di Vittorio Sabadin
La Stampa, 17 novembre 2020
I Paesi procedono in ordine sparso. Il Canada avrà 9,5 dosi per abitante, il Bangladesh una dose ogni nove. Il vaccino di Pfizer-BioNTech è quasi pronto, altri ne arriveranno presto e ci sentiamo tutti più sicuri. Ma pensare che fra qualche mese il Covid-19 sarà solo un brutto ricordo è un grave errore. Più si esaminano i problemi legati all'acquisto, alla distribuzione, alla conservazione e alla somministrazione dei vaccini, e più ci si rende conto che saranno un nodo difficilissimo da sciogliere. E i Paesi ricchi stanno acquistando miliardi di dosi a scapito di quelli poveri, che li riceveranno, se andrà bene, solo fra qualche anno.
Già nel settembre scorso Oxfam, la confederazione globale di organismi impegnati contro la povertà, aveva denunciato che le nazioni più ricche del mondo, che insieme rappresentano solo il 13% della popolazione, avevano prenotato il 51% dei vaccini arrivati alla fase 3 di sperimentazione. Quel primo accaparramento avrebbe privato due terzi della popolazione globale di un vaccino almeno fino al 2022, ma negli ultimi due mesi le cose, per il Terzo mondo, sono ulteriormente peggiorate. La colpa, secondo Oxfam, è di un sistema "che protegge i monopoli e i profitti delle case farmaceutiche, favorendo le nazioni ricche e dimenticando ancora una volta quelle povere".
Secondo una tabella pubblicata qualche giorno fa dall'Economist, il Canada si è già assicurato 9,5 dosi di vaccino per ogni abitante del Paese, l'Australia e la Gran Bretagna 5,2, e gli Stati Uniti 3,1, come l'Unione Europea. Il Messico ha avuto accesso invece solo a 0,6 dosi per abitante e il Bangladesh ne avrà una ogni 9 persone. Persino Covax, l'associazione di 184 Paesi nata in settembre con il sogno di dare a tutti il vaccino indipendentemente dai livelli di reddito, è molto indietro nella raccolta, anche se spera ancora di aggiudicarsi due miliardi di dosi entro il 2020.
A Covax non hanno aderito Stati Uniti e Russia, che faranno da soli. Gli Usa hanno già acquistato un miliardo di dosi da sei diverse case farmaceutiche con lo strumento degli AMC, gli Advance Market Commitments con i quali un governo garantisce in anticipo acquisti a privati che non hanno abbastanza risorse per sviluppare un nuovo prodotto. Metà degli accordi di questo tipo con chi sperimenta il vaccino sono stati siglati dagli americani.
Secondo Oxfam, la prepotenza dei Paesi ricchi priverà nel medio periodo almeno tre miliardi di persone che vivono in Africa, Asia e America Latina della possibilità di ricevere un antidoto al Covid, anche a causa degli alti costi. L'azienda di biotecnologia americana Moderna, che ha ricevuto dal governo finanziamenti per 2,3 miliardi di dollari, conta di vendere il suo prodotto negli Usa a meno di 10 dollari, ma di distribuirlo all'estero a più di 35, un prezzo inaccessibile a molti Paesi in via di sviluppo. Oxfam pensa che occorrerebbe ragionare in un modo diverso, mettere gli interessi della gente al primo posto, condividere globalmente i risultati delle ricerche e massimizzare la produzione in uno sforzo coordinato e collettivo. Assicurare un vaccino a ogni abitante della Terra costerebbe l'equivalente dell'1% dei danni inflitti dal Covid all'economia, una spesa grande, ma comunque irrisoria nel quadro generale.
Il panico dei governanti e il timore di possibili reazioni violente da parte della popolazione stanno invece spingendo gli stati ad agire sulla base di un nuovo "nazionalismo da vaccino", che porta tutti a pensare per sé. Non appena Pfizer ha annunciato di essere vicina al traguardo, l'Unione Europea, che agisce per conto degli Stati che la compongono, ha acquistato 200 milioni di dosi del suo vaccino, e ne ha prenotati altri 100 milioni. Gli Usa ne hanno chiesti 100 milioni e prenotati 500, la Gran Bretagna se ne è assicurata 40 milioni. Si tratta di quasi l'intera disponibilità della casa farmaceutica, che prevede di produrre 1,3 miliardi di dosi entro la fine del 2021. Gli accordi sono stati sottoscritti nel timore di restare senza vaccino, anche se sarebbe stato più logico aspettare: quello di Oxford-AstraZeneca costerà molto meno, sarà somministrato in una dose invece di due, e potrà essere conservato a 8 gradi in qualunque frigorifero.
Ma avere acquistato il vaccino sarà solo il primo passo di una lunga catena di eventi, che richiede attenta programmazione. Negli Stati Uniti è già scattata da parte degli ospedali la corsa all'acquisto di frigoriferi in grado di conservare il Pfizer ai -70 gradi richiesti, e le aziende produttrici fanno fatica a soddisfare gli ordini per apparecchi che costano tra i 5.000 e i 15.000 dollari e il cui prezzo è destinato a salire. Il vaccino Pfizer, che prevede un richiamo dopo 3-4 settimane, andrà somministrato nell'arco di pochi giorni dal suo ricevimento e probabilmente non ci saranno abbastanza medici o infermieri per agire con la velocità richiesta. Sicuramente non ci saranno nei Paesi africani, che già soffrono di carenza di personale sanitario in tempi normali.
Cina e Russia, che hanno sviluppato loro vaccini autarchici, si stanno accordando con molti Paesi del Terzo Mondo per garantire le forniture necessarie in cambio di accordi commerciali o di perdita di sovranità. Persino l'Ungheria ha preferito rivolgersi a Mosca e a Pechino che sperare in un aiuto dall'Europa. Ogni Paese sta elaborando i piani per la distribuzione scaglionata del vaccino alla popolazione, cosa che causerà le inevitabili proteste di chi lo riceverà per ultimo. Ci saranno anche problemi di sicurezza legati alla custodia nei magazzini di stoccaggio, circoleranno falsi vaccini, forse si attiverà un mercato nero e i super-ricchi di tutto il mondo, sempre poco propensi a essere trattati come tutti gli altri, cercheranno di averne subito uno per sé e per i propri familiari e amici in cambio di molto denaro.
Sono problemi ai quali bisogna pensare adesso, per evitare che il vaccino crei più guai di quelli che vuole risolvere. Il governo italiano ci assicura che ci sta pensando, ma non ci dice altro. Speriamo che sia vero e che persone responsabili siano consapevoli di quello che ci aspetta. Puntare tutto sul vaccino sarebbe comunque un grave errore, perché i suoi benefici non saranno immediati. Occorre anche che le case farmaceutiche continuino a lavorare sui medicinali che combattono il Covid e sulla prevenzione basata sul rafforzamento delle difese immunitarie: con questo virus dovremmo convivere ancora a lungo, come già facciamo con quello dell'Aids, e bisogna prenderne atto senza farsi troppe facili illusioni.










