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di Chiara Saraceno


La Stampa, 16 luglio 2021

 

Risultati dei test Invalsi spazzano via ogni narrazione consolatoria sulla "tenuta della scuola" durante la pandemia, sull'efficacia della Dad e sulle scorciatoie inventate per non prendere atto della perdita di apprendimenti maturati in questi due anni di scuola a singhiozzo: tutti promossi e esami facili, senza preoccuparsi, e senza mettere in atto strategie serie per contrastarle, delle voragini conoscitive e prima ancora del venir meno dell'interesse e della fiducia.

Accanto alla dispersione esplicita si è allargata così anche l'area della dispersione implicita, fatta da chi continua a rimanere a scuola, ma apprende poco o nulla ed entrerà nella vita adulta e nel mercato del lavoro pochissimo attrezzato per esercitare i suoi diritti e doveri di cittadinanza e per trovare una collocazione decente nel mercato del lavoro. Si è ampliata anche la disuguaglianza, perché gli effetti negativi della scuola a scartamento ridotto non sono distribuiti uniformemente tra tutti i ceti e tutti i contesti territoriali. Non è tutta colpa della Dad, naturalmente. Questa non ha fatto che esplicitare e rafforzare i problemi di una scuola troppo spesso incapace di coltivare l'interesse delle bambine/i e adolescenti e di contrastare le disuguaglianze nelle risorse e nei contesti familiari e sociali a motivo di una didattica ingessata (che nella Dad si è spesso tradotta in una trasposizione online delle lezioni frontali), dove l'attenzione, doverosa, per i contenuti disciplinari non riesce a restituirne il senso e valore di comprensione del mondo e di scoperta del nuovo. Una scuola in cui negli anni si sono succedute riforme che poco o nulla hanno riguardato i contesti, le modalità, le risorse umane e materiali necessarie per favorire i processi di apprendimento, in cui gli studenti non hanno mai avuto centralità negli obiettivi di volta in volta individuati. Lo scandalo delle chiusure più lunghe d'Europa senza che nel frattempo nulla si sia fatto per rendere le scuole, e la frequenza scolastica, più sicure e più favorevoli agli apprendimenti, testimonia di questa ormai strutturale marginalità degli interessi degli studenti nell'agenda politica (ed anche sindacale). Non è forse un caso che la scuola elementare abbia retto meglio: non solo perché in questo anno scolastico è stata meglio preservata dalle chiusure, salvo che in alcune regioni meridionali dove, di conseguenza, i danni sono stati subiti anche dagli alunni più piccoli, ma perché in generale è la scuola che negli anni è stata più aperta alle innovazioni didattiche e in cui è più difficile, per le insegnanti, ignorare le diverse provenienze e capacità dei loro alunni/e.

A fronte del vero e proprio disastro antropologico di cui troppi alunni/e sono vittime a causa della sciatteria e irresponsabilità di chi ha in mano il loro destino, desta preoccupazione che nulla sia pensato e programmato per contrastarlo in modo sistematico (salvo l'evocazione del ritorno delle bocciature e la promessa di qualche corso di recupero). Così come sconcerta, per usare un eufemismo, che a metà luglio si sia ancora incerti su se e come riprenderà la scuola in presenza a settembre e con quale organico. Il ministro, di cui si apprezzano le belle parole e la visione della scuola futuribile, per il futuro prossimo sembra non possa che aspettare le indicazioni del Cts. Come se non avesse responsabilità per le aule ancora mancanti dopo un anno e mezzo di pandemia e un organico ancora incerto, numericamente insufficiente e non sempre adeguatamente formato ad una didattica efficace in termini sia di apprendimenti sia di inclusività - inclusa la didattica con gli strumenti digitali a prescindere dalla Dad. Come se non fosse suo compito interpellare ministero dei trasporti, regioni e comuni per garantire la mobilità degli studenti. Nessuno ha la bacchetta magica, ma i processi vanno messi in moto tempestivamente e con sistematicità. Evocarli non basta. Non basta neppure erogare fondi a pioggia, come è stato fatto questa estate, senza un disegno organico e un sistema di priorità.

Temo che di questo passo, mentre la pandemia riprenderà forza con le varianti, saranno le/gli adolescenti e i giovani ad essere individuati come la causa delle nuove chiusure: perché si "assembrano" spontaneamente per divertirsi e non solo con il permesso della Fifa, dei governi (incluso il nostro) e della Fgci, per vedere le partite di pallone e festeggiare la vittoria tra il tripudio dei commentatori; perché non si vaccinano (o i loro genitori non li fanno vaccinare), non perché le vaccinazioni rallentano ed anche chi si è mosso per tempo verrà vaccinato, forse, in agosto. E se non troveranno lavoro perché non avranno appreso abbastanza a scuola, sarà colpa loro: perché non hanno studiato, non si sono impegnati. Stiamo riducendo le possibilità di crescita e maturazione di una fetta importante delle giovani generazioni con decisioni sconsiderate e miopi ed abbiamo persino l'impudenza di dire che è colpa loro.