di Michela Finizio*
Il Sole 24 Ore, 15 luglio 2024
Dall’Italia alla Spagna si registra un aumento di reati sentinella come rapine, risse e violenze sessuali ed emerge l’aggressività degli under 18. La risposta dei governi è un inasprimento delle misure. Titoli di giornale, dichiarazioni di autorità pubbliche, periferie urbane come luoghi di frontiera. E numeri: se non c’è sempre una crescita a livello assoluto degli arresti o dei reati denunciati, ad aumentare sono le percentuali di reati “sentinella” - rapine, risse e violenze sessuali: i più predatori - commessi da ragazzi tra i 14 e i 17 anni.
La criminalità giovanile diventa emergenza sociale in diversi Paesi d’Europa. In Italia, secondo gli ultimi dati del Servizio analisi criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, nel 2023 sono stati segnalati 31.173 minori, per il 51,4% di origine straniera. Il fenomeno risulta in calo sul 2022, quando le segnalazioni erano state 32.522, ma è in aumento (+11%) sul 2019, quindi agli anni pre-pandemia. Ad aumentare sono state soprattutto alcune tipologie di reato più violente: le rapine commesse da minori nel 2023 sono state oltre 3.400, in salita del 7,9% sul 2022 e oltre il doppio a fronte delle 1.594 segnalate nel 2010.
Solo nel primo quadrimestre 2022 sui quotidiani nazionali sono stati pubblicati in Italia oltre 1.900 titoli di giornale relativi a episodi di criminalità giovanile (Osservatorio Transcrime), un allarme che si è tradotto anche in nuovi provvedimenti più restrittivi: con il decreto Caivano il Governo italiano ha introdotto l’ammonimento del Questore per i minori (tra 14 e 17 anni) che commettono un certo tipo di reato; uno strumento che scatta anche tra i 12 e i 14 anni per i reati più gravi. Aumentano anche i provvedimenti di custodia cautelare, tanto che in Italia non ci sono mai stati tanti minori reclusi nelle carceri (555 a inizio luglio, di cui il 47% sono stranieri non accompagnati).
In Francia la situazione è simile: in realtà le cifre sono in calo da una decina d’anni con i minori accusati di crimini passati da 210mila del 2011 a 121mila nel 2023. Ma quello delle banlieues è il vero nodo della questione: dopo le ultime “rivolte” nelle periferie in seguito alla morte del 17enne Nahel M., ucciso dalla polizia francese a Nanterre a giugno 2023, sono state considerate misure più severe come il taglio degli aiuti sociali al nucleo familiare se il figlio è recidivo. Il premier Gabriel Attal ha proposto addirittura una pena ai genitori per i reati commessi dai figli.
Anche in Bulgaria le notizie sulle aggressioni commesse da bambini (o contro i bambini) sono frequenti. Le statistiche ufficiali della polizia locale non segnalano però un aumento dei crimini: si è passati dai 5.120 (1.292 con autori under 14 e 3.828 tra 14 e 17 anni) del 2021 ai 5.110 (1.287 reati di under 14 e 3.823 sotto i 18 anni) del 2023. In Bulgaria, oltretutto, i minori di 18 anni non sono penalmente responsabili delle proprie azioni: possono essere perseguiti penalmente, ma in base a norme speciali che prevedono sanzioni più leggere.
I media ellenici hanno gli occhi puntati sulla violenza tra i minori, con notizie quasi quotidiane. Secondo le ultime statistiche della polizia greca, sono stati più di 10.700 nel 2023 gli episodi di delinquenza giovanile e 17 bande giovanili sono state smantellate. George Nicolaides, psichiatra direttore del dipartimento di salute mentale e assistenza sociale presso l’Institute of Child Health, ha sottolineato che “in Grecia, è vero, c’è stato un aumento del fenomeno. Ma questo si è già verificato dal 2012, 2013, 2014 e da allora in poi i numeri sono piuttosto stagnanti”. Più preoccupanti dei dati quantitativi, secondo lo studioso “sono le caratteristiche qualitative degli illeciti poiché hanno una crudeltà che non vedevamo 10-15 anni fa”. La recente modifica del codice penale in Grecia, inoltre, ha reso più facili gli interventi restrittivi della libertà sui minori, con il rischio che “il previsto aumento del numero di bambini in carcere intrappoli i minori ai margini, rischiando di contribuire alla recidiva”, afferma l’avvocato Theoni Koufonikolakou, vice difensore civico per i diritti dei bambini.
Il trend rimbalza anche in Spagna, dove nel 2022 sono stati 14.026 i minorenni condannati (dai 14 ai 17 anni), + 3,2% rispetto al 2021. I reati più diffusi sono lesioni (31,4% del totale), rapina (17,5%) e minacce (8,6%). Anche qui le condanne per reati sessuali commessi da minori sono state 501, il 14,1% in più rispetto all’anno precedente. Secondo l’Istituto Spagnolo della Gioventù “i delitti commessi da minorenni sono diventati un problema sociale, anche se numericamente residui”. Il rumore mediatico, secondo l’istituto spagnolo, riflette altri fenomeni: “la maggiore facilità di accesso ai farmaci, la mancanza di opportunità di lavoro, di salute, di istruzione e la disgregazione familiare, l’iperprotezione, le leggi morbide, tipiche di una società deresponsabilizzata, di ambienti liquidi e disimpegnati”. Un quadro, probabilmente alimentato dalle conseguenze della pandemia sui più giovani, che sembra trovare le sue radici nel disagio delle nuove generazioni, in un’Europa sempre più lontana da chi deve ancora crescere.
*Questo articolo è parte del progetto Pulse. Hanno collaborato: Francesca Barca (VoxEurope), Samuil Dimitrov (Mediapool.bg); Ana Somavilla (El Confidencial); Dina Daskalopolou (Efsyn).











