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di Marco Cribari

cosenzachannel.it, 18 ottobre 2022

Consegnati i risultati dell’autopsia eseguita su Pasquale Francavilla, si attende ora la perizia dei consulenti di parte civile. La tragica fine del detenuto Pasquale Francavilla, risalente al 10 settembre del 2021, non sarebbe stata determinata da responsabilità umane, ma solo da una fatalità. È a queste conclusioni che sono giunti i medici legali incaricati dalla Procura di eseguire l’autopsia sul 46enne morto nel carcere di via Popilia. Alla loro perizia si affiancherà ora quella, di tutt’altro tenore, dei consulenti della parte civile. Solo allora il pm Battini deciderà cosa fare dell’inchiesta: se chiederne l’archiviazione o proseguire con le indagini.

Il prologo alla tragedia - Il dramma di Francavilla ha inizio alla fine di agosto, quando è colpito da una trombosi a una gamba che determina il suo trasferimento dalla casa circondariale all’Annunziata. I medici riescono a salvargli la vita in extremis e, dopo una settimana in terapia intensiva, l’8 settembre l’ospedale dà il via libera alle sue dimissioni.

“Non può tornare in cella” - Un provvedimento che il suo avvocato Mario Scarpelli reputa subito inopportuno: chiede che il suo assistito resti in corsia, che sia assegnato a un reparto, o che in alternativa vada ai domiciliari. La sua istanza non trova accoglimento, e così per il 46enne si spalancano nuovamente le porte di via Popilia. Vi resterà solo due giorni, il tempo che gli resta ancora da vivere.

Le ultime parole - L’inchiesta si propone ora di accertare se, come ritengono i familiari, la situazione fosse già grave al punto da sconsigliarne il ritorno dietro le sbarre. Al riguardo, negli ultimi colloqui con la moglie, il diretto interessato si sarebbe espresso in termini più che allarmanti: “Sto malissimo, mi stanno facendo morire”. A fine mese ne sapremo di più.

Il caso in Parlamento - All’epoca, Francavilla aveva quasi finito di scontare la sua condanna a sette per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Sarebbe tornato in libertà a dicembre di quest’anno. La sua morte è stata anche al centro di un’interrogazione parlamentare presentata dall’allora deputata Enza Bruno Bossio.