di Romina Marceca
La Repubblica, 20 dicembre 2022
Respinta l’istanza dell’anarchico che continua lo sciopero della fame. Indaga l’Antiterrorismo. Il carcere duro non è stato revocato, l’anarchico Alfredo Cospito resta al 41 bis e continua lo sciopero della fame nel carcere di Sassari per protestare contro le condizioni di detenzione. E, adesso, si teme la prossima mossa dei gruppi che in Italia e all’estero, da settimane, organizzano blitz in segno di solidarietà all’anarchico costretto al regime carcerario riservato ai mafiosi.
Gli ultimi due assalti sono di domenica notte: a Cagliari contro la sede Bnl a Cagliari, in cui sono state distrutte tre vetrate e è stato danneggiato lo sportello bancomat, e in Cile dove un gruppo di persone ha cercato di entrare nell’ambasciata italiana. A margine dei raid sempre la stessa firma: la A cerchiata e la frase “Alfredo libero”. I carabineros cileni hanno rafforzato i dispositivi di sicurezza, le ambasciate italiane nel mondo sono sotto stretta sorveglianza esattamente come in Italia le banche, le poste e i palazzi di giustizia sono vigilati dalle pattuglie. Eppure sabato notte, nella capitale, nel quartiere San Giovanni, tre banche sono state prese a colpi di mazze e spranghe, i cassonetti e alcune auto sono stati bruciati. Giorni prima era stata la volta delle vie Merulana, Emanuele Filiberto e Manzoni. Sui muri con la vernice spray nera erano spuntate le frasi: “No al 41 bis”, “Meloni boia”, “Meno chiese e più case”. Una galleria di scritte fino al ministero delle Finanze.
I fari sul fermento dei gruppi anarchici, in Italia, li ha puntati il reparto Antiterrorismo dell’Arma dei carabinieri che ha già inviato direttamente al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, i primi risultati d’indagine. Un investigatore confida: “Di solito la mossa successiva è un plico con esplosivo”.
Alfredo Cospito è il primo anarchico condannato al 41 bis, è accusato di strage politica per l’esplosione di due ordigni vicino una caserma dei carabinieri a Fossano, in provincia di Cuneo, la notte del 2 giugno 2006. Non ci furono né morti né feriti. Nel 2014 è stato condannato a 10 anni e 8 mesi per la gambizzazione dell’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Il carcere duro è stato deciso per quattro anni. Adesso il tribunale di sorveglianza respinge il reclamo dei suoi difensori ma i giudici della Corte di Assise d’appello di Torino hanno accolto una richiesta dei legali che hanno sollevato una questione di legittimità costituzionale. Gli atti verranno trasmessi alla Consulta. “Fascisti”, “Assassini”, “Vergognatevi”, “Avete le mani sporche di sangue”, hanno gridato gli anarchici che hanno seguito a Torino il processo e sono stati identificati e denunciati dalla Digos.
Cospito da ottobre scorso è in sciopero della fame. Dopo sei anni in regime di alta sicurezza, ad aprile, la sua condizione carceraria si è aggravata con il passaggio al 41 bis. Secondo i magistrati Cospito, comunicando con l’esterno attraverso una corrispondenza epistolare, avrebbe mantenuto i legami con il gruppo anarchico di riferimento.
Subito dopo la decisione del tribunale sono iniziati proteste e raid. Il 12 novembre gli anarchici a Roma si sono scontrati a Trastevere con le forze dell’ordine. Poi le scritte e i manifesti sono spuntati in molti quartieri della capitale fino al teatro Argentina e in altre città d’Italia. A Bologna è comparsa anche una scritta contro la premier: “Giorgia attenta al cranio”. Nessun blitz è stato ancora rivendicato, tranne l’esplosione di una delle due auto della diplomatica italiana Susanna Schlein, il 2 dicembre, ad Atene. Gli autori si fanno chiamare “Carlo Giuliani revenge nuclei”.










