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di Errico Novi

Il Dubbio, 9 marzo 2023

La soluzione giudiziaria del caso Cospito è di per sé complicatissima, considerato il quadro politico e la difficoltà di insinuare nell’opinione pubblica una visione più critica del 41 bis. Ma proprio sulle pagine del Dubbio, Alberto Cisterna aveva segnalato come una via d’uscita avrebbe potuto aprirsi qualora la Corte costituzionale bocciasse le norme che sono costate l’ergastolo all’anarchico.

Ora la pronuncia della Consulta sul reato di “strage politica”, e in particolare sulla circostanza per cui il delitto sia punibile con il fine pena mai anche in assenza di vittime, si avvicina: l’udienza sul caso è stata fissata per il 18 aprile. Non una scadenza ravvicinata, certo, considerate le condizioni di Alfredo Cospito, che è a 140 giorni di sciopero della fame, ricoverato all’ospedale San Paolo di Milano. Tanto più che, dopo l’eventuale sentenza costituzionale favorevole al detenuto (che consentirebbe l’accesso alle attenuanti nel processo per l’attentato compiuto nel 2006 alla caserma degli Allievi carabinieri di Fossano), bisognerebbe attendere un’eventuale nuova istanza di revoca del 41 bis, che il legale di Cospito, Flavio Rossi Albertini, potrebbe legare appunto al venir meno dell’ergastolo.

Tempi lunghi, incompatibili con le attuali prospettive di salute del recluso. Le sue “condizioni di sottopeso” sono “sempre più gravi”, ha riferito il medico di fiducia di Cospito, Andrea Crosignani, che ieri lo ha visitato. “Gli ho spiegato che è una condizione ad altissimo rischio, ma Alfredo”, ha fatto sapere il medico per il tramite del legale, “è lucido e assolutamente determinato a continuare ancora con lo sciopero della fame, rifiutando ancora l’assunzione del potassio”

 Il caso Cospito approda anche alla Prima commissione del Csm, dove è stata aperta una pratica a tutela dei giudici che si sono occupati della vicenda. Nel documento si citano le dichiarazioni dei difensori dell’anarchico e alcuni articoli di giornale, e si sostiene che “in luogo di critiche puntuali e argomentate relative a specifiche attività processuali o a specifici provvedimenti, si assiste a una denigrazione generica e generalizzata dell’intera attività giurisdizionale, con il risultato di determinare presso la pubblica opinione una delegittimazione diffusa e indiscriminata della funzione svolta dai magistrati”.