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di Rocco Vazzana


Il Dubbio, 19 maggio 2020

 

Il capo politico blinda il Ministro della Giustizia. "Le questioni che riguardano la maggioranza si discutono all'interno della maggioranza, quello è il contesto". Il capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, ci mette la faccia per difendere il capo delegazione grillino a Palazzo Chigi: Alfonso Bonafede.

I pentastellati si sentono sotto scacco degli alleati e provano a uscire allo scoperto per non avere sgradite sorprese mercoledì mattina, quando il Guardasigilli sarà oggetto in Senato di varie mozioni di sfiducia: una del centrodestra e una di +Europa.

Italia viva continua a non sciogliere la riserva su come voterà in Aula e non è un caso che il leader M5S scriva una nota subito dopo aver letto l'enews di Matteo Renzi in cui si parla di "numeri ballerini" con una Iv che "potrebbe essere decisiva". È a quel punto che il capo politico replica stizzito: "Se qualcuno intende strumentalizzare questa mozione di sfiducia delle opposizioni per ottenere altro, si assumerà la responsabilità delle conseguenze. Mi aspetto che la maggioranza voti compatta". Più che un invito all'unità quello di Crimi si trasforma così in una "contro-minaccia" a quella renziana.

In casa Cinquestelle l'irritazione è evidente, anche se tutti sembrano convinti che l'ex premier stia semplicemente bluffando per ottenere qualche poltrona in più e imporre qualche punto programmatico considerato irricevibile dai grillini, come la riforma della riforma Bonafede sulla prescrizione. Ancora più irritante, per alcuni esponenti M5S, la beffa con cui Renzi invita i suoi militanti a fornire suggerimenti sul comportamento da tenere in Aula: "Voi che idea vi siete fatti? Vi leggo con grande attenzione, come sempre", scrive il leader di Iv, stimolando una sorta di "dibattito dal basso" e virtuale sul modello grillino per anni irriso.

E in questo clima, l'azione politica del Guardasigilli, messa sotto la lente d'ingrandimento delle opposizioni, passa in secondo piano. Tutto si riduce a un tiro alla fune per vedere chi riuscirà a tirare giù l'altra squadra, con Bonafede a fare solo da sfondo. Ma alla fine, è convinzione diffusa, nessuno tirerà così tanto da far spezzare la corda.

Non lo vogliono i renziani, non lo vogliono ovviamente i grillini e probabilmente non lo vogliono neanche le opposizioni che senza il paravento di Conte sarebbero costretto a metterci la faccia nella complicatissima gestione della "fase 3" dell'emergenza, quella della ripartenza con la retromarcia innestata.

Ma anche se certi del "bluff" renziano, i grillini non possono permettersi il lusso di lasciare il "corpo" di Bonafede esposto agli attacchi incrociati. tanto che il presidente del Consiglio decide di rinviare di due giorni l'informativa alle Camere, prevista per oggi, per illustrare il nuovo decreto della presidenza del Consiglio sulla fase 2. Tutto spostato a giovedì, dopo il voto di fiducia al ministro. Una scelta che fa urlare allo scandalo le opposizioni.

Ma grillini vogliono lanciare messaggi chiari agli alleati e tirano dritti per la loro strada. Il giormo prima era toccato addirittura al ministro degli Esteri ed ex leader 5S (con ambizioni di ritorno in sella) Luigi Di Maio prendere le difese del compagno di partito in diretta tv. "Ciò che posso dire è che per il ministro parlano le leggi che ha approvato", ha spiegato, intervistato da Fabio Fazio. "Ha approvato una legge anti-corruzione che ha ricevuto complimenti delle Nazioni Unite e leggi che hanno inasprito i reati per lo scambio politico-mafioso".

Precisazioni apparentemente scontate e banali all'apparenza, ma che parlano parole chiare a un elettorato grillino sempre più confuso e disorientato. Il M5S deve infatti suturare una ferita aperta col proprio popolo, perché le frasi pronunciate dall'ex pm della "trattativa Nino Di Matteo" - e quel conseguente sospetto che Bonafede possa essere stato condizionato da pressioni mafiose per le sue nomine - fanno ancora male per chi ha fatto dell'onestà e della trasparenza un programma politico.

Le dimissioni del capo del Dap Francesco Basentini, per la vicenda scarcerazioni, l'addio del capo di gabinetto di Via Arenula Fulvio Baldi, per le intercettazioni con Palamara, sono solo il corollario del dramma pentastellato. Ma i travagli interni non contano. Mercoledì i grillini si aspettano lealtà dagli alleati.