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di Alessandro Fioroni

Il Dubbio, 17 dicembre 2022

La prima sentenza del tribunale speciale dell’Aja colpisce i separatisti kosovari Salih Mustafa riconosciuto colpevole di omicidio, detenzione illegale e tortura. “La giuria ti ha giudicato e ti condanna a 26 anni di reclusione”. Davanti alla corte delle camere specialistiche per il Kosovo, all’Aia, con un abito grigio e una cravatta blu, il volto impassibile, Salih Mustafa ha ascoltato il verdetto.

Finisce così in carcere uno dei leader dell UCK, l’esercito di liberazione nazionale che operò durante lo scontro tra il movimento indipendentista kosovaro e il governo centrale. Mustafa è stato accusato di crimini di guerra di detenzione arbitraria, trattamento crudele e tortura di almeno sei persone e omicidio di un altra, in un complesso illegale di prigionia a Zllash, Kosovo, nell’aprile 1999.

Mustafa e stato arrestato nel 2020 mentre lavorava come consulente presso il ministero della difesa del Kosovo. I magistrati hanno scoperto che il suo gruppo ha tenuto prigionieri, in maggioranza oppositori albanesi o altri accusati di collaborare con i serbi, all’interno fienili, in condizioni disumane, molti di loro sono deceduti in seguito alle torture o semplicemente piegati dagli stenti. Le testimonianze rivelano dettagli agghiaccianti, i reclusi erano costretti a dormire nelle pozzanghere di fango, gli veniva negato il cibo più volte alla settimana e quando chiedevano acqua venivano ricambiati con dell’urina dei soldati.

Nel verdetto letto dal presidente del tribunale, Mappie Veldt- Foglia, sono contenute le sevizie condotte personalmente anche da Mustafa: “I detenuti sono stati picchiati, colpiti con mazze da baseball, manganelli di ferro e gomma, sono stati bruciati, fulminati, pugnalati, presi a calci e schiaffi”.

Mustafa ha interrogato personalmente due prigionieri serbi, sottoponendone uno ad una finta esecuzione e poi picchiandolo brutalmente su tutto il corpo. Una vittima è stata lasciata in fin di vita e gli sono state negate le cure mediche, in seguito è stata trovata morta dopo una lunga agonia. Il giudice capo Veldt- Foglia haspiegato che il verdetto di ieri rappresenta una pietra miliare per la corte, che è stata istituita nel 2015, e costituisce la prima sentenza per crimini di guerra emessa dal tribunale speciale per il Kosovo.

La corte che ha giudicato Mustafa infatti è una sezione separata dal tribunale delle Nazioni Unite per l’ex Jugoslavia, che si trovava anch’essa nella città olandese de L’Aia, dove ha processato e condannato esponenti serbi per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nei conflitti di Croazia, Bosnia e Kosovo. Si ritiene che più di 13mila persone siano morte durante la rivolta del 1998- 99 in Kosovo, quando la regione faceva ancora parte della Serbia sotto l’allora presidente Slobodan Milosevic.

I combattimenti si sono conclusi dopo i raid aerei della NATO sulle forze serbe e successivamente il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza nel 2008, anche se Belgrado non l’ha mai riconosciuta. Il verdetto è arrivato in un momento delicato per tutta la zona, poiché le tensioni etniche sono divampate di nuovo in Kosovo quasi un quarto di secolo dopo la guerra, con scontri a colpi d’arma da fuoco con la polizia che si sono verificati anche nel fine settimana scorso. Lo stesso processo si è svolto in un clima di paura e tensione esercitata da alcuni veterani dell UCK che nel corso delle udienze hanno cercato di intimidire i testimoni. Il Kosovo ha approvato con riluttanza una legge per consentire la creazione del tribunale dopo un rapporto del Consiglio d’Europa del 2010 circa le presunte atrocità da parte delle forze dell’UCK.