di Rosanna Scardi
Corriere della Sera, 13 dicembre 2024
I messaggi dei detenuti della Casa circondariale di Cremona: “Sogno una polvere magica per riparare le crepe della vita”. Gli avvocati della Camera penale hanno organizzato una panettonata con loro, martedì 17 dicembre. Niente pranzo in famiglia, niente giochi con i nipotini. Il Natale per i detenuti della Casa circondariale di Cremona (557 secondo i dati di agosto per una capienza di 493) è un giorno come un altro. Celle di 5,5 metri per due se va bene, sempre chiuse (l’eccezione è per chi riesce a partecipare alle poche attività); e l’aria due volte al giorno nel “pollaio”, un piccolo atrio di cemento con i muri alti quattro metri dove si cammina seguendo il perimetro, uno dietro l’altro, con la sensazione ancora più forte di essere in gabbia. In prigione è molto difficile che i detenuti ricevano regali. A far visita a un piccolo gruppo di loro saranno, martedì 17 dicembre, alle 11, alcuni avvocati della Camera penale di Cremona. “Abbiamo ottenuto il permesso per una panettonata - racconta Micol Parati, presidente della Camera penale - porteremo i dolci della tradizione e brinderemo con l’aranciata. La struttura è nuova, il problema è il passaggio veloce dei detenuti, la presenza di un solo psichiatra e un solo medico, insufficienti a far fronte alle situazioni di depressione e fragilità; solo nel 2023 gli atti di autolesionismo sono stati 287; e poi gli educatori, sono tre anziché sei, di conseguenza le attività sono poche”.
In passato, il gruppo di legali ha portato i “regali” richiesti. “Hanno voluto - prosegue l’avvocato - 87 sedie di plastica perché, nelle sale di socialità, mancavano o si erano rotte, due tagliacapelli e materiale per il laboratorio di falegnameria. Manca la società esterna dentro il carcere. Incredibilmente, solo un detenuto su 557 lavora al di fuori”. Eppure, anche in cella, c’è chi non rinuncia a vivere e a sperare. E ha confidato quale regalo sogna di ricevere per Natale.
“Cosa desidero?”, si domanda Federico, 43 anni, con fine pena dicembre 2028. “Vorrei avere tante preoccupazioni”, afferma. E segue un lungo elenco: “Preoccuparmi di quali regali comprare, di quanti soldi spenderò, di cosa mangerò, di come mi vestirò, di abbracciare tutti gli amici, preoccuparmi di dire “ti voglio bene” ai miei cari. È bello avere tante preoccupazioni, quando sei chiuso in carcere ti mancano”. La sofferenza per la lontananza dagli affetti, nel periodo delle feste, è amplificata. “La vera privazione non è solo della libertà - dice Simone, che ha come data di fine pena maggio 2025 -, ma del supporto concreto di chi ti vuole bene e fa male sapere di arrecare angoscia e tristezza a causa della tua lontananza. Ciò che, più di ogni altra cosa, desidererei ricevere per Natale è il sorriso spensierato dei miei genitori e dei miei amici più cari, nonché il saperli forti di fronte a questa tempesta. Anche un amore incondizionato può subire delle crepe e, sotto l’albero, vorrei tanto trovare una polvere magica che le possa riparare completamente”.
Alessandro, 53 anni, fine pena maggio 2027, conferma lo stato d’animo: “In questo girone infernale - confida - ti rendi conto di quanto ti manchino le persone più care e le piccole libertà di ogni giorno: poter bere un caffè al bar, chiamare chi ami, incontrarli per una cena, bere un bicchiere di vino, andare al mare… Il mare per me è libertà”. Ed ecco il suo sogno: “Come desiderio per Natale vorrei essere, anche solo per qualche ora, in riva al mare, al tramonto, con un bicchiere di Champagne, e tutta la mia famiglia intorno. E dopo aver mangiato una buona pizza, gustare un buon caffè espresso al bar. Dopo, potrei tronare nei cinque metri quadri della mia cella con il sorriso e la felicità più grande del mondo, consapevole di essere ancora vivo. State vicini alla famiglia perché è come un cavo d’acciaio e quando si è in difficoltà, questo cavo vi tirerà fuori dall’inferno”.
Sandro ha 62 anni. “Soffro tutti i giorni per l’assenza dei miei cari. Ogni minuto, ogni secondo, li ho nel cuore e nel pensiero”. La sua ambizione è “oggi, dopo anni di giusta o ingiusta carcerazione, poter riformare il sistema carcerario. So che è un sogno quasi impossibile, ma vivendo e lavorando dentro, avrei tante idee su come riformarlo. Da studi importanti risulta che il 90% dei detenuti in Occidente non dovrebbe essere lì. Io credo di essere uno di questi. Vorrei, quindi, trovare sotto l’albero la forza di conquistare la mia libertà e combattere per questo sistema atavico, inutile e che genera violenza su violenza, senza portare a nulla. Vorrei che i politici si rendessero conto di questo inferno… Poi mi riprendo e dico che non sempre puoi avere quello che vuoi, anche se è Natale”.











