di Liana Milella
La Repubblica, 5 luglio 2024
Con il giurista Gian Luigi Gatta analisi a 360 gradi delle ragioni che hanno portato il Quirinale a consigliare vivamente al governo di mantenere in vita una parte del reato che sta per essere cancellato per evitare i fulmini della Ue.
Dal 15 giugno 2023 il Guardasigilli Carlo Nordio vuole abolire il reato di abuso d’ufficio. Che significa?
Vuol dire cancellare l’articolo 323 del codice Rocco del 1930, modificato già cinque volte da allora, l’ultima nel 2020, con riduzioni progressive, e che rappresenta - come ci dice il giurista di Milano Gian Luigi Gatta che ha seguito con Repubblica tutta la vicenda - “una figura centrale per combattere i reati contro la pubblica amministrazione”.
Si perde il primo gradino contro la corruzione, visto che la Camera lo ha appena cancellato?
Gatta è certo: “Peccato. Perché questo reato era necessario per punire abusi di potere commessi dai pubblici funzionari senza pretendere una tangente, e quindi fuori dai casi più gravi di corruzione, che però avrebbero meritato di restare reato”.
Quali potrebbero essere tuttora i casi?
Rimarranno scoperti quelli in cui un funzionario pubblico procura a sé o ad altri, come prevedeva l’abuso d’ufficio, “un ingiusto vantaggio” violando la legge, oppure perché non si astiene pur trovandosi in pieno conflitto d’interessi, o addirittura perché danneggia il cittadino vittima di un sopruso. Fatti puniti fino a oggi col carcere da uno a quattro anni.
Salteranno dei processi?
Qui Gatta non ha dubbi tant’è che da un anno lo dice in tutte le audizioni parlamentari. “Sicuramente cadranno, a meno che il giudice non ritenga di riqualificare il fatto contestando un reato differente”.
Il pubblico funzionario rischia un altro reato più grave?
Questo pericolo c’è già oggi. Per esempio, a seconda dei casi, può essere contestato il peculato (condanna fino a 10 anni e sei mesi), l’omissione d’atti d’ufficio, la turbativa d’asta oltre ai reati di falso in atto pubblico.
Cadranno le condanne passate?
Anche qui Gatta lo dice da tempo e cita i dati del casellario giudiziale di via Arenula aggiornati al 2022 che parlano di oltre 3.600 condanne dal 1997 ormai passare in giudicato. Per tutte potrà essere chiesta la revoca. Il giudice può concederla, salvo che non individui un reato, magari più grave. “Com’è scritto nell’articolo 2 del codice penale, al comma 2, e all’articolo 673 del codice di procedura penale” puntualizza Gatta.
E se per caso il soggetto si trovasse in carcere che succede?
Tranchant Gatta: “Dovrà essere scarcerato subito”.
Nordio dice che nessuna condanna sarà cancellata...
Forse il Guardasigilli dimentica che proprio il codice penale dice che “nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”. Quindi via pure le pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici. E l’essere un recidivo in caso di altri reati.
Allora, perché adesso nel decreto carceri Nordio ha previsto una nuova norma che disciplina “l’indebita destinazione di denaro o cose mobili” che assomiglia molto al soppresso abuso d’ufficio?
Da docente di diritto penale Gatta è netto: “Tutti i giuristi sanno che dagli anni Novanta in poi la Cassazione riconduce all’abuso d’ufficio il cosiddetto peculato per distrazione, che si verifica quando una somma di denaro o un bene pubblico viene utilizzato dal soggetto in modo improprio, cioè per finalità differenti da quelle per le quali era stata prevista”.
Ma Nordio adesso, alla Camera, ha detto che la nuova norma “non ha assolutamente rilevanza con l’abrogazione dell’abuso d’ufficio” perché “il bene protetto e la struttura del reato sono completamente diversi”. All’esame il Guardasigilli sarebbe promosso o bocciato?
Purtroppo, come abbiamo visto, sono gli stessi giudici a sostenere che il peculato per distrazione, cioè il reato che proprio lui ha introdotto, viene già punito come un abuso d’ufficio. E ci sono fiumi di sentenze in proposito, che i tecnici della presidenza del Consiglio e del ministero della Giustizia hanno già citato espressamente nella relazione illustrativa del decreto Draghi del 2022. Numero progressivo 156. Oggetto: attuazione della direttiva Ue 2017/1371 sulla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari della Ue, nota come direttiva Pif.
Il vice ministro Sisto, con Federico Fornaro del Pd che solleva dubbi su un “rischio logico procedurale” cancellando l’abuso a fronte della nuova norma, è ancora più liquidatorio e dice: “Le posso assicurare che è un rischio che non esiste assolutamente. Si tratta di una fattispecie che non ha nulla a che vedere con quelle che sono in discussione in questo provvedimento”. Vero o falso?
Falso. Perché la giurisprudenza della Cassazione dice che il peculato per distrazione è punito come abuso d’ufficio. Il governo invece, come dice Gatta, “con una mano abolisce l’abuso d’ufficio, ma con l’altra crea un reato autonomo che di fatto punisce una parte degli stessi comportamenti”.
Nordio non aveva garantito all’Europa che ci sono già nel codice penale 17 reati per coprire la soppressione dell’abuso d’ufficio?
Sì, lo ha detto molte volte, ma evidentemente non è così.
Da dove nasce allora l’urgenza della nuova norma?
È frutto di un’indicazione del Quirinale che ha segnalato l’evidente anomalia, in vista del voto definitivo sull’abuso d’ufficio, che avrebbe potuto portare a una procedura d’infrazione della Ue verso l’Italia che il decreto Draghi voleva evitare. Del resto la presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno ha sempre ripetuto da un anno, a ogni intervista, che sarebbe stato necessario rivedere il parterre dei reati di corruzione perché la soppressione dell’abuso determinava una lacuna.
Se passa prima il decreto legge carceri con dentro il peculato che cosa succede?
Il peculato per distrazione continua a essere punito, le sentenze definitive sono salve, e i giudici dovranno lavorare di più nei processi in corso per ricalcolare la pena visto che il nuovo reato di Nordio è punito meno dell’abuso d’ufficio.
Da Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione, arriva l’ennesimo coup de théatre su “X”: “Il governo ha inserito in un decreto sul carcere una norma penale che introduce il peculato per distrazione, mentre contemporaneamente lo abroga nel ddl Nordio. Chissà cosa ne pensa chi vigila sull’omogeneità dei decreti e sulla loro necessità e urgenza. Ps: presenteremo un soppressivo”...
Prima osservazione: Costa, da sempre nemico dell’abuso d’ufficio, suo il volumetto su oltre 150 casi di sindaci “vittime” dei giudici, conferma in pieno che con una mano il governo cancella l’abuso e con l’altro ne mantiene in vita una parte. Dopo aver ricostruito la complessa storia del decreto, frutto di una mediazione ad alto livello, pare proprio del tutto improbabile che questo emendamento soppressivo annunciato da Costa possa avere fortuna.











