torinoggi.it, 22 febbraio 2023
Tutte le forze politiche hanno chiuso ad un dibattito sul 41bis, fermandosi all’assunto che il regime è necessario e non si tocca”. Il 41-bis è stato introdotto dalla legge n.663 del 10 ottobre 1986 e prevede il “carcere duro” per i detenuti incarcerati per reati di criminalità organizzata, terrorismo ed eversione. Il regime prevede l’isolamento della persona, che non ha accesso a spazi comuni del carcere, la limitazione dell’ora d’aria, così come dei colloqui con i familiari. Il 24 febbraio la Corte di Cassazione si esprimerà sul ricorso presentato dalla difesa di Alfredo Cospito, che chiede la revoca del 41bis.
“Sul 41bis non si è aperto il dibattito” - “Sul 41bis - ha commentato Emilia Rossi, Componente del Collegio del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà nazionale, intervenendo questa mattina in Sala Trasparenza - il dibattito non si è aperto per nulla: tutte le forze politiche hanno discusso sulla vicenda individuale di Cospito. Tutte hanno però chiuso ad un dibattito sul 41bis, fermandosi all’assunto che il regime è necessario e non si tocca”.
Tenuta del 41bis - Negli scorsi mesi i tre membri del Collegio del Garante Nazionale hanno visitato le sezioni del carcere duro di tutti i penitenziari italiani, avendo colloqui privati e non registrati con tutti i detenuti. In Piemonte ci sono 68 persone in 41bis al carcere di Novara e 46 a Cuneo. “Quello che noi stiamo studiando - ha concluso Rossi - è la tenuta di questo istituto, rispetto alla sua ragione originaria di interrompere i contatti con la criminalità organizzata di appartenenza, prevenendo i rischi di ricostituzione. Vogliamo verificarne la tenuta, a 30 anni di distanza dalla creazione”.










