di Nello Trocchia
Il Domani, 4 maggio 2022
C’è una sentenza che mette in imbarazzo l’Italia e che condanna la Germania, ma soprattutto sancisce un principio regolatore nei conflitti bellici e nelle conseguenze che producono.
Il pronunciamento della corte d’Appello di Roma, sezione civile, chiarisce che gli accordi tra gli stati all’esito di una guerra, in questo caso il secondo conflitto mondiale, non cancellano il diritto individuale al risarcimento per i torti subiti. Così è partito un ordine di esecuzione per pignorare i beni tedeschi sul suolo italiano, provvedimento esecutivo che ha spinto il governo italiano ad approvare un articolo in un decreto per evitare la reazione tedesca che potrebbe denunciare, in sede internazionale, il tradimento italiano dell’accordo risalente agli anni sessanta.
I beni tedeschi pignorati - Tutto inizia a Ferrara dove Diego Cavallina, difeso dall’avvocato Fabio Anselmo, chiede il risarcimento per i danni subiti dal padre Gualberto, combattente partigiano catturato e deportato in Germania nel 1944 dapprima nel campo di concentramento di Dachau e in seguito in quello di Natzweiler/Comando di Leonberg. Angherie, violenze, lavori forzati furono il trattamento disumano subito nei campi. E non solo. Il gruppo di lavoratori italiani sabotò la produzione e fu scoperto dai nazisti che lo eliminò. Il signor Gualberto si salvò perché era in infermiera. Al rientro in Italia, finita la guerra, non si è mai più ripreso da quel doloroso e profondo trauma.
La causa viene mossa dal figlio, alla morte del padre, contro la Germania che decide di non costituirsi in giudizio. La famiglia Cavallina si ritrova in tribunale il ministero degli Esteri italiano che si oppone alla richiesta risarcitoria. La corte d’Appello civile di Roma, nel 2020, condanna la Germania al pagamento di 100 mila euro e al versamento delle spese legali, in solido con l’Italia. Divenuta definitiva la sentenza è scattata la procedura esecutiva, volta all’ottenimento della cifra come ristoro per i danni subiti, già avviata dagli eredi di un’altra vittima del regime nazista, Angelantonio Giorgio. Così sono stati pignorati diversi immobili di proprietà tedesca sul suolo italiano.
La Germania ha fatto opposizione all’istanza di esecuzione, ma è stata respinta. La ragione del ricorso era fondata sulla natura pubblicistica/culturale/religiosa dei beni pignorati, accompagnata da una riverente relazione del nostro ministero degli Esteri, come l’istituto archeologico germanico, il Goethe institut, l’istituto storico tedesco, la scuola tedesca.
Il governo salva la Germania - Contro i sigilli ai beni è intervenuto il governo italiano. L’esecutivo Draghi ha inserito, nel decreto sulle misure urgenti di attuazione del Pnrr (il piano di ripresa e resilienza), un articolo che sospende il pignoramento e istituisce un fondo per le vittime pari a 20 milioni di euro per il 2023 e 11 milioni per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026. Un articolo per neutralizzare il terremoto generato dalla causa di Diego Cavallina e dei suoi legali. “I pronunciamenti della giustizia italiana stravolgono tutto. La guerra per chi la fa non diventa più economicamente utile, ma svantaggiosa se sono costretti a pagare tutte le vittime. Chi fa la guerra deve capire che può anche accordarsi sulla ricostruzione, ma nessun patto o accordo potrà cancellare la possibilità dei singoli cittadini di rivalersi su chi la guerra l’ha scatenata e sulle sue orrende conseguenze”, dice l’avvocato Fabio Anselmo.










