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di Francesco Grignetti

La Stampa, 6 maggio 2023

L’Italia soffre il dopo-pandemia, e la crisi sociale ed economica sta portando ad un lieve aumento di reati. Una crescita innegabile, ma lieve. E comunque i numeri sono generalmente in linea con il 2019. Solo in tre aree i numeri sono in triste continua crescita: la violenza contro le donne, la devianza dei minorenni, i reati predatori ad opera di stranieri. È la fotografia del nostro 2022 criminale a cura della Direzione Centrale della Polizia Criminale e l’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali Eurispes, presentata dal vicecapo della polizia Vittorio Rizzi e dal presidente di Eurispes Gian Maria Fara. Ed è un’Italia sostanzialmente più sicura che in passato, a dispetto della percezione di molti. “Aumentano leggermente alcuni reati predatori mentre diminuisce lo sfruttamento della prostituzione e l’usura. Si tratta nel breve periodo di scostamenti minimi, ma nel lungo periodo gli scostamenti diventano significativi e sono tutti in calo e in diminuzione”, afferma il vicecapo della polizia Rizzi.

Rispetto al 2021, che fu un anno di crollo dei reati per causa Covid, l’aumento dei reati nel 2022 ha riguardato, in particolare, i furti (+17,3%), le estorsioni (+14,4%), le rapine (+14,2%), le violenze sessuali (+10,9%), la ricettazione (+7,4%), i danneggiamenti (+2,9%) e le lesioni dolose (+1,4%). Risultano, invece, in diminuzione lo sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile (-24,7%), l’usura (-15,8%), il contrabbando (-10,4%), gli incendi (-3%) e i danneggiamenti seguiti da incendio (-2,3%).

Sono le donne le vittime principali del tempo. E sono vittime che nella stragrande maggioranza si tengono dentro tutto: le molestie sessuali, gli atti di violenza in famiglia, le intemperanze degli ex. “Le violenze sessuali - si legge nel rapporto polizia-Eurispes - a fronte di un decremento nel 2020 rispetto all’anno precedente, mostrano un andamento in costante incremento nel biennio successivo”. Vittime donne di reato sono tra il 74% ed il 76% per gli atti persecutori, tra l’81% e l’83% per i maltrattamenti contro familiari e conviventi e con valori che oscillano tra il 91% e il 93% per le violenze sessuali. In termini percentuali i dati relativi ai “reati spia” fanno registrare nel 2022 una flessione degli atti persecutori (-10%) e dei maltrattamenti contro familiari e conviventi (-4%), mentre per le violenze sessuali l’incremento è pari all’11%.

Il trend torna drammaticamente con i femminicidi: nell’ultimo anno sono stati registrati 314 omicidi, con 124 vittime donne (+4% rispetto al 2021), di cui 102 uccise in àmbito familiare/affettivo; di queste, 60 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner.

Ma i reati denunciati dalle donne sono solo la punta di un iceberg. Quando si passa dal quadro delle denunce penali che risultano alla polizia a quello che emerge da un sondaggio curato da Eurispes, si scopre che uno spaccato domestico con forme di sopraffazione e abuso sottili, che facilmente passano sotto silenzio, come possono esserlo le umiliazioni quotidiane o le minacce. In più di un caso su dieci (11,6%) si registrano umiliazioni e insulti in àmbito familiare. Il 5,6% ha subìto minacce. Il 4,5% è stata vittima di atti persecutori. Il 3,8% di maltrattamenti in famiglia. Più del 3% del campione ha subìto lesioni e percosse, l’1,8% segregazioni in casa, l’1,3% violenze sessuali. Le vittime hanno dichiarato di aver subìto la violenza da parte del partner nel 20,6% dei casi, di un ex partner nel 30,3% dei casi. Nel 49,1% dei casi, invece, la vittima ha subìto violenza da parte di altro familiare.

Le donne hanno subìto violenza da parte del partner nel 24,5% dei casi, dell’ex partner nel 30,6% dei casi, da altro familiare nel 44,9% dei casi. Se per le donne più della metà degli abusi in famiglia (55,1%) sono da imputare al partner o all’ex. Per gli uomini le percentuali si capovolgono: il 54,5% dei rispondenti di genere maschile è vittima di violenze da altro familiare. Il 29,9% è stato vittima di violenza da parte dell’ex partner, mentre il 15,6% da parte del partner.

Al momento della violenza, 6 vittime su 10 si trovavano tra le mura domestiche, il 13,7% era per strada o comunque in altro luogo pubblico (12%). L’8% delle vittime ha subìto violenze mentre era sul posto di lavoro, il 5,7% sui mezzi pubblici. La violenza subita nella maggioranza dei casi non si è ripetuta (52,6%), mentre per il 47,4% delle vittime non si è trattato di un caso isolato. Una violenza su tre è avvenuta alla presenza di un minore (33,7%).

Come detto, cresce inarrestabile la devianza minorile. “Nell’ultimo biennio - si legge nel rapporto - l’incremento è significativo: nel 2021 sono stati 30.405 (+15,7% rispetto al 2020) e 33.723 nel 2022 (+10,9% rispetto al 2021). Il dato del 2022 è quindi superiore anche a quello del 2019 (+13,8%) evidenziando, per gli ultimi anni, un trend di crescita sostanzialmente costante”. Costante è anche l’incremento dei reati predatori, per lo più opera di stranieri. La popolazione straniera residente nel 2022 sul territorio nazionale rappresenta circa l’8,5% del totale.

“Analizzando i dati relativi all’azione di contrasto effettuata sul territorio nazionale dalle Forze di polizia, nel 2022 si rilevano 271.026 segnalazioni nei confronti di stranieri ritenuti responsabili di attività illecite, pari al 34,1% del totale delle persone denunciate ed arrestate; il dato risulta in lieve aumento, sia in valori assoluti che in termini di incidenza, rispetto a quello del 2021, allorquando le segnalazioni erano state 264.864, pari al 31,9% del totale”.

Quanto ai furti, le segnalazioni riferite agli stranieri denunciati e/o arrestati nel 2022 (41.462) rappresentano il 45,48% del totale3; rapine, le segnalazioni riferite a stranieri denunciati e/o arrestati nel 2022 (9.256) rappresentano, per tale delitto, il 47,31% del totale.

Eppure gli italiani rifiutano facili equazioni e si dimostrano intimamente non razzisti. Soltanto il 4,7% degli intervistati ritiene che l’eccessiva presenza di immigrati sia la causa della diffusione di fenomeni criminali. Al primo posto viene invece il disagio sociale (16,6%), immediatamente seguito dalla difficile situazione economica (15,8%). Seguono come ragioni ipotizzate le pene poco severe e le scarcerazioni facili (11,9%), la mancanza di una cultura della legalità (11,5%), il potere delle organizzazioni criminali (11,2%). E ancora. Il 9% del campione denuncia un’insufficiente presenza delle Istituzioni dello Stato, l’8,4% indica come causa scatenante la mancanza di lavoro, il 5,7% la sostanziale impunità legata alla lentezza dei processi, il 5,3% le poche risorse a disposizione delle Forze dell’ordine. Il numero di immigrati è davvero l’ultima delle risposte.

Gli italiani rifiutano anche il ricorso alle armi e alla giustizia fai-da-te. Il 44,8% le considera un pericolo, perché le armi possono finire nelle mani sbagliate, un 19,2% ritiene che sia un diritto da riservare solo a categorie particolari esposte a rischi (commercianti, ecc.), soltanto un 18,4% pensa che rappresenti la possibilità per qualunque cittadino di difendersi dai malintenzionati. Quasi la metà del campione esprime il proprio timore rispetto al possesso di armi, la netta maggioranza manifesta una generale prudenza. Chiamati a rispondere per se stessi, gli intervistati rivelano una scarsa propensione ad acquistare un’arma per autodifesa: solo un intervistato su 4 (27,1%) afferma che lo farebbe, il 72,9%, al contrario, non lo farebbe. Commentano gli estensori della ricerca: “I risultati confermano una diffusa resistenza culturale nel nostro Paese al possesso di armi, anche nell’ottica della difesa della propria persona e della propria famiglia da eventuali malintenzionati”.