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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 28 marzo 2025

Maurizio Cocco, l’ingegnere italiano che da due anni in carcere in Costa d’Avorio. La moglie: è malato, bisogna fare presto. “Quali opportune e tempestive iniziative, per quanto di competenza, intende assumere per garantire assistenza e supporto al nostro connazionale affinché abbia un giusto processo in tempi celeri e condizioni di detenzione adeguate e in linea con il rispetto dei diritti umani?”. Il parlamentare dem Matteo Orfini, chiede conto così al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in una interrogazione parlamentare, di cosa il governo intenda fare per riportare a casa Maurizio Cocco: ingegnere italiano che si proclama innocente ma è detenuto, da oltre due anni e mezzo, in un carcere lager di Abijan, in Costa d’Avorio, dove rischia la vita per condizioni di salute molto critiche, denunciate dal Corriere.

Nell’interrogazione parlamentare presentata giovedì assieme al collega Fabio Porta, l’ex presidente del Pd ripercorre le tappe della vicenda: a partire dall’arresto con l’accusa di narcotraffico, poi caduta alla fine di due anni trascorsi in custodia cautelare in condizione disumane: “Arrestato in Costa d’Avorio nel maggio del 2022 con accusa di presunto traffico internazionale di stupefacenti, associazione a delinquere e percosse e, in seguito alla caduta delle accuse precedenti, per riciclaggio, è attualmente detenuto in un carcere della capitale ivoriana”.

Segnala che “le condizioni di detenzione di Maurizio Cocco risultano essere particolarmente critiche anche a causa del sovraffollamento dell’istituto penitenziario che ne hanno compromesso lo stato di salute”. Cita le dichiarazioni del legale di Cocco, Mario Cicchetti: “Ha perso metà del suo peso, ha contratto la malaria e una quantità di virus che in Europa nemmeno conosciamo e ha avuto un ictus”. E sottolinea l’assurdo giuridico della mancata scarcerazione: “Il 7 maggio 2024 si è tenuto un processo durante il quale sono cadute tutte le accuse che erano state mosse al nostro connazionale, ma è stato condannato, in tale sede, per frode fiscale per un periodo pari a quello già trascorso in detenzione e cioè due anni. Dunque ne era stata prevista la scarcerazione ed il rientro in Italia, ma tale evento non è avvenuto”.

Ma c’è di più: “La giustizia locale ha risposto rilanciando con una nuova accusa di riciclaggio che lo tiene ancora in carcere in attesa della sentenza di un procedimento che è attualmente ancora in fase di indagine”, spiega Orfini. Parla di “dinamiche non chiare” anche sulla possibilità di libertà su cauzione: a Cocco è’ stata chiesta inizialmente un milione e mezzo di euro di cauzione, poi via via ridotta a 150mila euro, di cui comunque l’ingegnere, che ha subito anche il sequestro dei conti bancari, non dispone. E aggiunge che, sebbene l’ambasciata abbia partecipato come osservatore al processo ed effettuato visite consolari, “resta tuttora in condizioni di detenzione critiche e senza la possibilità di poter scontare la propria pena ai domiciliari”. Il 31 ottobre ci sarà l’udienza per l’appello di un processo che Cocco, attraverso il difensore, definisce “una farsa. Senza prove e con dichiarazioni inventate”. Cosa si intende fare per aiutarlo?