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di Federica Priori

Cremona Oggi, 25 agosto 2026

Nel dibattito sulla Casa Circondariale interviene la cooperativa che da dieci anni attiva percorsi di inserimento lavorativo per persone in esecuzione penale, con azioni virtuose nel settore. Anche la Cooperativa Sociale Nazareth, che da dieci anni porta avanti percorsi di inserimento lavorativo per persone in esecuzione penale, entra nel dibattito che si è aperto di recente sulla Casa Circondariale di Cremona, con diversi episodi di violenza accaduti durante l’estate e a seguire la visita in struttura dei Radicali. Un intervento che intende non contrapporsi bensì aggiungersi alle dichiarazioni già rilasciate sul carcere, per sottolineare anche le azioni virtuose messe in campo nel settore: sono mediamente dieci i detenuti introdotti da Nazareth ogni anno nelle attività di inserimento lavorativo gestite dalla Cooperativa.

“Attività nell’Azienza Agricola Rigenera e nel Camping Parco al Po come lavoro extramurario e poi all’interno del laboratorio di trasformazione de I buoni di Ca’ del Ferro quindi lavoro intramurario per i detenuti che non sono ancora messi alle misure alternative. Sono percorsi che iniziano generalmente con il tirocinio di formazione e poi proseguono con il contratto di lavoro a tempo determinato e per molti anche una stabilizzazione con il contratto a tempo indeterminato” spiega Giusy Brignoli, responsabile inserimento lavorativo della Cooperativa.

Oltre al fronte occupazionale, vengono seguiti altri aspetti della vita dei detenuti, in stretta collaborazione fra la Casa Circondariale e gli enti del terzo settore. “Nazareth aderisce al progetto Restart di Regione Lombardia, all’interno del quale sono previste delle attività socializzanti e risocializzanti e di integrazione per i detenuti. In particolare ci occupiamo di collegamenti con i Comuni di residenza, regolarizzazione dove e se possibile delle questioni documentali e di tenuta dei contatti con tutta la cerchia lavorativa e familiare dei detenuti” racconta Mara Sperati, agente di rete di Nazareth.

Tutto questo però, come precisa Giuseppina Biaggi Direttrice di Cooperativa Sociale Nazareth, non deve prescindere dalla società dove ciascuno può dare il proprio contributo: “Il nostro appello è all’impegno di ciascuno, ciascuno nel proprio ruolo, quindi le istituzioni per la loro parte, il mondo della cooperazione sociale per la sua, ma anche ogni singolo cittadino, perché una persona che delinque pone delle domande su come siamo organizzati o dove ci sono falle nel sistema educativo e di accompagnamento, quindi credo sia compito di ciascuno porsi queste domande e provare insieme a costruire delle risposte”.