di Liana Milella
La Repubblica, 16 luglio 2023
In carica Carlo Nordio da nove mesi. Il bottino? Il decreto Rave, il reato universale dopo Cutro e il ddl sul codice rosso in condominio con il collega Piantedosi. Molti annunci, poca sostanza. Per giunta divisiva. Marta Cartabia, 20 mesi di governo in via Arenula. Quando va via ha fatto approvare quattro riforme, penale, civile, tributaria, del Csm, che consentono all’Italia di guadagnarsi 2,3 miliardi nel Pnrr. Nonché le nuove regole sulla presunzione di innocenza.
Il clima politico? Lei, polemiche soprattutto per via dell’improcedibilità, la regola che fa cadere i processi in appello se non rispettano i tempi stabiliti. Lui, dispute continue per le sue esternazioni, a cominciare dalle intercettazioni che costano troppo e vanno tagliate, per finire all’ultimo scontro sul concorso esterno. Passando per la separazione delle carriere e l’obbligatorietà dell’azione penale. Due stili, opposti risultati. Con una Cartabia che, non più ministra, per scelta tace. Entriamoci dentro.
La trasparenza in via Arenula - E partiamo dalla “casa” della giustizia, il ministero di via Arenula. Dove la trasparenza è d’obbligo. Cartabia la garantisce. Nomina varie commissioni per le sue riforme, le rende pubbliche attraverso il sito con tanto di nomi e qualifiche. Non sappiamo quante ne abbia nominate Nordio perché la sua gestione è opaca. Solo grazie a qualche professore che ai suoi fan diffonde la notizia d’essere stato “prescelto” si scopre che è nato un nuovo gruppo. L’unico noto è quello sulla colpa medica presieduto da Adelchi D’Ippolito. Ce n’è una sull’ordinamento giudiziario dove figura al vertice Claudio Galoppi, ex Csm per Mi ed ex collaboratore al Senato della presidente Elisabetta Casellati. Del pari è noto che ha cambiato i nomi scelti da Cartabia per monitorare il cammino della riforma penale. E ha soppresso giuristi come Gatta, Gialuz e Palazzo.
Lo spoil system - È prassi consolidata che il ministro si crei la sua “corte”. Cartabia punta sulla continuità, tiene con sé addirittura il capo di gabinetto del suo predecessore Alfonso Bonafede, Raffaele Piccirillo, che ha lavorato in Europa.Al vertice dello strategico dipartimento dell’organizzazione giudiziaria conferma Barbara Fabbrini, che è lì dai tempi di Andrea Orlando. Nordio cambia tutto, e a dirigere l’ufficio legislativo piazza il Pg di Roma Antonio Mura che aveva firmato la lettera per chiedergli di rinviare l’entrata in vigore della riforma Cartabia. Pesca soprattutto tra le toghe con cui ha lavorato in Veneto, come il presidente del piccolo tribunale di Vicenza Alberto Rizzo che diviene capo di gabinetto. Ma è la sua vice, Giusi Bartolozzi, detta la “zarina”, sua amica di vecchia data, che in via Arenula fa il buono e il cattivo tempo.
La sfida del Pnrr - Gli impegni del Pnrr per Cartabia erano una quotidiana ossessione. Ne parlava di continuo, ne monitorava i tempi, dai suoi uffici arrivavano continui report sull’effettiva possibilità di raggiungere le sfide che consentiranno all’Italia di incassare in questo settore 2,3 miliardi di euro. Tutta l’attività del ministero era finalizzata a garantire gli impegni del governo Draghi. E la stessa Cartabia, nelle visite alle corti d’appello italiane, non faceva che raccomandare il rispetto degli impegni accelerando i processi. Con Nordio il Pnrr, dal punto di vista mediatico, finisce nel dimenticatoio.
La separazione delle carriere - Benché sia stata la prima donna al vertice della Consulta, quella che ha fatto cadere “il tetto di cristallo”, Cartabia non fa pesare il suo passato. Al contrario di Nordio, che a ogni piè sospinto cita se stesso non solo come ex pm, ma pure come presidente di commissioni sulla riforma della giustizia. Cartabia cita una sola volta i suoi nove anni alla Corte, quando affronta il tema della separazione delle carriere, perché il responsabile giustizia di Azione Enrico Costa ha presentato alla Camera una proposta di legge. E Cartabia rammenta come una simile riforma comporti inesorabilmente la modifica della Carta. Che non è aggirabile. Invece ecco Nordio non solo annunciarla più volte come la panacea dei mali della giustizia, ma ipotizzare addirittura, pur dicendo che lui stesso non è un fan di quest’ipotesi, che essa si possa fare senza toccare la Costituzione.
L’abuso d’ufficio - Se Nordio vanta di aver sempre detto che questo reato va cancellato, Cartabia si comporta all’opposto. Tant’è che con Draghi viene incontro alle richieste dell’Europa quando si occupa della direttiva sulla protezione degli interessi finanziari della Ue. Ed include proprio l’abuso d’ufficio nell’articolo 322 bis del codice penale che estende i reati contro la pubblica amministrazione ai parlamentari e ai funzionari europei. All’opposto Nordio ha prevista di cancellarlo nel suo ddl su cui il Quirinale medita un intervento per evitare lo scontro con l’Europa visto che proprio questo reato fa parte della direttiva Ue contro la corruzione. Nordio dovrà incassare la sconfitta.
Il rapporto con il Csm - In nove mesi Nordio non ha trovato un minuto per andare al Csm. Ovviamente Cartabia lo ha fatto più volte. Una visita di rito, dal valore istituzionale, visto che il presidente del Csm è il capo dello Stato Mattarella. Invece Nordio ha preferito ricevere in via Arenula il vice presidente leghista Fabio Pinelli. Un rapporto a due, che nello stesso tempo, da un lato ha irritato i consiglieri, e dall’altro ha negato una relazione istituzionale.
Le azioni disciplinari - Qui la differenza tra Nordio e Cartabia è abissale. La ministra ne ha fatto un uso specifico e mirato. Giusto per citare dei casi. Il 6 aprile 2021 gli ispettori partono per la procura di Trapani per verificare l’inchiesta sulle Ong e l’attività di salvataggio dei migranti. Il 10 giugno 2022 Cartabia vuole vederci chiaro sul giovane di Carrara indagato per due delitti, ma in libertà quando avrebbe dovuto trovarsi in carcere da quattro mesi. E ancora, ad agosto Cartabia manda gli ispettori a Bologna per il femminicidio di Alessandra Matteucci uccisa a martellate dall’ex fidanzato Giovanni Padovani. Cosa fa Nordio? Le cronache registrano soprattutto la sua invadenza nelle azioni penali, nel caso Uss quando contro i giudici di Milano che lo hanno messo ai domiciliari muove l’azione disciplinare, e ora la sua reazione irata contro la gip di Roma che ha chiesto l’imputazione coatta per Andrea Delmastro Delle Vedove. Addirittura, dopo questo caso, Nordio vuole sopprimere questo potere dei gip.
Il garantismo nei fatti - Nordio un garantista parole. Cartabia garantista nei fatti. Lo dimostrano le sue riforme, in quella penale ecco la giustizia riparativa. E ancora la direttiva sulla presunzione di innocenza, nonché le pene sostitutive al carcere. Di queste Nordio parla sempre. Ma Cartabia le ha fatte. E poi c’è il caso Cospito, certo Cartabia ha firmato il 41 bis perché i magistrati glielo avevano chiesto, ma Nordio di fronte a uno sciopero della fame di 182 giorni non si è mosso a pietà. Anche se la Consulta prima e la Corte d’Appello di Torino poi hanno cancellato l’ergastolo riducendolo a 24 anni.
I crimini internazionali - E chiudiamo su un singolare capitolo, quello del codice dei crimini di guerra. Cartabia nomina la commissione presieduta da big della materia come Ernesto Pocar e Francesco Palazzo. Nordio procede allo spoil system. Cambia i nomi. Ma alla fine il suo codice si blocca perché a Palazzo Chigi notano un possibile imbarazzo rispetto ai “crimini contro l’umanità”. Da quel momento, era marzo, del codice non si è saputo più nulla.










