gasparri, il 26 gennaio a Palazzo Madama.









