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di Cristina Giudici

Il Domani, 19 ottobre 2026

Nel giugno 2025 il primo vero allarme in una relazione dell’antiterrorismo ignorata dai media: le indagini esaminate sulla rete neonazista suprematista hanno riguardato quasi 40 minorenni. Molti di più dei nove coinvolti in inchieste sul terrorismo islamico. Le pareti azzurre di una cameretta. Tre ragazzi con maschere a forma di teschio fanno il saluto romano. In un’altra foto, uno impugna un’ascia. Sulla scrivania, una pistola. È il mondo parallelo di un diciannovenne di Voghera, arrestato il 13 ottobre. Nella sua stanza, la Digos ha trovato due pistole, un fucile e simboli nazisti. Gli investigatori sono risaliti a lui attraverso il cellulare di Matteo C., altro suprematista di Pavia, agli arresti domiciliari. Entrambi frequentavano la stessa chat scolastica.

È l’ultimo arresto di una lunga serie, che ha trasformato l’allarme per la radicalizzazione neonazista dei giovanissimi in un’emergenza. Aggressioni armate a scuola, anche l’ultimo caso francese è collegato agli emulatori di Columbine A centinaia di chilometri di distanza, un’altra cameretta racconta la stessa storia. Sulle lenzuola del letto a castello, gli orsacchiotti. Sulle assi di legno slogan e segni scritti da una mano compulsiva che inneggiano al suprematismo: svastiche, rune, insulti razzisti e omofobi. E la doppia cifra 14 e 88: le Fourteen Words del suprematista David Lane (“Dobbiamo garantire l’esistenza del nostro popolo e un futuro ai bambini bianchi”) e Heil Hitler. Su una mensola, accanto a un pupazzo con un cuore rosso sul petto, una maschera da hockey come quella di Jason Voorhees, il serial killer della saga horror Venerdì 13, decorata con svastiche e pure i baffetti di nefasta memoria.

Dietro la porta, una bandiera della Kriegsmarine, la marina militare della Germania nazista. Il piano segreto dell’AfD: “Remigreremo anche i tedeschi non assimilati” Alla fine di settembre 2026, durante un’operazione antiterrorismo in diverse città italiane, gli investigatori entrano nella casa isolata di un diciassettenne a Folgaria. Nelle chat di Telegram usa il nickname Abuse311. È spavaldo: istiga alla violenza, mostra le armi, sembra impaziente di passare all’azione. Quando arrivano i poliziotti, però, abbassa lo sguardo e non dice nulla. Nella sua cameretta i simboli dell’odio sono tracciati sulle assi del letto, impossibili da ignorare a meno che la sua stanza non sia stata preclusa agli adulti.

Abuse311 è uno dei protagonisti di un fenomeno che attraversa l’Italia e che preoccupa sempre di più gli apparati dell’antiterrorismo: la radicalizzazione rapida di minorenni e giovanissimi che per dimostrare di esistere devono odiare. Già nel giugno 2025 Maria Cristina Palaia, allora magistrata della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, oggi procuratrice aggiunta a Roma, lancia un allarme in una relazione ignorata dai media: nelle indagini esaminate sono minorenni 9 su 53 nell’ambito jihadista e 39 su 92 in quello suprematista.

Secondo la Relazione annuale dell’intelligence, presentata nel marzo 2026, le operazioni antiterrorismo che coinvolgono minori passano da sette nel 2023 a ventisette nel 2025, salendo dal 27 al 41 per cento del totale. Riguardo all’estrema destra internazionale, nel 2025, 51 dei 66 soggetti coinvolti sono minorenni.

Tra estremismo nichilista e il mito di Columbine: la globalizzazione delle sparatorie nelle scuole Nell’inchiesta avviata nel 2025 e coordinata dalla Procura di Venezia, emerge la vita onlife dei baby suprematisti. Alcuni raccontano un’aggressione a Benevento: un ragazzo ritenuto antifascista è costretto a inginocchiarsi in video e dire “Viva il duce”. Altri fantasticano di schiavizzare e uccidere neri. Celebrano Brenton Tarrant e Luca Traini. Fra gli inviti a fare la marcia su Roma affiorano le insicurezze adolescenziali: Abuse311 racconta di aver smesso di indossare gli occhiali per sembrare più aggressivo ma ha paura di usare le lenti a contatto, è fiero della patente A1. Per Palaia nell’Alternative Right convivono movimentisti e fautori della lotta armata. Gli accelerazionisti puntano al caos e alla guerra razziale. Alcuni ragazzi sono infraquattordicenni, “privi di solide basi ideologiche”.

Il white jihad mescola suprematismo e jihadismo: svastiche e video delle uccisioni dell’Isis circolano nelle stesse chat. Palaia avverte che aggressioni trattate come criminalità comune possono nascondere motivazioni suprematiste. Chiede coordinamento fra procure distrettuali e minorili e percorsi di deradicalizzazione. In Val d’Isarco la rete è internazionale. Il 12 febbraio 2025 viene arrestato un quindicenne che, secondo gli investigatori, militava in Rage Section 764, rete nichilista nata in Texas. Avrebbe progettato di uccidere un senzatetto o una persona disabile e filmare il delitto.

Secondo il suo avvocato, ha ringraziato gli inquirenti per averlo fermato in tempo. Marco Lombardi dirige ITSTIME, centro di ricerca dell’Università Cattolica di Milano su terrorismo e radicalizzazione. I ricercatori raccontano di un adolescente passato in due mesi dalle chat al tentativo di costruire un’arma. “In quelle bolle digitali sono espulsi tutti gli attori che dovrebbero partecipare al processo educativo”, osserva Lombardi. “Basta uno swipe sbagliato per ritrovarsi intrappolati perché gli algoritmi ripropongano contenuti sempre più estremi”.

La Lega abbraccia gli estremisti neri del Remigration summit The Base, fondata dall’americano Rinaldo Nazzaro, residente a San Pietroburgo, nel 2025 promuove con White Phoenix uno Stato etnico bianco nella Transcarpazia ucraina. Per il Guardian, ex militanti sospettano legami con i servizi russi, per ora non confermati. Lombardi respinge l’ipotesi di una regia di Mosca. “Siamo in un mondo in conflitto e destabilizzato. Diversi attori e cattivi maestri possono soffiare sul fuoco e sfruttare il caos”, precisa.

A Milano, nel marzo 2024, un sedicenne ucraino è stato arrestato per le sue aggressioni a stranieri in metropolitana. Ha una svastica tatuata sul petto e in casa un machete con la scritta White Power. A Pavia Matteo Celibashi aveva creato su Telegram “Terza Posizione Chat”, ispirata all’omonima organizzazione eversiva. Teorizzava violenza e caos per instaurare uno Stato autoritario su base etnica. Diffidava di CasaPound e Forza Nuova, considerate parte del sistema. Questi giovani non cercano una sede, un corteo o una tessera.

Cercano altri ragazzi, una comunità chiusa, il passaggio dalle parole ai fatti. E il timore di chi li monitora quotidianamente inizia quando escono dalla chat per inabissarsi nel dark web e trovare armi oppure escono dalla stanza sigillata agli adulti per cercare il loro nemico.