di Liana Milella
La Repubblica, 16 gennaio 2023
L’esponente del Terzo Polo attacca via Arenula: “Nel decreto Rave c’era già la proroga di due mesi della riforma penale di Cartabia, ma stranamente, senza l’allarme mediatico, hanno previsto solo venti giorni in più per presentare la querela, ma non sono entrati nel merito dei reati, mafia compresa”.
“Contro la legge Cartabia si sta saldando il fronte forcaiolo della maggioranza, i soliti procuratori, l’Anm, giornali che campano sulle inchieste e i soliti 5stelle...”. Enrico Costa difende l’ex Guardasigilli Marta Cartabia e accusa la maggioranza di “cedere al richiamo del giustizialismo più sfrenato”.
Lei è sempre stato dalla parte della ex ministra della Giustizia. Lo è anche questa volta mentre incombono i mancati arresti per via della sua norma che impedisce di perseguire d’ufficio reati come il furto e le lesioni, queste ultime anche se c’è la presenza della mafia?
“Andiamo con ordine. Durante il dibattito parlamentare né l’Anm, chiamata in audizione, né i grandi magistrati che oggi tuonano, né i partiti di governo e di opposizione hanno mosso obiezioni sul tema della querela...”.
Un momento, i 5S dicono di averlo fatto e pure l’attuale sottosegretario alla Giustizia, il meloniano Delmastro, dice la stessa cosa...
“Non possiamo giocare sui passaggi di questa legge. I 5stelle, ad agosto 2021, hanno votato la legge delega Cartabia che già prevedeva la querela per reati puniti nel minimo fino a due anni, specificando che non si dovesse tenere conto delle circostanze aggravanti. Ad agosto 2022, quando Cartabia ha presentato il contenuto della delega attuando il mandato che le era stato dato, i 5S hanno cominciato a protestare, ben sapendo che non si poteva più tornare indietro”.
Lei è proprio sicuro di questo? Il governo non poteva cambiare quel testo?
“Le strade erano due, o buttava a mare la delega, e con essa anche i famosi fondi del Pnrr, oppure teneva fede al testo già votato”.
Adesso tra i nemici della norma però c’è anche FdI, il partito della premier Meloni...
“Dal resoconto del Senato durante il dibattito sulla legge Cartabia emerge con chiarezza la valutazione positiva di FdI sull’ampliamento del regime di procedibilità a querela”.
Sarà così, ma oggi gli esponenti meloniani al governo vogliono cambiare la legge sull’onda delle lamentele che arrivano dai magistrati. Del resto lo stesso consigliere giuridico di Cartabia, il professor Gian Luigi Gatta, apre alla possibilità di escludere i reati che hanno una componente mafiosa...
“Quello che faranno non è un correttivo alla Cartabia, ma a tutti i reati procedibili a querela, correttivo da prendere in considerazione, ma che risulta marginale dal punto di vista numerico”.
Senta, la ministra Cartabia, ex presidente della Consulta, è stata ed è sotto attacco per via del suo garantismo. Ai giustizialisti sia di destra che di sinistra non piacciono riforme come la giustizia riparativa, il potenziamento della messa alla prova o della tenuità del fatto. Cioè tutto quello che punisce i reati senza mettere la gente in galera...
“Questi signori, quando parlano di certezza della pena, la confondono con la certezza del carcere. Si tratta di due profili del tutto diversi. La pena deve essere equa e proporzionata, non va elusa, ma da qui a buttare la chiave teorizzato da alcuni filosofi della maggioranza ce ne passa. Purtroppo il difetto dei populisti è quello di risolvere le emergenze con il codice penale, e per di più manifestano un certo dilettantismo nello scrivere le norme”.
Sta parlando del decreto rave?
“Ovviamente sì, un vero capolavoro di manifattura giuridica che creerà l’effetto opposto rispetto a quello che si intendeva raggiungere. Ma non basta, perché adesso tre titoli di giornale per fatti di cronaca in cui manca la querela hanno scatenato nuove pulsioni interventiste. Alla fine, sulla giustizia assistiamo a una sfilza di decreti. Nel decreto Rave c’era già la proroga di due mesi della Cartabia, ma stranamente, senza l’allarme mediatico, hanno previsto venti giorni in più per presentare la querela, ma non sono entrati nel merito dei reati, mafia compresa. Adesso ecco un nuovo decreto per correggere il precedente, mentre sui codici penale e di procedura penale dovrebbe essere quasi vietato usare la decretazione d’urgenza”.
Costa, lei mi meraviglia perché stima e difende Nordio, ma le misure che lei sta citando vengono da lui...
“Nordio, da gran signore, resta in silenzio, come quella parte della maggioranza che ha votato la legge Cartabia e che oggi è in evidente imbarazzo. Temo che questa reazione esagerata sia la prova generale delle resistenze che ci saranno quando Nordio farà le sue proposte garantiste”.










