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di Giacomo Galeazzi

 

La Stampa, 16 ottobre 2020

 

Il Rapporto di "Save the children" fotografa una realtà devastante per i più piccoli nelle aree di conflitto. La pandemia agisce come un acceleratore sulla vulnerabilità. Il Rapporto di "Save the children" fotografa il devastante impatto dell'emergenza Covid sulla malnutrizione infantile.

La pandemia agisce come un acceleratore delle vulnerabilità esistenti, facendo pressione sui sistemi sanitari già deboli che sono costretti ad interrompere i servizi sanitari di routine, con un aumento della mortalità infantile a causa di malattie invece prevenibili e curabili. I bambini nelle aree di conflitto e quelli che vivono negli insediamenti di rifugiati o sfollati, compresi quelli colpiti dalle peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici, sono ancora più esposti a malnutrizione, abusi o malattie.

Storie di Ubah e Irene - Ubah, una madre somala di sei figli, aveva perso per la siccità del 2017 le sue 80 capre che erano tutto. Non si era data per vinta e al mercato locale trovava di volta in volta lavori saltuari per riuscire a dar da mangiare ai suoi bambini. Lavare il bucato, fare le pulizie domestiche, fare il facchino o la portinaia. Il coronavirus ha cancellato tutto in un colpo, e Ubah ha dovuto chiedere un prestito ai conoscenti per poter raggiungere con i bambini un campo rifugiati nel Puntland, unica speranza di sopravvivenza.

"Conosciamo questa storia perché l'abbiamo incontrata e aiutata lì, al campo. Ubah ha potuto restituire i suoi debiti e dar da mangiare ai suoi figli", si legge nel Rapporto di "Save the children". Quattromila e settecento chilometri più a nord, a Palermo, nello stesso momento, Irene riusciva a mantenere se stessa, suo marito, che aveva appena perso il lavoro, e il loro bimbo di un anno e mezzo grazie a lavori saltuari, come dare lezioni private ai bambini e ai ragazzi del quartiere.

Ma il coronavirus ha avuto lo stesso effetto anche per loro, azzerando in poche settimane le entrate e i piccoli risparmi disponibili. Anche questa storia Save the Children la conosce perché ha uno "Spazio Mamme" in quel quartiere. Qui Irene e la sua famiglia hanno ricevuto sostegno e ritrovato fiducia, come migliaia di famiglie e bambini in tante altre città italiane dove siamo presenti con i nostri progetti nelle zone più deprivate, dove la crisi rischia di scavare i solchi più profondi.

Senza distinzioni - "In questo momento così difficile e sfidante, ci interroghiamo sulle conseguenze che questa crisi globale comporterà per lo sviluppo, la sopravvivenza e la vita delle nostre comunità, a qualunque latitudine del pianeta- afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di "Save the children Italia".

Per la prima volta, senza distinzioni tra nord e sud, est o ovest, la pandemia di Covid-19 ha posto ogni popolazione e ogni governo di fronte alla necessità immediata di fronteggiare una stessa emergenza sanitaria come priorità assoluta, concentrando inizialmente ogni sforzo, politico, sociale ed economico su questo obiettivo".

Primo scoglio - Ma l'emergenza sanitaria è "purtroppo solo il primo scoglio, che verrà probabilmente superato unicamente con una disponibilità universale del vaccino", sottolinea Fatarella. I dati della malnutrizione infantile prodotta dalla pandemia sono sconvolgenti. Gli effetti a catena della crisi "stanno già colpendo duramente i Paesi e le persone più vulnerabili, in particolare i bambini e le bambine".

Oggi milioni di bambini stanno perdendo il loro diritto all'educazione, con il rischio, per alcuni, di non tornare mai più a scuola. Come un motore che gira al contrario, la crisi acuisce le disuguaglianze legate alla povertà o al genere, in particolare per i bambini, e può intrappolare interi Paesi in una spirale di crescita rallentata, aumento della povertà e perdita di opportunità per il futuro. "La preoccupazione più grave però, che deve scuotere tutti, è quella che il nostro pianeta possa trovarsi a breve di fronte alla peggiore crisi alimentare di sempre - evidenza Fatarella.

Gli operatori di "Save the Children" sul campo stanno incontrando in questi mesi un numero sempre maggiore di bambini che raggiungono i nostri centri per la malnutrizione. Sono piccoli in condizioni ormai al limite, come nel caso dell'Africa subsahariana, dove le misure di contenimento del coronavirus hanno decimato le fonti minime di sussistenza delle famiglie, la produzione di cibo è crollata e il suo prezzo è salito alle stelle. C'è pochissimo o niente da mangiare sulla mensa dei bambini".

Collaborazione - "Oggi più che mai crediamo nella collaborazione tra le organizzazioni umanitarie, come Save the Children, le associazioni sul campo, le agenzie delle Nazioni Unite, come la Fao, e i governi, come quello Italiano - sostiene Fatarella.

Questa è infatti l'unica strada per non lasciare indietro nessun bambino del mondo, poiché spinge ad un'azione urgente su larga scala necessaria per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg).

Per questo siamo impegnati insieme, per la prima volta, con il Maeci e la Fao, nell'iniziativa #Insieme per gli obiettivi di sviluppo sostenibile, sensibilizzando e mobilitando i bambini e i ragazzi in Italia per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2020, perché siamo convinti che la conoscenza e la consapevolezza di come possiamo agire per costruire un futuro sostenibile sia una risorsa indispensabile, e il migliore punto di partenza".

E conclude: "Solo se agiamo tutti insieme ora, possiamo proteggere il futuro del maggior numero possibile di bambini, garantendo la loro nutrizione, la loro salute e la loro educazione. E soprattutto vogliamo e dobbiamo raggiungere i bambini più vulnerabili, nelle zone più remote e nei contesti più avversi".