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di Vincenzo R. Spagnolo


Avvenire, 4 settembre 2020

 

È allarme per l'aumento dei suicidi in cella: dall'inizio dell'anno sono già 43, 11 in più rispetto a un anno fa. Palma: accertamenti sui casi di detenuti che hanno perso la vita durante le proteste di marzo. Roberto E., detenuto nel carcere palermitano di Pagliarelli, aveva 45 anni ed era dietro le sbarre da pochi giorni per una vicenda di maltrattamenti.

Lo scorso 20 agosto la sofferenza e l'angoscia che lo rodevano dentro lo hanno spinto a togliersi la vita, impiccandosi con le lenzuola mentre il compagno di cella era fuori. Due giorni dopo, nello stesso istituto, una poliziotta penitenziaria si è uccisa inalando del gas. E qualche giorno prima, a suicidarsi era stato un altro detenuto. Tre casi in pochi giorni, che hanno fatto salire l'allarme per l'aumento dei suicidi nelle carceri italiane. Dall'inizio dell'anno, sono già 43, oltre una decina in più rispetto ai 32 registrati nel medesimo periodo del 2019. Non solo: quasi il 25% dei casi, ossia una decina di suicidi, riguarda detenuti che, come il siciliano Roberto E, si sono tolti la vita a brevissima distanza dall'ingresso in carcere, perfino il giorno stesso.

A evidenziare la drammaticità dei dati e a chiedere più attenzione su questa emergenza è l'ufficio del Garante nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà, presieduto da Mauro Palma e composto anche da Daniela de Robert ed Emilia Rossi, che ieri in una conferenza stampa ha fatto il punto su diverse situazioni. Rivolte, il giallo delle vittime. Inoltre, il garante chiede "accertamenti sulle morti dei detenuti" durante le rivolte nelle carceri dei mesi scorsi, in particolare sui decessi conseguenti a trasferimenti immediati dal penitenziario di Modena ad altri istituti.

"In alcuni casi - fa notare Palma - le persone sono morte all'arrivo o il giorno dopo. Bisogna capire se fossero trasportabili e se ci sia stato un accertamento medico". Il Garante sta seguendo quelle indagini, con la nomina di un proprio perito e di un difensore. E la situazione resta rovente in molti istituti: l'altro ieri, a Benevento, 5 agenti sono stati feriti. E il presidente del sindacato penitenziario Uspp, Giuseppe Moretti, denuncia: "È ormai diventato un bollettino di guerra l'elenco delle aggressioni giornaliere in danno della Polizia penitenziaria. Cosa aspetta il premier Giuseppe Conte a dichiarare lo stato d'emergenza nelle carceri?".

Covid, pochi casi. Secondo i dati di Palma, il carcere ha retto all'emergenza coronavirus: attualmente sarebbero solo 11 i detenuti positivi, più 7 operatori. Da marzo, "sono state 290 le persone complessivamente positive, 34 con gestione ospedaliera, gli altri carceraria. I decessi sono stati 4, tutti "con patologie precedenti, formalmente detenute, ma da tempo in ospedale". L'altro aspetto da segnalare è "l'esperienza di questi mesi dell'utilizzo degli smartphone e della possibilità di comunicare con i familiari in una modalità diversa dai colloqui in presenza" risultata "positiva".

Migranti nei centri. Attualmente sono 84.557 gli immigrati ospitati in strutture italiane, fra cui 59.900 in centri di accoglienza. "È sbagliato ammassarli e quindi è positivo che il governo voglia intervenire in questa direzione - osserva il Garante -. La situazione è particolarmente grave soprattutto negli hotspot. Perciò ritengo l'ipotesi di usare le navi-quarantena positiva, perché le persone sono maggiormente tutelate lì a livello sanitario, piuttosto che negli hotspot".

Il caso delle Rsa. Altra questione rilevante è quella delle "Rsa, le residenze per anziani che sono circa 4.600 e ospitano una platea di 90mila persone ". Secondo Palma, da quando "è scattata la chiusura durante il Covid a tutela degli ospiti, sono diventate di fatto luoghi di privazione della libertà personale". La fase 2 nelle Rsa, lamenta, "non può significare vedere il proprio parente solo attraverso un vetra Per molti disabili il contatto diretto è essenziale, altrimenti c'è un arretramento cognitivo che fa perdere anni di lavoro".

Così Palma ha scritto ai presidenti della Regioni: "Alcuni hanno risposto, altri no. Ma il ministero della Salute ha accolto la nostra proposta di mettere all'ordine del giorno la questione". Ieri infine è arrivato il via libera dell'Istituto superiore di sanità (Iss) alla riapertura delle visite per i parenti dei pazienti e per la ripresa in sicurezza delle attività di gruppo all'interno delle strutture.