di Emilio Pucci
Il Messaggero, 29 dicembre 2019
"Noi siamo coerenti, pensiamo ai contenuti che si possano condividere le idee dell'avversario politico. La riteniamo insufficiente ma siamo disponibili a votare la proposta del Pd".
Enrico Costa, deputato di Forza Italia ed ex viceministro della Giustizia nel governo Renzi, è il relatore del disegno di legge che punta a imporre lo stop alla riforma Bonafede ma apre alla possibilità - prospettata dai dem - di proporre una sospensione dei tempi della prescrizione di due anni per l'appello e di un anno dopo la Cassazione, ai quali si possono aggiungere altri sei mesi se c'è il rinnovo dell'istruzione dibattimentale. "È il male minore", afferma.
Dunque ritiene ancora possibile una convergenza con il Pd?
"Presentino un emendamento al ddl in discussione in commissione. Un'altra soluzione potrebbe essere quella di definire tempi certi per ogni grado di giudizio e far prescrivere il processo se si sforano quei tempi. In ogni caso se Bonafede pensa di risolvere il problema della durata ragionevole dei processi con qualche accorgimento si sbaglia".
Prevede a gennaio un redde rationem nel governo su questo tema?
"Non credo proprio che il Pd premerà il grilletto. Avrebbe potuto spingere il bottone verde invece che quello rosso per approvare le nostre proposte e non lo ha fatto. Per ora i dem si sono piegati a MSS. La sensazione è che abbiano portato sul tavolo una proposta per fare un po' di propaganda. Una cortina fumogena per evitare lo scontro con il ministro della Giustizia".
I renziani però si sono schierati al suo fianco per affossare la norma approvata nel decreto legge Spazza-corrotti...
"C'è corrispondenza tra ciò che dichiarano e ciò che votano. Fino a questo momento i numeri in Parlamento non sono stati sufficienti, perciò auspichiamo che il Pd venga sulle nostre posizioni. Lo stop alla prescrizione è davvero uno scempio giuridico".
Per il Movimento 5 stelle non è così...
"I cittadini hanno il diritto di pretendere una durata ragionevole dei processi".
Il ministro ritiene che l'entrata in vigore della riforma della prescrizione il primo gennaio non comporta rischi di questo genere...
"La prescrizione è uno stimolo ad agire, a non mettere il fascicolo nel cassetto. Se si toglie questo istituto si colpiscono i cittadini. Gli italiani non possono pagare l'inefficienza del sistema. Consideriamo poi che abbiamo delle conferenze stampa degli inquirenti che sono delle vere e proprie sentenze. La presunzione d'innocenza viene per così dire trascurata, vieni marchiato appena sei sottoposto a processo. Voglio ricordare che da11992 ad oggi 28mila persone sono state arrestate ingiustamente. Lo Stato è costretto a pagare continuamente indennizzi. Il record di ingiuste detenzioni nel 2018 è spettato a Catanzaro, con più di 10 milioni di risarcimenti".
L'8 gennaio scade il termine per presentare gli emendamenti al suo ddl. Che cosa si augura?
"Mi aspetto che le forze politiche ragionino in termini costruttivi e non soppressivi, che il Pd presenti sotto forma di emendamento la sua proposta e che non venga quindi considerato strumentale il mio ddl per il solo motivo che proviene dall'opposizione".
Teme un ulteriore rinvio della discussione in Aula?
"Abbiamo presentato questa proposta ad agosto, è in quota opposizione, non è più possibile rallentarne l'iter. Se la maggioranza vuole bocciare il ddl lo faccia tranquillamente, ma se ne assuma la responsabilità. Non possiamo andare avanti a tirare la palla in tribuna. È arrivato il momento che il Parlamento si esprima. Il Pd eviti di mercanteggiare con M5s sui diritti ed entri nel merito della questione".
Ci saranno voti segreti?
"Il voto segreto non è uno strumento radioattivo. Bisogna trovare delle modalità parlamentari per consentire ai deputati di esprimersi secondo coscienza, indipendentemente dagli ordini di scuderia".










