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di Francesco Grignetti e Francesco Olivo

La Stampa, 31 gennaio 2023

Come già accaduto per la vicenda migranti arriva l’assist dei dottori a sbloccare la situazione. Polizia e servizi segreti avrebbero preferito uno spostamento qualche settimana fa. Ancora una volta sono i medici a togliere le castagne dal fuoco al governo. Tre mesi fa furono i camici bianchi a ordinare lo sbarco dei migranti dalle navi delle Ong, risolvendo un’impasse politico giuridica che stava causando incidenti diplomatici. Ieri è stata una perizia a sbloccare, temporaneamente, la vicenda Cospito. Il trasferimento dell’anarchico nel carcere di Opera, deciso dal Dap a seguito di un accertamento dei dottori che lo hanno visitato dietro le sbarre a Sassari, non risolve di certo la questione, ma ne alleggerisce, almeno per qualche ora, i contorni più foschi. Un gesto che i vertici della polizia auspicavano da tempo.

Gli atti violenti dei gruppi anarchici, però, non si arrestano e così occorre dare una risposta politica. Per evitare che passasse l’immagine di un governo immobile o, peggio, diviso, Giorgia Meloni ha preteso che la vicenda arrivasse in Consiglio dei ministri. Nella riunione serale di Palazzo Chigi non si annunciano misure particolari, l’obiettivo semmai è ribadire la linea della fermezza. E il segno che la preoccupazione è molto alta è la convocazione d’urgenza del Comitato di analisi strategica dell’antiterrorismo, un organismo del ministero dell’Interno.

Prima delle informative dei ministri di Esteri, Giustizia e Interno, Meloni ripete ai presenti che “lo Stato non scende a trattativa con i violenti”. Un modo per blindare la linea decisa nei giorni scorsi e mai messa in discussione, almeno apertamente, all’interno della maggioranza. Alla fine della sua spiegazione ai colleghi, Carlo Nordio dice: “Non voglio revocare il 41bis”. Il Guardasigilli si intesta così una decisione che poi, al termine della riunune, tutto il Consiglio dei ministri fa sua. Nordio aveva tempo fino al 12 febbraio, per dare il suo parere sulla misura di detenzione per l’attivista pescarese, ma ha voluto accelerare, deludendo chi pensava di poter contare sulla sua cultura garantista.

Il governo, come emerso nel Consiglio dei ministri, è ben al corrente della preoccupazione degli apparati. Ma la maggioranza di destra-centro ha voluto mostrare la faccia feroce, salvo dover correre ora ai ripari e aggiustare il tiro nella comunicazione. “Il 41 bis - diceva ieri mattina in televisione il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi - in questo caso è stato applicato a un personaggio di discreta pericolosità”.

È un fatto che gli attentati si stanno moltiplicando. Antonio Tajani annuncia un rafforzamento della sicurezza dei diplomatici all’estero, “reso necessario dalle ostilità manifestate nei confronti di sedi di ambasciate e consolati, oltre che nei confronti di beni appartenenti a personale diplomatico”. La galassia anarchica e antagonista, tradizionalmente magmatica e senza una linea gerarchica, si sta saldando, come lo stesso Piantedosi ha spiegato nel corso del Cdm.

La lotta di Cospito è diventata una bandiera sotto cui si possono riconoscere in tanti. Anche un ex ministro della Giustizia, come Andrea Orlando, vede questo pericolo: “Dire che lo Stato non si fa intimidire non ha nulla a che vedere con la riconsiderazione del 41 bis. Non vorrei che questa vicenda diventasse un elemento di coesione per quella rete che si cerca di combattere”. Sono ora al lavoro molte procure, la Superprocura, le diverse polizie antiterrorismo. In verità le strutture di polizia e d’intelligence avrebbero visto volentieri un trasferimento di Cospito già qualche settimana fa, quando la sua situazione sanitaria era meno grave e gli animi non così accesi.

Ieri ne ha parlato anche il capo della Polizia, Lamberto Giannini: “Sono già state segnalate all’autorità giudiziaria oltre 40 persone per i fatti di sabato (a Roma, ndr)”. È perfino troppo evidente che gli attentati stanno aumentando e crescendo di intensità. “Questa protesta - dice Giannini - vede diverse manifestazioni in tante città e presso le carceri. Ci sono stati alcuni episodi all’estero: è un fenomeno che è seguito con grande attenzione anche in Italia”.