di Sara Pizzorni
Cremona Oggi, 20 settembre 2026
Astensione dal 23 al 29 settembre. A spiegarne le ragioni è la presidente della Camera Penale di Cremona e Crema, Marilena Gigliotti. Anche la Camera Penale di Cremona e Crema “Sandro Bocchi” aderisce all’astensione dalle attività giudiziarie indetta dall’Unione Camere Penali dal 23 al 29 settembre e proclamata per denunciare la violazione della riservatezza dei colloqui tra difensori e assistiti avvenuta presso il carcere di Perugia. “La Camera Penale di Cremona e Crema”, ha spiegato la neo eletta presidente, avvocato Marilena Gigliotti, “aderisce e sostiene con fermezza la delibera dell’Unione Camere Penali Italiane del 31 agosto che ha proclamato l’astensione collettiva degli avvocati penalisti dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale dal 23 al 29 settembre 2026. L’astensione è stata proclamata per denunciare la gravissima violazione del diritto di difesa e della segretezza dei colloqui tra detenuti e difensori, con particolare riferimento alla captazione protrattasi per circa sei mesi, dei colloqui tra i detenuti e i propri legali all’interno della Casa circondariale di Perugia ‘Capanne’, a fronte dell’assenza di risposte istituzionali adeguate e risolutive sugli accertamenti ispettivi richiesti”.
La presidente della Camera Penale di Cremona e Crema evidenzia come quanto accaduto nella Casa circondariale di Perugia “rappresenti una gravissima violazione del diritto di difesa e della segretezza dei colloqui tra detenuti e difensori. Quanto emerso in merito alla dei colloqui difensivi all’interno della Casa circondariale di Perugia rappresenta un vulnus intollerabile per lo Stato di diritto, un attacco diretto ai principi costituzionali che garantiscono l’effettività del mandato difensivo e la libertà del cittadino ristretto, in contrasto con gli artt. 15 e 24 della Costituzione, con gli artt. 6 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con l’art. 103 del codice di procedura penale, che impone l’immediata interruzione delle operazioni di intercettazione quando risulta che la conversazione rientra tra quelle di cui è vietato l’ascolto.
L’astensione non è solo una protesta contro un episodio specifico, ma un grido d’allarme a difesa delle garanzie fondamentali di ogni cittadino, affinché sia ripristinata la piena intangibilità del rapporto fiduciario tra avvocato e assistito, presidio irrinunciabile di democrazia e giustizia”. “Oggetto di questa proclamata astensione”, ha aggiunto la presidente, “sono inoltre l’emergenza carceraria, le condizioni disumane di detenzione, l’arretramento generale delle garanzie e dello Stato di diritto con l’indebolimento del sistema delle garanzie costituzionali e il progressivo deterioramento del giusto processo. A fronte della perdurante assenza di risposte istituzionali adeguate sugli accertamenti ispettivi richiesti, l’avvocatura penalista non può e non vuole rimanere in silenzio poiché quando un potere pubblico viene esercitato al di fuori dei presupposti e dei limiti stabiliti dalla legge, lo Stato ha il dovere di accertare l’accaduto, spiegarlo ai cittadini e rimuovere le condizioni che lo hanno reso possibile”.









