di Luigi Manconi
La Stampa, 31 gennaio 2023
Parlano il medico e l’avvocato dell’anarchico: “Comunque vada, per Cospito sarà una vittoria”. Pensa che Alfredo Cospito abbia ormai pochi giorni di vita? “Penso di sì. Non do la sua morte come imminente, ma se il digiuno non viene interrotto è fatale che sia così”. Parlo al telefono con la dottoressa Angelica Milia, 64 anni, medico di fiducia dell’anarchico Cospito, sottoposto al regime speciale di 41-bis nel carcere di Bancali, a pochi chilometri da Sassari.
Qual è la attuale condizione clinica di Cospito?
“Quanto siano compromesse le sue condizioni cliniche appare già al primo sguardo. È il complessivo aspetto fisico che va osservato, prima di qualsiasi esame clinico e di laboratorio: una persona emaciata, consunta, pallida, dalla postura incerta, costretta alla sedia a rotelle”.
A tutto ciò si è aggiunta la caduta nella doccia qualche giorno fa...
“Sì, quel fatto è la conseguenza inevitabile di un quadro generale di drammatica debolezza”.
Cosa teme di più?
“Ogni organismo risponde in maniera differente, dunque qualsiasi previsione può essere fallace. Ciò che temo è lo squilibrio ionico del plasma, che riguarda il potassio, il sodio, il cloro e altro e che può generare aritmie cardiache gravi suscettibili di portare alla morte. Un altro pericolo molto grave sono le infezioni, esterne o interne all’organismo, dovute alla riduzione delle gamma-globuline e dei globuli bianchi. Anche perché ha una pelle ormai assai sottile e questo costituisce uno schermo fragile rispetto alle possibili infezioni: sia quelle da contatto sia quelle legate al decadimento fisico, come una atrofia mucosa gastrica o la micosi alla bocca, che ho già dovuto curare”.
La dottoressa Milia si esprime con grande sobrietà e precisione scientifica, come si deve davanti a un quadro clinico estremamente complesso. E non mostra particolari emozioni. Quando le chiedo: prima di quattro mesi fa, chi era per lei un anarchico?... la sua risposta è riottosamente imbarazzata: “mah, non saprei”.
Ha mai conosciuto un anarchico in vita sua?
“No, tranne alcuni amici di mia figlia che si dicono anarchici, ma lo sono all’acqua di rose”.
Nessuna particolare simpatia da parte sua verso l’anarchia?
“Nessuna simpatia”.
E così, incalzata, dice di aver votato per Carlo Calenda alle elezioni del 25 settembre scorso; e che la sua sola esperienza di carcere è quella dell’infanzia, quando abitava in Via Enrico Costa, una traversa più giù dell’antica e dismessa prigione sassarese di San Sebastiano; e sentiva le voci delle donne che, dalla strada, si rivolgevano ai mariti detenuti.
E come è il suo rapporto con Cospito?
“Molto cordiale. Ogni volta che vado a visitarlo ci salutiamo con un bacio sulla guancia: e la cosa è sembrata non piacere ai poliziotti penitenziari”.
Qual è oggi lo stato psicologico del detenuto?
“Ho notato che la sua capacità, come dire?, di risata sta venendo meno. È un uomo che non è incline a esternare i suoi sentimenti. E negli ultimi tempi si è fatto ancora più introverso: lo sguardo spazia meno all’interno dell’ambulatorio. E sembra intento a ripetere tra sé e sé parole che, immagino, siano quelle che tante volte gli ho sentito dire, ovvero la sua dichiarazione di fedeltà ai propri ideali e la sua determinazione a proseguire una lotta che ritiene profondamente giusta”.
E ora, che cosa si deve fare?
“Si deve sollecitare ancora il Ministro affinché assuma l’unica decisione oggi utile e non più rinviabile: la revoca del 41-bis. Per fare questo, il tempo si riduce sempre più, perché, se non ci sarà, entro il 12 febbraio, una risposta alla nostra richiesta di revoca del regime speciale, il silenzio del Ministro andrà considerato come un rifiuto. A quel punto, potrò appellarmi solo al Tribunale di sorveglianza, ma questo richiederebbe comunque tempi non compatibili con la sopravvivenza di Cospito. In ogni caso, è chiaro che l’unico che può intervenire è il Ministro della Giustizia. È lui che ha il potere di revocare la misura del 41-bis, perché risulta immotivata o, più semplicemente, sproporzionata rispetto alla situazione giudiziaria del detenuto”.
Se oggi, lei, dopo tanto logoramento fisico e psicologico, dovesse definire la fisionomia del suo assistito, quali parole utilizzerebbe?
“Cospito, prima del digiuno, pesava 118 chili, ora ne ha persi circa 45. Dopo questo lungo sciopero della fame, ribadisce che vivere così è un inferno, che questa non è vita e che è meglio morire prima. Vuole continuare la protesta fino a quando potrà e fino a quando sarà necessario. Oggi appare emaciato, con le guance scavate, prosciugato - sì, proprio così, prosciugato - ma non ripiegato su se stesso: e tantomeno, sconfitto”.
Secondo lei, continua ancora a sperare in una soluzione positiva?
“Ciò che sempre ha affermato è che comunque vada sarà una vittoria, perché ha messo sotto gli occhi di tutti quell’orrore che è il 41-bis. E questo per lui è un successo morale e politico”.
La conversazione finisce e la dottoressa Milia torna al suo ambulatorio dove, dice, la situazione è tale che “non ho più le lenzuola di carta per il lettino” e per ripulire il corpo dei pazienti dopo gli esami “utilizzo la carta igienica”.
Nel frattempo, il legale di Cospito, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, è all’aeroporto di Alghero e attende l’imbarco per Roma, da dove oggi raggiungerà l’istituto penitenziario di Opera, nei pressi di Milano. Qui, nel corso della serata di ieri, è stato trasferito Alfredo Cospito. “E finalmente. Lo chiedevamo da molti giorni”.
Nonostante che in una grottesca nota, un dirigente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dio lo perdoni) avesse dichiarato che le condizioni di Cospito “sono stabili” e che lo stesso riferirebbe uno stato di “benessere psico-fisico”. “Dunque, ora la situazione sarebbe cambiata, probabilmente per ragioni di opportunità politica”.
Qui, in queste righe, non si è parlato dei reati di Cospito né della sua ideologia (i primi molto gravi e la seconda del tutto estranea a chi scrive), in quanto è mia convinzione profonda che il garantismo valga a prescindere. A prescindere dal curriculum criminale dell’interessato, dal suo grado di adesione alle regole della democrazia, dalle sue posizioni politiche e tanto più dalle sciagurate esercitazioni simil-terroristiche dei suoi fan.
So per certo, cioè, che lo Stato di diritto e il sistema democratico si dimostrano tanto più forti quanto meno corrispondono alla rappresentazione caricaturale che ne fanno i loro nemici; e quanto più sono capaci di affrontare e sconfiggere questi ultimi senza mai deflettere dai propri irrinunciabili principi. Tra questi, il fatto che il corpo di chi si trovi nella custodia dello Stato e dei suoi apparati è, per lo Stato stesso, il bene più prezioso.









