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di Leonardo Martinelli

La Repubblica, 7 gennaio 2022

La guerra in Ucraina ha arricchito le casse dello Stato. E il presidente Tebboune sfrutta il momento per irrigidire il controllo interno contando sulla benevolenza dei clienti europei, Italia in primis. In carcere finisce anche Ihsane El Kadi, simbolo del giornalismo indipendente nel Paese maghrebino.

Era il 2019: i giovani inondavano le strade di Algeri per protestare contro un regime moribondo. Il prezzo del petrolio viaggiava ai minimi. Oggi, all’inizio del 2023, le quotazioni degli idrocarburi sono schizzate alle stelle a causa della guerra in Ucraina. L’Hirak, il movimento di protesta algerino, resta solo un vago ricordo. E Abdelmadjid Tebboune, presidente proprio dal dicembre 2019, tiene in mano salde le redini del suo Paese. Si assicura con l’arma del gas naturale (l’Algeria ne ha riserve colossali, pari a 2.400 miliardi di metri cubi stimati) sia la pace sociale all’interno che il rispetto all’esterno, soprattutto dei clienti europei, Italia in primis. Non è un caso che proprio in questo periodo ad Algeri scatti una stretta sulla libertà d’espressione. 

Il caso El Kadi - L’ultima vittima si chiama Ihsane El Kadi, un giornalista e un simbolo nel Paese maghrebino: 63 anni, ne è da sempre una delle firme indipendenti, fondatore e direttore di Radio M (Maghreb) e del sito Maghreb Emergent. Si tratta dei due media davvero liberi e con un certo seguito rimasti in Algeria. Forse, però, è meglio utilizzare il passato. Nella notte del 24 dicembre El Kadi è stato arrestato e la radio e il sito chiusi: più nessuna attività. Il 29 dicembre la sua è diventata una “detenzione preventiva”, fino a un processo di cui chissà quando sarà fissata la data. Maghreb Emergent ha precisato che la procedura contro El Kadi è basata sull’articolo 95 bis del codice penale: prevede una pena tra i cinque e i sette anni di prigione per “chi riceve fondi per compiere o incitare atti suscettibili che rappresentino un attentato alla sicurezza dello Stato”.

Le accuse, comunque, restano per il momento molto, molto vaghe. Da sottolineare: pochi giorni prima El Kadi aveva pubblicato un articolo dove esprimeva dubbi (condivisi apparentemente da molti connazionali) sulla possibilità che Tebboune si presenti alle prossime presidenziali, fra due anni (alla bellezza di 79 anni). I sospetti su presunti “finanziamenti stranieri illegali” sarebbero solo un pretesto? 

Il silenzio dell’Europa - Dalle cancellerie europee, per il momento, nessuna reazione. Nonostante durante il 2022 si siano già succeduti procedimenti giudiziari contro giornalisti e arresti e mentre un progetto di legge è in preparazione per bloccare del tutto i finanziamenti stranieri ai media algerini, più o meno esangui (almeno quelli privati e indipendenti). Lo storico quotidiano El Watan non paga gli stipendi dal luglio scorso e il rivale Liberté è scomparso nell’aprile 2022, per le difficoltà finanziarie. Restano oggi pochi siti informativi con una certa indipendenza, come Twala, Tsa e ObservAlgérie.

Intanto nei giorni scorsi Algérie Patriotique, sito vicino a certi militari, ha preso di mira lo storico francese Benjamin Stora, che pure da decenni opera per una storiografia più giusta sulle malefatte della colonizzazione francese in Algeria, in un articolo di un antisemitismo inquietante, ricordando le sue origini ebraiche. Anche qui, zero reazioni. 

Sulla rete, però, cresce il movimento di appoggio a El Kadi, mentre Reporters sans frontières (Rsf) ha lanciato un appello alle Nazioni Unite. “L’Onu - sottolinea Antoine Bernard, responsabile dell’assistenza giuridica di Rsf - deve esigere la sua liberazione immediata e l’abbandono puro e semplice dell’azione giudiziaria, basata su falsità: mirano solo a ridurlo al silenzio”.

Quanto a Tebboune, a fine 2023 ha concesso una (rara) intervista al Figaro dove ha parlato di “amicizia reciproca” con Emmanuel Macron e di una “certa complicità” fra i due. Dopo tensioni a ripetizione, la Francia (che starebbe per chiedere una maggiorazione delle forniture di gas) ha operato una svolta a 180 gradi nelle sue relazioni con Algeri, accettando anche di ritornare il mese scorso a un flusso normale di visti per i cittadini del Paese maghrebino, che aveva dimezzato bruscamente nel 2021.

Il nuovo gasdotto verso l’Italia - Nella stessa intervista Tebboune ha ricordato che “abbiamo iniziato la costruzione di un secondo gasdotto tra le nostre coste e quelle della Sicilia per aumentare il volume delle forniture di gas da 25 a 35 miliardi di metri cubi all’Italia, per noi un hub verso il resto dell’Europa”. È il frutto di un primo accordo che venne firmato da Mario Draghi nell’aprile dell’anno scorso proprio con Tebboune e di un’intesa parallela fra Eni e Sonatrach, l’ente pubblico algerino degli idrocarburi. 

Dall’inizio della guerra in Ucraina i ricavi delle vendite di gas algerino all’Europa sono aumentati di oltre il 70%. Il Governo ha potuto così portare a oltre 22 miliardi di dollari le spese militari previste per il 2023 (più del doppio rispetto all’anno precedente), mentre a fine 2022 Tebboune ha annunciato un aumento del 47% dello stipendio dei funzionari pubblici entro il 2024 e ritocchi sensibili verso l’alto di pensioni e sussidi per i disoccupati. I pochi giornalisti liberi superstiti, invece, finiscono dietro le sbarre.