di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 27 febbraio 2025
La ragione dello sciopero dei magistrati: “L’Anm esprime un giudizio fortemente negativo sulla riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario che non è una riforma della giustizia, che non sarà né più veloce né più giusta, ma una riforma della magistratura che produrrà solo effetti negativi per i cittadini”. L’astensione è disciplinata dal Codice di autoregolamentazione adottato dall’Associazione Nazionale Magistrati e approvato dalla Commissione di garanzia. I magistrati hanno dettato in questo Codice un catalogo molto ampio dei “servizi essenziali” da salvaguardare. Per di più: “In ogni caso l’Anm invita tutti i magistrati ad attuare l’astensione non solo salvaguardando i servizi essenziali, ma adoperandosi inoltre per ridurre al minimo i disagi per i cittadini”. Gli “scioperi” proclamati dall’Anm negli ultimi cinquant’anni si contano sulle dita di una mano.
Vi è chi contesta questa iniziativa di radicale critica al Ddl Meloni/Nordio, approvato alla Camera nella prima delle sei letture previste. I magistrati sono “soggetti soltanto alla legge” sta scritto in Costituzione (art. 101), non “ai progetti di legge”. La riforma viene presentata come “separazione delle carriere”, ma, come risulta dallo stesso titolo del Ddl governativo, di ben altro si tratta: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.
Anche chi, in linea di principio, propende per la separazione non può ignorare che è una radicale riscrittura del sistema che la Costituzione del 1948 ha posto a garanzia della indipendenza della magistratura tutta, giudici e pm. Il Csm, l’organo di “rilevanza costituzionale” al quale il costituente ha attribuito i compiti di “governo” della magistratura, competenza in passato del Ministro della Giustizia, viene ridotto alla quasi irrilevanza. È spezzettato in due organi non comunicanti, gli si sottrae la giustizia disciplinare e, soprattutto, attraverso il sorteggio dei componenti togati (secco o temperato che sia) se ne affida il funzionamento, appunto, al caso. Con un pm isolato e autoreferenziale si pongono le premesse per una progressiva influenza dell’esecutivo. Ma sin da ora con la sostanziale abolizione del modello di Csm “forte” voluto dai costituenti si mette a rischio, anche per i giudici, la garanzia effettiva dell’indipendenza.
La riforma costituzionale, fino a ieri “blindata”, domani forse, secondo alcuni rumors, sarà “sblindata” ed aperta a modifiche, ma solo sulle normative più irrazionali e sgangherate, non sul ridimensionamento drastico del Csm, affidato alla sorte più o meno “temperata”. Il tutto in un quadro di attacco e delegittimazione della magistratura da parte dell’esecutivo. La Presidente del Consiglio, ieri aveva attaccato decisioni di giudici su immigrazione, ora sul caso del sottosegretario Dal Mastro rincara: “Condanna vergognosa, fondata sul niente”. Il Ministro della Giustizia va ancora oltre. Ha definito “abnormi”, un termine tecnico preciso della normativa disciplinare, decisioni di giudici solo perché non in linea con le aspettative del Governo; sul caso Delmastro critica la sentenza di condanna e auspicando l’assoluzione in appello non esita a lanciare un segnale ai futuri giudici.
Il “bravo” scritto su X il 17 febbraio da Elon Musk sulla proposta di separazione delle carriere, che ormai dunque possiamo chiamare Ddl Meloni/Nordio/ Musk, si aggiunge al “licenziamento” che lo stesso Musk aveva sollecitato per i giudici che in tema di immigrazione avevano adottato decisioni non gradite. Né allora, né oggi alcuna reazione da parte del Governo e del Ministro della Giustizia di fronte a queste pesanti gravissime interferenze.
La protesta dei magistrati si colloca in questo quadro: ben al di là della separazione delle carriere si dovrebbe riflettere sul fatto che l’indipendenza della magistratura, e il rispetto nei confronti dei magistrati, è un valore essenziale in democrazia, una garanzia per tutti.











