di Alberto Magnani
ilsole24ore.com, 13 aprile 2020
L'Oms ha invitato il Continente a "prepararsi per il peggio" con la diffusione del virus. La pandemia rischia di azzerare le speranze di crescita nel 2020, con colpi letali su petrolio, turismo e aviazione
Servizio. Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto che l'Africa deve "prepararsi al peggio" per l'esplosione del coronavirus. Adhanom, etiope, si riferiva all'emergenza sanitaria che sta covando nel Continente, dopo che il virus ha toccato oltre 40 paesi e raggiunto il migliaio di casi.
Ma il bilancio sarà drastico anche, e soprattutto, per le ambizioni di crescita polverizzate dalla crisi globale in arrivo con la pandemia. La Commissione economica per l'Africa delle Nazioni unite ha parlato esplicitamente di "perdite miliardarie", tagliando le stime di crescita del Pil dell'Africa sub-sahariana dal 3,2% al 2% circa nel 2020. Nulla esclude che il rallentamento possa essere anche più brusco, intralciando le aspettative sull'espansione - già altalenante - delle economie africane.
A rischio almeno 30 miliardi di export - L'impatto si sta scaricando su un ventaglio eterogeno di settori, dalle attività estrattive al turismo, dall'aviazione ai servizi finanziari. I numeri non lasciano spiragli di ottimismo. Il tonfo dei prezzi del petrolio, spinti al ribasso a colpi del 20-30% prima dal calo della domanda cinese e poi dalla crisi dell'Opec, il cartello dei produttori, sta mettendo a rischio economie dipendenti dall'oro nero come Nigeria e Angola.
Se il greggio dovesse mantenersi sui prezzi attuali, stima il think tank Overseas development institute, l'export continentale subirebbe una perdita di almeno 30 miliardi di dollari (anche se la Commissione economica per l'Africa dell'Onu alza l'asticella a 65 miliardi di dollari). Non va meglio su altri fronti. Le compagnie aeree africane hanno già bruciato 4,4 miliardi di dollari in entrate, secondo dati Iata, dopo la raffica di cancellazioni e blocchi aerei imposti per franare la diffusione del virus. Il turismo, filone quantificato dalla World Bank a un giro d'affari da 35 miliardi di dollari, rischia di "congelarsi" per mesi, colpendo al cuore una fonte d'entrate decisiva per per paesi come Sudafrica, Tanzania, Kenya e Seychelles. Il clima di panico sulle Borse ha fatto schizzare all'insù i rendimenti dei bond in dollari dei paesi africani, stimati ora da Bloomberg a una media dell'11,68%.
L'effetto-domino della recessione globale - L'effetto-domino è innescato soprattutto da un fattore, l'interdipendenza sempre più fitta delle economie africane con il cuore dell'emergenza sanitaria: la Cina. Se uno dei principali partner del Continente viene colpito così a fondo, si legge in una nota della Commissione, "è inevitabile che venga colpito anche il commercio africano". Il meccanismo si ripete, su scala diversa, anche nel caso dei rapporti commerciali dell'Africa con la Ue o gli Stati Uniti: maggiore sarà l'impatto della recessione, maggiore la caduta complessiva dell'economia continentale. "Un calo del 2,5% del Pil mondiale porterebbe a un declino dell'1,5% della crescita africana: 25 miliardi di dollari - spiega al Sole 24 Ore Dirk Willem te Velde, capo rircercatore dell'Overseas development institute - Ma c'è il rischio che la crisi combinata di Asia, Europa e Stati Uniti avrà un effetto anche maggiore di questo".
Le risposte politiche (ed economiche) alla pandemia - Adhanom ha aggiunto che la "sua Africa" deve "svegliarsi", criticando l'assenza di strategie coordinate per arginare la diffusione del virus. Il timore, fondato, è che i sistemi sanitari locali siano inadatti a fronteggiare un'emergenza che sta portando allo stremo la più sviluppata sanità europea e rischia di travolgere quella africana. Eppure le risposte non sono state ovunque lente, o inefficaci, come quelle viste tra Ue e Stati Uniti. Il vantaggio del Continente, se così si può definire, è di aver già affrontato crisi sanitarie di vasta portata, dall'epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo a disagi persistenti come l'Hiv o la malaria.
Il Sudafrica sta imponendo restrizioni simili a quelle che sigillano le città europee e diversi paesi iniziano a limitare gli accessi, tagliare collegamenti aerei e ordinare restrizioni ai viaggiatori in arrivo dall'estero. Le banche centrali di Ghana e Nigeria hanno, rispettivamente, tagliato i tassi di interesse e avviato politiche di sostegno all'economia. L'Africa Centres for Disease Control and Prevention, l'organismo di controllo legato all'Unione africana, ha annunciato che invierà 100 "esperti" e migliaia di test diagnostici in 43 paesi del Continente, per intensificare gli sforzi di contenimento e analisi del virus.
A rischio l'accordo di libero scambio - La chiusura delle frontiere non può comunque che tradursi, per sua natura, in un ostacolo ai tentativi di integrazione economica del Continente. Nel luglio 2020 avrebbe dovuto debuttare il Trattato di libero commercio continentale africano, l'African continental free trade agreement, una maxi-unione doganale destinata a coprire 55 paesi. I vertici dell'Unione africana, l'organizzazione sovranazionale tra i paesi del Continente, sostengono che non ci sarà alcun ritardo sulla tabella di marcia. In pochi sono disposti a crederlo.
"Molte economie africane correranno a proteggere i loro cittadini dal Covid-19 e adotteranno un approccio più isolazionista - dice Ronak Gopaldas, direttore della società di risk management Signal risk -Gli obiettivi dell'accordo di libero scambio sono ampiamente in contrato con le misure necessarie a contrastare il coronavirus. La data di inizio sembra estremamente ambiziosa". La buona notizia è che dovrebbe trattarsi "solo" di un rinvio, in attesa che i tempi si stabilizzino. Il colpo sarà pesante, ma non è il primo e non sarà l'ultimo sul "miracolo africano" che cerca ancora di compiersi. "Anche se le turbolenze globali dovrebbero rallentare l'integrazione - spiega Gopaldas - È improbabile che la facciano saltare per intero".










