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di Alessandro De Angelis

huffingtonpost.it, 1 febbraio 2023

Le manganellate al vento di Donzelli ri-mostrano lo spirito autentico di questa destra, dopo mesi di politicamente corretto vissuti come in una camicia di forza. E rappresentano un perfetto diversivo dalle ripetute retromarce sui singoli dossier

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Si può spiegare con una sincera pulsione, irrefrenabile e liberatoria, per una volta priva di freni inibitori. Deve aver pensato Giovanni Donzelli: se finalmente, dopo cotanta orgia di politicamente corretto con Bruxelles, dopo le retromarce su parecchie parole d’ordine e pure dopo aver indossato un doppiopetto vissuto come una camicia di forza, posso usare il manganello, lo meno pure a vento.

Si può spiegare, questo eccesso verbale ai limiti della caricatura, come un grande recupero “comunicativo” dopo che Nordio, con la vicenda delle intercettazioni, aveva rovinato la festa dell’arresto di Messina Denaro. Reso possibile, e non è un dettaglio, anche dall’allineamento, sul caso Cospito, proprio del principe dei garantisti che abita in via Arenula. Allineamento, il cui rilievo tutto politico sta anche nel fatto che, mentre sulle intercettazioni - materia parlamentare - era intervenuto a gamba tesa, su una questione che attiene alle sue dirette responsabilità - è il guardasigilli che firma o revoca il 41bis - è perfettamente in linea con palazzo Chigi. E anche come un “recupero comunicativo” agli occhi di quel popolo di destra del “marciscano in galera e buttate la chiave”, che ha vissuto male il trasferimento di Cospito ad Opera, del resto lo stesso Nordio si è sentito in dovere di dire che quel trasferimento (cioè le cure) “non è un cedimento dello Stato”.

E si può spiegare anche con il varco, tutto politico, e con le contraddizioni fornite da una parte della sinistra che ha curvato, negli ultimi giorni, la posizione umanitaria fino a chiedere la revoca del 41bis: non la critica al governo che ha tardato il trasferimento di Cospito in un carcere più attrezzato per le cure. Ma la messa in discussione della misura. Intendiamoci: la questione, non da oggi, alimenta un dibattito teorico ampio, sulla sua opportunità o sulla disumanità del 41 bis in generale. E anche sul caso specifico, se cioè possa o meno essere la pena sproporzionata - è la tesi di questo giornale - in relazione alla sua pericolosità. È chiaro che il piano umanitario, oggi, inevitabilmente si intreccia col piano politico, a maggior ragione dopo l’assalto alle ambasciate. E dopo le parole dell’avvocato di Cospito a Repubblica, sullo scambio tra interruzione dello sciopero della fame e abolizione tout court del 41bis.

Cioè: ciò che qualche mese fa sarebbe potuto essere un gesto umanitario, magari utile a spegnere l’incendio sul nascere, a incendio divampato inevitabilmente oggi si presta alla strumentalizzazione politica del “cedimento”. In tal senso il comiziaccio di Donzelli, sia pur con tutti i suoi picchi insultanti e diffamatori, ha trovato un appiglio per operare uno slittamento politico: dal ritardo delle cure, anche nell’ambito di una posizione intransigente di non modifica del 41bis, che investe il governo, al “noi con lo Stato, voi coi terroristi”.

E si spiega, tutto questo, anche come un gigantesco e vantaggioso diversivo, rispetto alle cento incertezze e retromarce del governo nei suoi cento e non brillanti giorni, la cui “copertura politica” di Giorgia Meloni sta non solo nell’assenza di una presa di distanza, ma nelle informazioni ululate da Donzelli a proposito dei minacciosi colloqui di Cospito con altri detenuti, difficilmente recuperabili senza che ci sia lo zampino di palazzo Chigi o del ministero della Giustizia. Del resto rischia di non essere neanche più una notizia questa dinamica di una “donna sola al comando”, essendo la trama del film, di cui fa parte, per stare solo agli ultimi giorni, la “sterilizzazione dell’autonomia”, il tour Mediterraneo, l’uscita, subito, al primo assalto alle ambasciate. In termini di sovraesposizione e decisione è quasi un primus sostitutivo dei pares, il che nell’immediato favorisce la fagocitazione, poi si vedrà.

Insomma, per questa destra - e davvero su questo terreno si avverte una cesura anche rispetto all’impianto berlusconiano - la vicenda Cospito è perfetta per ri-mostrarsi se stessa, autentica nel lessico e nella postura: sia nella situazione attuale, sia nel possibile salto (Dio non voglia) determinato da una eventuale ripresa del “terrorismo rosso”, come conseguenza del “martirio” di Cospito, se le condizioni di salute dovessero volgere al peggio. Non sarebbe la prima volta nella storia che la minaccia per la sicurezza è sapientemente utilizzata per alimentare un riflesso d’ordine, i cui presupposti sono nel clima già in atto.