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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 8 luglio 2025

Cinque udienze di convalida per il Cpr di Ponte Galeria e una per quello di Gjader: ragioni diverse ma stesso esito. La Corte d’appello di Roma ha liberato ieri cinque cittadini stranieri rinchiusi nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Quattro erano a Ponte Galeria, uno a Gjader. Un’altra non convalida del trattenimento l’ha decisa il giudice di pace della capitale. Le motivazioni sono diverse e riguardano le storie singole. La recente sentenza della Consulta sull’illegittimità del trattenimento, perché manca una legge che ne regola i “modi”, è richiamata in una sola decisione. C’è quindi una differenza rispetto alla pronuncia della Corte d’appello di Cagliari che venerdì scorso ha fatto sue le argomentazioni della Corte costituzionale.

Nei casi di ieri il filo rosso è piuttosto l’analisi dettagliata di ogni singola storia, attraverso il bilanciamento di vari fattori. Se il governo sperava di trovare giudici più compiacenti spostando la competenza sulle convalide per i richiedenti asilo dalle sezioni Immigrazione dei tribunali civili agli organi giudiziari di secondo grado ha sbagliato i conti. I magistrati che hanno firmato i provvedimenti li hanno argomentati sulla base di norme e giurisprudenza nazionali e Ue. La persona trasferita in Albania era a Gjader per una decisione del giudice di pace ritenuta nulla (mancava la giustificazione) e per un’espulsione del settembre 2021 rimasta congelata da allora. La detenzione del cittadino straniero, quindi, era “ingiustificatamente afflittiva” perché “non più orientata all’unico obiettivo ammesso della detenzione amministrativa cioè l’effettivo rientro nel Paese di origine”, si legge nel provvedimento.

Rispetto ai migranti rinchiusi nel Cpr di Ponte Galeria, invece, la Corte ha fatto valere elementi che smontano la “strumentalità” della domanda di asilo sostenuta dalle autorità di polizia o sono comunque prevalenti. Per uno di loro vale la tutela del diritto alla salute e l’accertata vulnerabilità. Per gli altri la possibilità di ottenere la protezione speciale o restare reperibili in una struttura di accoglienza, in applicazione di una misura alternativa al Cpr.

Nella non convalida decisa dal giudice di pace ha pesato la “radicata integrazione” del cittadino straniero. L’uomo ha una dimora, un lavoro stabile, è incensurato e non è ritenuto pericoloso. Il suo unico problema è la mancanza di documenti. Sono dunque assenti “i presupposti richiesti dalla normativa vigente per la convalida”, scrive il magistrato onorario. Che richiama i principi di “proporzionalità e adeguatezza delle misure limitative della libertà personale”.

Intanto sempre ieri gli avvocati milanesi Eugenio Losco, Mauro Straini e Gianluca Castagnino hanno presentato tre nuove richieste di liberazione immediata per altrettante persone trattenute nel Cpr meneghino di via Corelli. La motivazione alla base di queste domande è la decisione della Consulta. I legali avevano fatto un’analoga azione legale, per un migrante che si trova a Ponte Galeria, già giovedì. Ovvero poche ore dopo la pubblicazione della sentenza. Sono in attesa del responso.