di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 10 febbraio 2023
Il rigetto dell’istanza presentata dall’avvocato di Cospito. Sebbene rifiuti la definizione di capo per i magistrati lo è nei fatti. “L’elemento di novità” sul quale il difensore di Alfredo Cospito aveva fondato la sua istanza non è rilevante ai fini della revoca del “carcere duro”. Così si sono espresse tutte le Procure interpellate, anche quelle che avevano aperto la strada a una diversa soluzione, e questo è divenuto uno dei motivi per cui il Guardasigilli Carlo Nordio ha respinto la richiesta dell’avvocato Flavio Rossi Albertini.
Il dirigente ferito - L’anarchico che nel 2012 ha ferito alle gambe il dirigente dell’Ansaldo Roberto Adinolfi, rivendicando l’attentato con la sigla Fai-Federazione anarchica informale, resta un soggetto “socialmente pericoloso” per i proclami di guerra allo Stato lanciati dalle prigioni dov’è rinchiuso da oltre dieci anni; sebbene altri anarchici siano stati assolti dal reato di associazione sovversiva per aver seguito - come recitava l’accusa - il “disegno strategico ispirato da Cospito”.
Quell’imputazione era tra i motivi per cui, a maggio del 2022, l’ex ministra Marta Cartabia sottopose il leader della Fai (così descritto dalle sentenze, mentre lui ha sempre respinto il ruolo di “capo”) al 41 bis, riservato fino a quel momento ai mafiosi e a tre brigatisti dell’ultima leva. Ora la corte d’Assise di Roma ha stabilito che non c’è alcun nesso tra i proclami di Cospito e le azioni violente degli imputati radunati intorno al centro sociale Bencivenga, poiché “è rimasto assolutamente indimostrato che abbiano “sposato” il metodo di lotta violenta, armata e distruttiva che ispira le azioni della Fai, operando come “cellula” o gruppo criminale assai vicino all’organizzazione terroristica”. Una pronuncia che secondo il difensore dell’anarchico doveva far cadere il motivo fondante del “carcere duro”: l’esistenza di un’associazione sovversiva che si muove all’esterno su input dei messaggi del suo assistito. Ma sia la Procura distrettuale che quella generale di Torino, sia la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo hanno replicato che questo postulato non regge. Anche se il gruppo del Bencivenga non fa parte della Fai, come stabilito dai giudici di Roma, ciò non significa che non trovi “ispirazione nel pensiero di Cospito, che propugna la lotta anarchica da compiersi mediante il ricorso ad azioni, anonime o rivendicate, finalizzate all’abbattimento del sistema di dominio capitalistico”.
La Dna - Questo ha scritto nel suo parere la Dna (che pure non aveva escluso l’ipotesi della revoca del 41 bis per passare al circuito “Alta sicurezza 2”) e a questo s’è adeguato Nordio. Ribadendo la attuale pericolosità del detenuto che il suo predecessore aveva ritenuto di poter contenere solo con il “carcere duro”. Ancora necessario, stando alle valutazioni del procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo, che nel suo parere non ha contemplato altre possibilità. Le “chiamate alle armi” di Cospito, ha sostenuto Saluzzo, trovano ascolto ben oltre i confini nazionali, come dimostrerebbero gli attentati in altri Paesi d’Europa e d’America che nell’ultimo periodo sono stati realizzati proprio a sostegno dell’anarchico. Nonostante l’imposizione del 41 bis, e dunque in assenza dei messaggi all’esterno che quel regime penitenziario vuole interrompere; anzi, proprio l’ulteriore restrizione delle condizioni di reclusione, con il conseguente sciopero della fame del detenuto, è diventato motivo della protesta violenta. Confermando, secondo il magistrato e ora pure secondo il ministro, la persistenza del pericolo rappresentato da Cospito anche dietro le sbarre. E tanto più se la sua situazione dovesse essere alleggerita.
Il giudice di sorveglianza - A pesare sulla decisione di Nordio anche la pronuncia del giudice di sorveglianza di Sassari (dove l’anarchico si trovava prima del trasferimento a Milano), che a dicembre aveva ritenuto “l’insussistenza di elementi idonei a giustificare” una sospensione dell’esecuzione della pena, “reputando lo stato di salute del detenuto, costantemente monitorato e tutelato, comunque compatibile con il regime detentivo”. Nel penitenziario di Opera le condizioni di salute di Cospito continuano a essere tenute sotto controllo, ma la situazione è certamente peggiorata, e non è escluso che a breve si arrivi a una nuova valutazione dei magistrati di sorveglianza. Stavolta di Milano. In attesa della pronuncia della Cassazione sul rigetto dell’annullamento del decreto di 41 bis da parte del tribunale di sorveglianza di Roma. Lo stesso a cui dovrà rivolgersi l’avvocato Rossi Albertini per tentare di ribaltare la decisione di Nordio di ieri.











