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di Cesare Giuzzi

Corriere della Sera, 7 febbraio 2023

Pronti scorta e reparto ospedaliero in caso di trasferimento. I sanitari: “Benché il paziente sia sottopeso dopo un forte e rapido dimagrimento, i parametri restano all’interno dei limiti”. La “scorta” è pronta a partire ventiquattro ore su ventiquattro. La “bonifica” del percorso affidata pochi minuti prima a polizia o carabinieri. E poi due auto della penitenziaria e un’ambulanza del 118 che lasciano il carcere di Opera diretti verso l’ospedale San Paolo.

Otto chilometri, una decina di minuti a sirene spiegate per attraversare la periferia sud di Milano. In gergo lo chiamano “Piano omega” è il trasferimento di un detenuto al 41 bis dal carcere al ricovero ospedaliero. È quasi una routine, benché nelle più elevate misure di sicurezza. Venne attivato anche per Riina e Provenzano. E oggi il “piano Omega” potrebbe essere la soluzione nell’immediato all’impasse del caso Cospito, l’anarchico arrivato ormai al giorno 110 di sciopero della fame. Le sue condizioni vengono definite “non allarmanti” e i magistrati del Tribunale di sorveglianza, diretto da Giovanna Di Rosa, sono in “costante contatto” con i medici. Più volte al giorno i sanitari verificano i parametri vitali: peso, pressione e l’esame del sangue ogni mattina per stabilire i valori degli elettroliti. “Benché il paziente sia sottopeso dopo un forte e rapido dimagrimento, i parametri restano all’interno dei limiti”.

Cospito è ancora compatibile con la detenzione, benché all’interno del Sai (Servizio assistenza intensificata) di Opera. Si muove, cammina, parla, appare lucido. Assume solo liquidi, zucchero e sale. Nonostante la dichiarazione firmata da Cospito nella quale dice di non voler essere alimentato in maniera forzata, in caso di mancamento, malore o più grave patologia, i medici farebbero scattare il trasferimento in ospedale (che ha stanze per il 41 bis) e procederebbero alle cure salvavita. Compresa l’alimentazione forzata. Si attiverebbe d’ufficio la procedura del Trattamento sanitario obbligatorio (Tso), come accaduto con altri detenuti per gesti autolesivi o rifiuto delle cure: “Lo Stato ha il dovere di tutelare la vita del detenuto, anche contro la sua volontà”.

Mentre la tensione politica non cala, si moltiplicano le proteste del mondo anarchico: sabotati alcuni ripetitori nell’Alessandrino al confine con la Liguria e scritte su un treno del metrò a Milano. Ma l’attenzione degli investigatori, oltre che sul fronte sempre caldo delle piazze, si sta concentrando sul mondo carcerario. Al momento non sono emerse saldature tra l’anarchico e i boss reclusi. Ma c’è curiosità e speranza dai capimafia condannati perché la battaglia di Cospito arrivi all’obiettivo: abolire il carcere duro e soprattutto l’ergastolo ostativo, il “4bis” dell’ordinamento penitenziario, che esclude ogni beneficio per i detenuti. A Opera la battaglia è ancora più sentita di quella contro il carcere duro. Ma all’interno non ci sono state iniziative di solidarietà a Cospito, come la battitura delle sbarre. Nè i familiari dei reclusi hanno dato sostegno, o particolare pubblicità, alle manifestazioni di questi giorni degli anarchici.