di Francesca Morandi
laprovinciacr.it, 24 aprile 2026
La denuncia di Camera penale e Nessuno Tocchi Caino. La mattina la visita in carcere, il pomeriggio la conferenza a Palazzo comunale per denunciare non solo “il sovraffollamento”: 599 detenuti contro la capienza regolamentare di 384; dei 599, 360 sono fragili (problemi psichici o di tossicodipendenza). Ma anche la “carenza endemica di personale, educatori, agenti di polizia penitenziaria”. E il “degrado”. Padiglione vecchio. Quando, stamattina, Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino, è entrata nella sezione infermeria di Cà del Ferro, “mi si è stretto il cuore: abbiamo trovato il degrado più totale.
A parte le cimici (da materasso, ndr) e la sporcizia, nelle celle da una persona di 9 metri quadrati, abbiamo trovato tre letti, quindi tre persone: due che dovrebbero essere malate e l’altra di aiuto, il caregiver. Il letto a castello a due piani, più la branda a terra. Mi ha colpito, in particolare, la prima cella, dove il materasso era pieno di buchi, il gabinetto non aveva nemmeno la scatola dell’acqua per scaricare dentro il wc, per intenderci. Condizioni non rispettose della dignità umana. Vedere quel degrado è una prova molto forte dal punto di vista umano. Questa situazione ci ha colpito, perché quella è una zona sanitaria”.
Poi, la visita nella sezione ex articolo 32. “Qui - prosegue Bernardini - dovrebbero stare persone provenienti da altri istituti, perché magari hanno combinato qualche cosa. In realtà abbiamo trovato questo tipo di persone, ma anche altri che non avevano commesso alcunché. Li hanno messi qui per il sovraffollamento. Tutto questo genera violenza. I detenuti ci hanno descritto situazioni con persone che hanno problemi psichiatrici, che urlano e che, magari, vengono sottoposte a trattamenti per farle stare calme, punture che hanno l’effetto per tre giorni e che non è certamente una scelta sanitaria oculata. E anche queste persone che abbiamo trovato nella sezione ex articolo 32, erano contente di stare lì, perché in sezione è ancora peggio. Ricordiamo che nella casa circondariale di Cremona, il 70-80% delle persone ristrette, la maggior parte, è con sentenza definitiva e con pene brevissime per arrivare al fine pena. Sono persone dipendenti da problematiche di sostanze stupefacenti che per la loro condizione creano un bel po’ di problemi all’interno dell’istituto”.
C’è, poi, prosegue Bernardini, “il disagio del personale: ci sono pochi educatori. Gli educatori che lavorano dentro il carcere sono tre. Non c’è la dotazione completa che è di sei, ma anche la dotazione completa non è sufficiente. ogni educatore deve seguire, individualmente, 100 persone? In realtà, non li segue. La polizia penitenziaria: a parte il deficit dell’organico, hanno assegnato molti allievi che hanno finito la scuola, allievi che non sono in grado di stare in sezione, per cui difficilmente sono in grado di affiancarli con un esperto. e che cosa succede. Poiché molti di questi hanno scelto anche di fare il concorso in Polizia, vanno in Polizia”.
“E’ umano rimanere all’interno di celle sovraffollate, dormire con le cimici nella propria cella, nel proprio letto?”, l’interrogativo di Micol Parati, presidente della Camera penale di Cremona e Crema ‘Sandro Bocchi’, intervenuta alla conferenza moderata dall’avvocato Raffaella Buondonno, con i rappresentati di Nessuno Tocchi Caino, Alessio Romanelli, presidente dell’Ordine degli avvocati, Stefania Colombi, presidente dei giovani avvocati e per il Comune, l’assessore alle Politiche sociali, Marina Della Giovanna.
Torna a sovraffollamento e degrado, Parati: “Situazioni non compatibili con il nostro dettato Costituzionale (articolo 27). La situazione è drammatica. Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, e se le persone detenute non possono, di fatto, vivere in un modo umano e decente, com’è possibile aiutarle? Questo, poi, si riverbera non solo sui soggetti detenuti, ma anche sulla collettività. Sono persone che prima o poi usciranno dal carcere”.
L’affondo di Parati al Governo: “I proclami che noi sentiamo sulla sicurezza pubblica. Forse dovrebbero prendere atto di dati oggettivi: le persone che scontano la pena in misura alternativa, in tutto in parte, recidivano molto meno rispetto alle persone che scontano la pena interamente all’interno dell’istituto penitenziario. Il carcere dev’essere utilizzato quando è strettamente necessario e deve puntare alla risocializzazione. Davvero potremo essere così un Paese più sicuro.
Invece, dal punto di vista delle scelte di politica giudiziaria, vediamo che tali scelte vanno sempre verso l’aumento di reati e l’aggravamento di pene. Tutte scelte che poi, in concreto, si riverberano sul numero di detenuti che ci sono all’interno degli istituti penitenziari. Il dato nazionale: 64.216 rispetto alla capienza di 46.324 (138% in più). Numeri inaccettabili in un Paese civile”. L’appello: “Dobbiamo incentivare le associazioni e tutti quei privati che possano aiutare le persone detenute a cercare di trovare un lavoro, una qualificazione o a trovare delle capacità professionali in modo che la fuoriuscita dal carcere sia un rientro nella società civile. Come Camera penale, noi continueremo ad occuparci del tema carcere e a sollecitare istituzioni e privati affinché si trovi una soluzione a questo problema che sta diventando veramente drammatico”.











