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di Enrica Riera

quotidianodelsud.it, 6 novembre 2022

Messo in scena al Rendano di Cosenza lo spettacolo ispirato a “Il deserto dei tartari” di Buzzati e interpretato dai detenuti del Cosmai. Accarezzare i velluti rossi della platea, sedersi sulle poltroncine e osservare le mille luci del teatro dove forse non s’è mai messo piede, sentirsi piccoli davanti ad anni e anni di Storia e tradizione. È ciò che hanno fatto, oltre che provato, i detenuti della casa circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza: liberi, per un intero pomeriggio (quello di giovedì 3), di esserlo davvero. Tutto ciò grazie allo spettacolo teatrale che hanno messo in scena al “Rendano” dopo i laboratori che per tutto l’anno hanno seguito, guidati dall’attore e regista cosentino Adolfo Adamo.

Quarto capitolo del progetto “Amore sbarrato”, la rappresentazione è stata tratta - in maniera assai rivisitata - da “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. Giovanni Drogo, d’altronde, attendeva qualcosa, al pari dei reclusi-attori che, qui e ora (“Hic et nunc”, più in particolare, il titolo dello spettacolo), aspettano il futuro, la vita e le sue seconde possibilità.

Le anime dello spettacolo dei detenuti al Rendano di Cosenza - Andrea Bevilacqua, Nicola Campolongo, Nicola Fazzari, Danilo Giannone, Sandro Maestro, Carlo Migliori, Francesco Pellegrino e Francesco Mango le “anime” del progetto: il “Quotidiano del Sud” le ha seguite sin dalle prove, all’interno del penitenziario, quando già allora la voglia di mettersi in gioco era moltissima, così come quella di riscattarsi agli occhi dei propri familiari o semplicemente di provare una cosa nuova, una cosa che avesse a che fare col magico mondo del teatro.

Teatro che, da quando i ristretti del “Cosmai”, l’hanno per l’appunto conosciuto, ha avuto su di loro un effetto realmente catartico. “Da quando ho conosciuto l’arte, questo cella è diventata una prigione”, dice l’attore detenuto in un bellissimo film dei fratelli Taviani: battuta che calza a pennello per il “cast” di Adolfo Adamo che, tra l’altro, insieme ai detenuti ha recitato (l’aveva fatto anche nel precedente capitolo del suo progetto, quello che ha portato alla rappresentazione di “Moby dick” di Melville).

Un’ora circa, dunque, di spettacolo: si parte proprio con gli attori che si confondono tra il pubblico e poi, in un luogo non luogo e in un tempo non tempo (la scenografia l’ha firmata Alessandro Bruni), si punta sui dialoghi, carichi di significato. Ma c’è un momento, nella specie, che fa impazzire gli spettatori coi loro applausi scroscianti: è il ballo dei detenuti sulle note di “Senza fine” di Gino Paoli.

Grande commozione nel finale - Una scena liberatoria, agrodolce. Senza fine, d’altronde, è la voglia di respirare l’aria fuori dalla cella; senza fine sono i rimorsi; senza fine sono i rimpianti - di tutti quanti. Adamo, comunque, non “usa” solo musica italiana. C’è il maestro Gabriele Bolognesi che suona il sax e poi le canzoni, in sottofondo, di altri artisti. Uno su tutti? Johnny Cash. Sarà che ogni persona, nella propria esistenza, cammina sul filo del rasoio, ha delle croci con cui fare i conti.

Grande la commozione generale sul finale. La direttrice del carcere della città bruzia, Maria Luisa Mendicino, sale sul palco e dice che “esperienze come questa fanno comprendere quanto i penitenziari non rappresentino esclusivamente sicurezza”. A noi del giornale Mendicino dice pure che “non è scontato che progetti come quello sul teatro vengano posti in essere, soprattutto vista e considerata la carenza di personale che rappresenta una delle criticità del “Cosmai”“.

Il plauso del sindaco Franz Caruso - Segue, inoltre, il plauso per l’iniziativa del sindaco di Cosenza Franz Caruso e della consigliera comunale Chiara Penna. “Progetti come questo contribuiscono - affermano - non solo a dare effettività al principio, spesso dimenticato, della funzione rieducativa della pena, ma puntano a scardinare il pregiudizio nei confronti di chi è detenuto: avvicinare i cittadini alla conoscenza del mondo carcerario è un piccolo passo rivoluzionario che mai come in questo momento storico, pervaso da sentimenti giustizialisti e da una profonda ignoranza del sistema penitenziario, è necessario portare avanti”.

Da citare, infine, coloro che hanno pure contributo alla riuscita dello spettacolo: la costumista Fiorella Ciabocco e Michele Basile, responsabile delle luci e delle elaborazioni multimediali. Unica criticità la logistica. Sì, proprio la disposizione dei posti in platea: posti riservati alle autorità in prim’ordine, posti riservati agli ospiti subito dopo, terzo blocco per le famiglie dei carcerati. Sarebbe stato bello, insomma, se accanto al magistrato presente o al legale partecipante avesse preso posto una madre, un padre, una sorella di un attore detenuto. Sarebbe bello, in definitiva, se la vita, qualche volta, imitasse l’arte.