di Iuri Maria Prado
Il Dubbio, 30 luglio 2019
Forse non è ben chiaro che il problema non sta nel fatto che i presunti responsabili dell'omicidio fossero statunitensi, come poi sarebbe stato accertato, anziché nordafricani come inizialmente ipotizzato. Il problema sta piuttosto nel fatto che queste precisazioni sulla nazionalità (o peggio sulla "origine", che è un modo ipocrita per non dire "razza") di un delinquente presunto o accertato a dir poco non servono a nulla e più facilmente sono fatte con l'intento, o almeno con l'effetto, di rivolgere appunto verso quella caratteristica (la nazionalità, l'origine, la razza) la pretesa di giustizia che invece dovrebbe riguardare l'accertamento della responsabilità di una persona, di pelle bianca o nera essa sia.
L'obiezione è nota. Dice: "Ma se sono nordafricani, perché bisogna sottacerlo? È cronaca". A parte il fatto che c'è caso che l'indicazione sia sbagliata, si può opporre che altrettanta esigenza di precisazione su base etnica non ci sarebbe se si trattasse di finlandesi o austriaci. Giusto?
E quali motivi cospirano allora puntualmente alla confezione dei lanci di agenzia etnicamente profilati, dei titoli e commenti giornalistici concentrati sulla provenienza regionale del responsabile, quando non alla stesura di una maldestra requisitoria di una celebre magistratessa milanese articolata sulla "furbizia orientale" di una ragazzotta implicata nel processo?
Quali motivi meccanicamente inducono a misurare la notizia meno sul fatto di sangue che sulla nazionalità di chi lo ha commesso? Questi motivi: il pregiudizio razziale impastato con il più radicato rifiuto di accettare la regola minima dello Stato di diritto costituzionale, e cioè che ti arresto e punisco per ciò che fai, non per ciò che sei.
L'abbiamo sentito in questi giorni a destra e a manca (letteralmente): che quel titolare sui nordafricani era dopotutto scusabile perché i nordafricani che delinquono sono tanti. E fa il paio con lo scippo quotidiano, che è notizia innanzitutto perché lo scippatore è uno zingaro, o peggio una zingara che si regala uno stillicidio di gravidanze per sfuggire alla galera. Da tutto questo non viene più sicurezza. Viene il rischio che la causa di imputazione risieda già nella provenienza di chi commette un illecito. Ed è uno spettacolo che un Paese civile - specie se fu il Paese delle leggi razziali - dovrebbe risparmiarsi.










