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di Giovanni M. Jacobazzi

Il Dubbio, 5 novembre 2024

Tra i temi da affrontare, le comunicazioni alle Camere sull’amministrazione della giustizia e l’attività di vigilanza del pg sull’applicazione della norma. “Sono rimasto molto stupito dalle polemiche, apparse in questi ultimi giorni sulla stampa, da parte di alcuni illustri magistrati (Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Maria Berruti, ndr) riguardo i criteri di priorità per il perseguimento dei reati”, afferma il senatore Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia in Commissione giustizia a Palazzo Madama ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura. “Leggo - prosegue Zanettin - giudizi particolarmente severi su questo argomento quando invece già la legge Cartabia, votata nella scorsa legislatura anche dal Partito democratico e dal Movimento 5 stelle, vi aveva messo un punto fermo, stabilendo che fosse il Parlamento a stabilire quali reati dovessero avere una sorta di corsia preferenziale”.

E proprio per superare l’iniziale inerzia del Parlamento, che solo nei prossimi giorni si voterà un “atto d’indirizzo” per definire i criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale, lo scorso anno Zanettin aveva anche presentato un ddl per dare finalmente attuazione a quanto indicato proprio dalla riforma penale dell’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia. Zanettin, in particolare, aveva previsto una modifica alle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, insistendo sul fatto che il pm dovesse “conformarsi” ai criteri di priorità inseriti nei progetti organizzativi delle singole procure.

Il tema della definizione di criteri di priorità non è quindi una novità di questi giorni essendo da anni, prima ancora dell’approvazione della riforma Cartabia, oggetto di un acceso dibattito. I fautori dei criteri di priorità avevano sempre sottolineato la necessità di rendere trasparenti e controllabili le scelte discrezionali che il pm deve compiere nella fase delle indagini preliminari e al momento dell’esercizio dell’azione penale. Ad avvalorare ciò, la constatazione - difficilmente smentibile - che l’obbligatorietà dell’azione penale, pur prevista della Costituzione, è di fatto irrealizzabile visti i carichi di lavoro dei pm. La legge Cartabia aveva dunque chiuso il cerchio, colmando la lacuna normativa ed indicando appunto nella delega la previsione di una legge che definisse i criteri di priorità dell’azione penale, al fine di introdurli in modo stabile nel sistema.

Per la cronaca, già la Relazione finale della Commissione di riforma Lattanzi aveva sottolineato la “necessità di inserire il canone dell’articolo 112 della Costituzione (in base al quale “il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”) in una cornice di coerenza con la concreta mole delle notizie di reato”, al fine di “garantire trasparenza nelle scelte che si rendono necessarie per dare effettività al principio di obbligatorietà”.

Recependo queste indicazioni, la legge Cartabia ha allora previsto, per “garantire l’efficace e uniforme esercizio dell’azione penale”, che “gli uffici del pubblico ministero, nell’ambito dei criteri generali indicati dal Parlamento con legge, individuino criteri di priorità trasparenti e predeterminati, da indicare nei progetti organizzativi delle procure, al fine di selezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre”. Inoltre era stata evidenziata la necessità dell’allineamento della procedura di approvazione dei progetti organizzativi delle procure a quella delle tabelle degli uffici giudicanti.

Durante le audizioni, pur con sfumature diverse, tutti gli auditi si erano dichiarati favorevoli. Gli avvocati delle Camere penali, ad esempio, fin da subito avevano apprezzato la riforma. “La scelta di regolare con legge ordinaria i criteri generali di priorità dell’azione penale deriva dalla presa d’atto dell’inattuabilità del principio di obbligatorietà dell’azione penale e dalla necessità di sottrarre alla discrezionalità priva di controllo delle procure della Repubblica scelte di politica criminale, che necessitano di trasparenza e di legittimazione democratica e in questo senso, non può che essere accolta positivamente”, dissero i penalisti in audizione.

In attesa che il Parlamento si esprima, Zanettin, circa la formazione dei ruoli di udienza e trattazione dei processi, tra quelli ai quali va assicurata priorità assoluta, ha indicato anche la “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, le “lesioni personali a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive, nonché a personale esercente una professione sanitaria o sociosanitaria e a chiunque svolga attività ausiliarie ad essa funzionali”, la “costrizione o induzione al matrimonio”.

“Anche l’Ordinamento giudiziario dovrà in qualche modo essere toccato dalla riforma: uno dei temi da affrontare riguarderà infatti le comunicazioni alle Camere sull’amministrazione della giustizia, con l’applicazione dei criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale, e la conseguente attività di vigilanza del pg con la verifica dell’applicazione dei criteri di priorità”, conclude Zanettin.