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Il Cittadino, 8 gennaio 2026

Si è tolto la vita nel carcere di Cremona Franco Pettineo, 52 anni, detenuto in attesa di giudizio per l’omicidio della compagna Sabrina Baldini Paleni, 56 anni, uccisa il 13 marzo dello scorso anno nella loro abitazione di Lambrinia di Chignolo Po. La tragica scoperta è stata fatta dal personale del carcere nel giorno dell’Epifania, anche se le cause della morte non sono ancora ben chiare. La prossima settimana l’uomo sarebbe dovuto comparire nuovamente davanti alla Corte d’assise di Pavia per il processo.

L’omicidio risale alla sera del 13 marzo ed era maturato al termine di un acceso confronto per questioni economiche, avvenuto nella villa di via Mariotto. Secondo quanto riferito dallo stesso Pettineo agli inquirenti, la lite era degenerata fino al gesto estremo: aveva stretto le mani al collo della donna fino a ucciderla. Dopo aver trascorso la notte in casa, accanto al corpo senza vita, l’uomo si era allontanato all’alba in auto, una Dacia nera, muovendosi senza una meta precisa tra il Lodigiano e il Milanese. Forse stava già maturando l’idea di togliersi la vita.

Nel primo pomeriggio era stato individuato nel Cremasco dai carabinieri di Pavia, con l’intervento dei militari della stazione di Pandino. Ai pubblici ministeri Andrea Figoni e Valentina Biscottini aveva ammesso le proprie responsabilità. Il tribunale di Cremona aveva quindi convalidato il fermo, disponendo la custodia cautelare in carcere. Sabrina Baldini Paleni lavorava come oss in una Rsa di Casalpusterlengo ed era madre di due figli, avuti da un precedente matrimonio celebrato con il fratello di Pettineo. La figlia Selene aveva in seguito raccontato di un rapporto segnato da isolamento e controllo.

 

Comunicato Uil-Pa Polizia Penitenziaria: continua la scia di morte nelle carceri

“Un detenuto italiano di 53 anni d’età si è suicidato impiccandosi nella sua cella della Casa Circondariale di Cremona nel pomeriggio di ieri. Inizia così dal penitenziario cremonese la tragica conta dei morti di carcere e per carcere del nuovo anno, dopo che il 2025 si è concluso con 78 ristretti (più 2 internati in Rems) e 4 operatori che si sono tolti la vita. Una scia di morte che, nostro malgrado, attraversa gli anni senza trovare argini compiuti, così come non trovano soluzioni concrete le problematiche generali che affliggono il sistema penitenziario e le difficoltà patite da chi vi è recluso e da chi vi lavora, in primis le donne e gli uomini del Corpo di Polizia penitenziaria”. Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria.

“Non solo il sovraffollamento, a Cremona 606 detenuti sono stipati in 384 posti (+58%), la mancanza di agenti, appena 208 quando ne necessiterebbero almeno 335 (-38%), le deficienze strutturali e infrastrutturali, le carenze sanitarie, le difficoltà organizzative, ma anche politiche gestionali che non garantiscono una guida certa alle carceri acuiscono i problemi. Proprio a Cremona da anni mancano sia il Direttore sia il Comandante della Polizia penitenziaria titolari, circostanza che, al netto della dedizione e delle indubbie capacità degli attuali facenti funzioni, non consente una progettazione di ampio respiro e, inevitabilmente, imprime un senso di precarietà complessiva”, aggiunge il Segretario della Uil-Pa.

“A livello nazionale i detenuti sfiorano ormai le 64mila presenze a fronte di soli 46.081 posti, con un sovraffollamento di oltre il 138%, mentre alla Polizia penitenziaria mancano nelle carceri 20mila agenti. Noi continuiamo a pensare che servano subito reali misure deflattive della densità detentiva, per potenziare gli organici del personale, assicurando anche a ogni carcere un direttore e a ciascun reparto della Polizia penitenziaria un comandante in pianta stabile, nonché per garantire l’assistenza sanitaria, ammodernare ed efficientare gli edifici e le tecnologie e avviare riforme complessive”, conclude De Fazio.