di Andrea Carugati
Il Manifesto, 10 settembre 2026
In centinaia davanti alla Camera con Amnesty, Arci, Anpi e Fnsi: “Non ci fermeremo finché non bloccheremo la legge”. Forfait della sottosegretaria Castiello, slitta il voto in commissione. Alcuni manifestanti con bandiere di Hamas, scontro con Peciola di Avs che cerca di allontanarli. La destra attacca. Pd ancora diviso. Fassino: “Bisogna votare a favore”. Fuori da Montecitorio centinaia di persone hanno sfidato il caldo torrido, con una maratona di oltre tre ore per protestare contro il ddl antisemitismo bollato come “un bavaglio alla possibilità di definire genocidio quanto fatto da Israele a Gaza”. Decine gli interventi di esponenti del vasto fronte di associazioni (oltre 200) che si sono mobilitate contro il ddl, da Amnesty, all’Anpi all’Arci alla Fnsi.
Dentro la Camera, invece, è andato in scena il clamoroso forfait della sottosegretaria ai rapporti col Parlamento Giuseppina Castiello (Lega) che, poco dopo l’inizio dei lavori in commissione, se n’è andata adducendo “impegni istituzionali. Così, senza il parere del governo, il voto sugli emendamenti non è neppure iniziato, con il rinvio del dossier alla settimana prossima. Le opposizioni sono rimaste esterrefatte. Pare che Castiello dovesse andare all’evento della Lega in zona Farnesina, anche se, a dire il vero, il panel con la sottosegretaria era previsto alle 12.40 e lei alle 14.30 si era presentata puntualmente alla Camera, salvo poi andarsene. All’esame della commissione c’è il voto su circa 60 emendamenti, tutti delle opposizioni, che mirano a correggere il testo approvato a marzo dal Senato.
In particolare, Pd, M5S e Avs hanno presentato una proposta di modifica per sostituire la contestata definizione di antisemitismo di Ihra con quella di Gerusalemme. Inoltre, le opposizioni propongono di evidenziare in modo chiaro che “non è considerato antisemitismo l’espressione della libera critica alle azioni politiche del governo dello Stato di Israele”. Altri emendamenti, come quelli di Riccardo Magi di +Europa, mirano a “eliminare il richiamo agli indicatori Ihra come criteri per l’applicazione della legge”.
Tutti tentativi che, salvo sorprese, la maggioranza di centrodestra boccerà in commissione e poi in aula, dove il testo dovrebbe arrivare il 2 ottobre. Sempre che la commissione riesca a finire il lavoro, visto che da qui a fine settembre sarà intasata di provvedimenti che andranno in aula prima del ddl antisemitismo, a partire dalla legge elettorale e dal testo della Lega che prevede l’ampliamento dei casi di revoca della cittadinanza italiana. Un ingorgo, insomma, con la destra di governo assai più preoccupata di portare in porto la revoca della cittadinanza in chiave anti-Vannacci.
Per il fronte che si è riunito in piazza non c’è rinvio che tenga. “Siamo qui oggi e continueremo a manifestare finché non avremo fermato la legge, come è successo in Francia”, ha spiegato Marino Bisso della rete No bavaglio. Antonello Cervo dei giuristi democratici ha avvertito sui rischi del ddl: “La definizione Iha serve a reprimere il dissenso verso Israele: giornalisti, docenti e attivisti potranno essere identificati dalla polizia”. Ilaria Masinara di Amnesty ha spiegato: “La definizione Ihra è già stata utilizzata per cancellare eventi pro Palestina nel Regno Unito e in Austria. In Germania è stata usata per limitare l’accesso a fondi pubblici nei settori della cultura, dell’arte e della ricerca”. I rappresentanti del Bds (che promuove il boicottaggio contro Israele) hanno ricordato che loro stessi, oltre a Amnesty, hanno subito accuse di antisemitismo sulla base dei criteri Ihra. “I parlamentari che dicono che con questa legge ci sarà piena libertà di critica sono degli ipocriti”.
In piazza parlamentari dei 5s e di Avs come Riccardo Ricciardi e Stefania Ascari e Marco Grimaldi. Si è fatta vedere anche Laura Boldrini, che guida il fronte di chi nel Pd vuole votare no. Presente anche il segretario di Rifondazione Maurizio Acerbo. Vito Scalisi, di Arci Roma, ha mandato un messaggio: “In campagna elettorale ci ricorderemo di chi non si sarà opposto”. Momenti di tensione quando alcune persone con bandiere di Hamas e di Hezbollah si sono unite alla manifestazione. Gianluca Peciola, di Avs, li ha invitati ad allontanarsi, loro si sono opposti: ci sono stati urla e spintoni. Dal palco la giovane palestinese Maya Issa invitava alla calma: “Il nostro obiettivo è contestare quella legge, via le bandiere che dividono”. Altri cantavano cori “Free Palestine”. Gli organizzatori hanno subito preso le distanze da chi inneggiava ad Hamas. Così anche Boldrini: “Mi fa piacere che sia stata la stessa piazza a dissociarsi da quei pochi elementi”. Poi è tornata la calma. “Dobbiamo tornare a metterci la casacca di partigiani e resistere per tutelare la libertà di parola e per i diritti dei palestinesi contro il sionismo”, ha detto Agnese Palma dell’Anpi.
In casa pd il rinvio è quasi un balsamo. Nel gruppo ci sarà una discussione prima del voto in aula che si annuncia aspra. Ieri Piero Fassino ha ribadito la richiesta di votare a favore: “Non è assolutamente vero che il ddl vieti critiche a Israele: non contiene alcuna norma liberticida, né alcuna norma penale, né sanzioni. Di fronte al dilagare di fenomeni antisemiti ha davvero poco senso votare, serve la più ampia convergenza parlamentare”. Da destra dure critiche alle opposizioni per la presenza dei vessilli di Hamas. Lucio Malan di Fdi ha chiesto polemicamente a Conte e Schlein di “rompere immediatamente con questa deriva estremistica”. E Marco Carrai già braccio destro di Renzi e ora console onorario di Israele, ha denunciato quei manifestanti per “apologia del terrorismo”. Pd, M5s e Avs hanno chiesto la calendarizzazione urgente della proposta di legge (sottoscritta dai leader) sul divieto di importazione e pubblicità di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania.









