quicosenza.it, 12 agosto 2026
Questa mattina il corpo di Mohamed entrerà in moschea per l’ultimo saluto, prima di essere trasferito in Tunisia. La Garante comunale per i diritti dei detenuti Emilia Corea rilancia la richiesta di verità e giustizia sulle circostanze che hanno preceduto la sua morte Mohamed Amin Bessioud è morto dopo essersi gettato dal balcone dell’appartamento in cui risiedeva, al terzo piano di uno stabile. Al momento del fatto, all’interno dell’abitazione era in corso una perquisizione da parte dei Carabinieri. Il giovane si trovava agli arresti domiciliari.
A venti giorni dalla sua morte, questa mattina alle 11 il corpo di Mohamed entrerà in moschea per ricevere l’ultimo saluto. Subito dopo partirà per la Tunisia, dove sarà accompagnato nel suo ultimo viaggio verso casa. A darne notizia è Emilia Corea, Garante comunale per i diritti dei detenuti di Cosenza, che affida ad una dichiarazione il dolore per una vicenda che, sottolinea, non può essere considerata soltanto una tragedia privata. “A noi, che restiamo qui, non rimane alcuna pace. Solo l’amarezza sorda di una tragedia assurda e il dovere - politico, umano, morale - di continuare a pretendere giustizia. Perché non si può morire così. Non nel 2026, non in un paese che si definisce civile.”
Nel suo intervento Emilia Corea richiama le testimonianze relative a ciò che Mohamed avrebbe vissuto prima del gesto estremo: “le testimonianze su ciò che Mohamed ha subito prima di arrivare a quel gesto estremo sono agghiaccianti. Raccontano di un incubo, di un senso di abbandono e di una pressione insostenibile”. “Raccontano di dinamiche di controllo che lo hanno stritolato, disumanizzato, isolato. Raccontano di responsabilità precise. Mamma Nabila da quel giorno non vive più: il suo è un dolore sordo, devastante, di quelli per cui semplicemente non esiste consolazione”. La Garante sottolinea quindi la necessità di fare piena luce sulla vicenda e sulle eventuali responsabilità. Per Corea, la vicenda assume anche una dimensione politica e riguarda il rapporto tra persone e istituzioni: “questa non è solo una tragedia privata, è una questione politica che riguarda tutte e tutti noi”.
“Ogni persona la cui vita, la cui libertà e il cui corpo sono nelle mani dello Stato deve essere tutelata. Senza eccezioni, senza zone d’ombra, senza sopraffazioni, senza sguardi girati dall’altra parte. Quando lo Stato prende in carico o in custodia una vita, ne diventa il primo responsabile. Se quella vita si spezza, lo Stato ha il dovere di rispondere”. “La ricerca della verità non parte con lui. Resta qui, e farà rumore finché non avremo risposte. Giustizia per Mohamed. Un abbraccio fortissimo a mamma Nabila”.










