di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 28 maggio 2022
Se la trattativa sul grano fallisse, se quei ventidue milioni di derrate dovessero marcire nei porti ucraini, la carestia nelle zone più povere dell’Africa e dell’Asia provocherebbe un’ondata migratoria senza precedenti verso l’Europa. E colpirebbe per primi gli Stati rivieraschi. Da settimane l’intelligence italiana ha informato il governo che il Paese rischia di essere investito da un flusso straordinario di arrivi, calcolato in “centinaia di migliaia” di persone. “Quattrocentomila”, conferma un esponente dell’esecutivo. Ecco l’ordigno con cui i russi minacciano il Vecchio Continente e tentano di trasformare le sue coste in un’altra trincea.
Il tavolo tecnico sull’emergenza - L’emergenza è al centro delle discussioni al tavolo tecnico che riunisce palazzo Chigi, Farnesina, Viminale e servizi. È un tema affrontato davanti al Copasir dal direttore del Dis Belloni e dal ministro dell’Interno, che da giorni infatti ammonisce sull’imminenza di “una gravissima crisi umanitaria”: ha i dati degli sbarchi, già passati dai 15-20mila degli anni precedenti ai 55mila attuali. E non a caso il maggior numero di migranti arriva da Egitto, Bangladesh, Tunisia: proprio i Paesi che importavano ingenti quote di grano ucraino e che ora devono rivolgersi ad altri mercati a prezzi altissimi. “Il blocco dei porti inciderà sui flussi. Lo stiamo già vedendo. E non si potrà dire - ha detto ieri polemicamente la Lamorgese - che è per colpa mia. È un problema che l’Europa deve mettere al centro dei suoi programmi, visto lo scenario geo-politico che si sta determinando”.
Il vertice a Venezia - Il 3 e 4 giugno i ministri dell’Interno dei Paesi Ue del Mediterraneo si riuniranno a Venezia, in vista del Consiglio europeo per gli affari interni della settimana seguente. Non si tratterà di un summit ordinario. Perché le conseguenze della guerra del grano - secondo la titolare del Viminale - “toccheranno in prima battuta certi Paesi, ma poi colpiranno l’intera Europa”. Una sorta di preavviso ai partner: stavolta non potranno voltarsi dall’altra parte. La drammatica quotidianità delle notizie che arrivano ai servizi raccontano come ancora oggi - per esempio - Grecia e Turchia lascino passare i barconi nelle loro zone di competenza. O come una dozzina di imbarcazioni delle Ong siano poste davanti al golfo della Sirte, in attesa di far rotta verso l’Italia. Le cose stanno cambiando, se è vero che dalla Tunisia sfidano il mare persino a remi. “Non abbiamo visto niente”, sospirava settimane fa il ministro Giorgetti. Per dirla con Renzi, “con la carestia rischiamo l’osso del collo. E ne pagheremmo le conseguenze”. Il “ricatto del grano - così lo definisce il dem Fiano - è parte di una chiara strategia, degna del Kgb. Putin e i suoi servizi pensano infatti di usare l’aumento della pressione migratoria come strumento politico per destabilizzare l’Europa e incrinare l’atteggiamento che ha adottato contro la Russia”. Come non bastassero le divisioni nella Ue sulle sanzioni contro Mosca.
Gli scenari - Il punto è che se davvero quattrocentomila persone muovessero verso il Vecchio Continente, il Mediterraneo diverrebbe una sorta di Mar Nero, una proiezione dell’area di conflitto ucraino. In base a questi scenari, il sottosegretario alla Difesa Mulè ritiene che un domani l’Italia dovrebbe dotarsi di un ministero del Mare, mentre oggi “serve una risposta tempestiva per far fronte all’emergenza”. La minaccia russa di far deflagrare la bomba migratoria smonta le tesi di chi parla di “pace” guardando ai sondaggi. Ma nonostante non veda “spiragli”, sullo sblocco dei porti Draghi sta tentando una difficile mediazione con Putin e Zelensky: come spiegò a Biden, per quanto l’interlocuzione con Mosca sia “fortemente complessa”, la questione del grano può essere una prima occasione per la costruzione della fiducia. E per evitare “conseguenze terribili”.










