sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Francesca Morandi

Corriere della Sera, 9 agosto 2026

“Veniva da un percorso di disintossicazione”. Il sindacato e la Camera penale: “Dramma del sovraffollamento”. A Cremona la capienza regolamentare è di 384 detenuti, quella effettiva di 610. E ci sono solo due educatori. È ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Niguarda di Milano un detenuto di origini straniere, S.E., che il 30 luglio scorso si è dato fuoco nel carcere di Cà del Ferro. Il pm Giannangelo Maria Fagnani ha aperto un fascicolo. L’uomo era arrivato a Cremona da Busto Arsizio (Varese). Prima aveva cominciato un percorso in una comunità per disintossicarsi e da lì, era poi stato trasferito in carcere. A Cà del Ferro partecipava a diversi lavori di manutenzione e a mansioni di altro genere all’esterno delle palazzine del carcere, ma sempre dentro le mura.

“L’immediato intervento della Polizia penitenziaria ha consentito di prestare i primi soccorsi, mettere in sicurezza l’area e attivare tempestivamente il personale sanitario”, fa sapere il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) che sottolinea “ancora una volta, la drammaticità delle condizioni operative nelle quali sono costretti a lavorare quotidianamente gli appartenenti al Corpo”. Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, “il personale è intervenuto con tempestività e professionalità, prestando soccorso al detenuto e impedendo che la situazione potesse degenerare ulteriormente. A loro va il nostro apprezzamento”, ma “non possiamo continuare a limitarci a ringraziare gli agenti dopo ogni emergenza. Servono risposte concrete e immediate. Organici, sicurezza, formazione, dotazioni e condizioni di lavoro devono essere adeguati alla realtà che il personale affronta ogni giorno. Non è più tempo di annunci: il Governo e l’Amministrazione penitenziaria devono intervenire”.

Sulla vicenda interviene anche Alfonso Greco, segretario nazionale del Sappe per la Lombardia: “Quanto accaduto a Cremona è un episodio gravissimo che ripropone la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate all’interno degli istituti penitenziari lombardi. Il personale di Polizia Penitenziaria è quotidianamente esposto a situazioni di emergenza, spesso in contesti caratterizzati da sovraffollamento, carenza di personale e una crescente complessità della popolazione detenuta”. “La priorità - conclude Capece - resta quella di garantire sicurezza e dignità a tutti, detenuti e operatori. Un carcere nel quale gli agenti sono costantemente chiamati a fronteggiare emergenze senza adeguati strumenti è un carcere più fragile e meno sicuro. E su questo non siamo più disponibili a tollerare ritardi”.

 Lunedì scorso, nell’ambito dell’iniziativa “Ristretti in Agosto”, una delegazione della sezione di Cremona e Crema della Camera penale della Lombardia Orientale era entrata in carcere. I dati raccolti da Micol Parati, presidente della Camera penale di Cremona e Crema “Sandro Bocchi”, parlavano di sovraffollamento. “La situazione continua a peggiorare - ha commentato Parati -. La capienza regolamentare è di 384 detenuti, quella effettiva di 610. L’anno scorso, in agosto i detenuti erano 552, l’anno prima ancora meno, pur superando sempre la capienza. Stiamo assistendo ad un aumento continuo di ingressi e, di conseguenza, ad un peggioramento della situazione. La Polizia penitenziaria è in numero molto inferiore a quello previsto per un numero regolamentare di detenuti. Si può immaginare come debbano lavorare quando, come ora, i detenuti sono 226 in più, in un momento dell’anno in cui ci si alterna per poter trascorrere qualche giorno di vacanza. A questo si aggiunga che ci sono solo due educatori, con l’aggiunta di uno per due giorni da Mantova e si ha il quadro di come sia il carcere di Cremona, in cui ci sono ben 478 definitivi, quindi persone che devono fare un percorso rieducativo come prevede l’art 27 della Costituzione”.