di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 11 giugno 2026
Doveva rivoluzionare la giustizia, invece tutto è come prima, anzi peggio. Basta pensare alle carceri, sovraffollate come non succedeva da tempo, anche di cimici e di zecche. Quando è lo Stato a essere fuori dalla legalità costituzionale. Si dice che le buone intenzioni siano il pavimento delle strade dell’inferno. Non buone, ma ottime erano le intenzioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio: responsabilità civile dei magistrati, riforma della custodia cautelare, separazione delle carriere del giudice e del pubblico ministero; riduzione del potere delle correnti. Un programma di ammirevole coerenza liberale, riformatrice, radicale. Tre anni e mezzo dopo, un bilancio: il referendum sulla separazione delle carriere - la bandiera e il cuore del progetto - bocciato anche per clamorosi, inescusabili errori del ministero e della maggioranza. Su tutto il resto, silenzio, indifferenza. Inerzia colpevole.
Intanto accade che la Federazione nazionale sicurezza della Cisl denuncia sovraffollamento e carenza di organici nelle carceri del Lazio. A Roma i casi più critici. A Rebibbia e Regina Coeli sono stipati oltre tremila detenuti, 700 in più del consentito. Nel carcere di Verona un caso di tubercolosi e un detenuto morto di cancro in cella confermano che la situazione sanitaria ha superato ogni limite di accettabilità e umanità. A Venezia una familiare di un detenuto denuncia una situazione fuori controllo: “Sappiamo che sono in prigione, conosciamo il sovraffollamento, ma devono poter stare almeno in ambienti igienici. Alcuni sono divorati dai parassiti”. Una proliferazione di cimici, e non sarebbe neppure la prima volta. Carcere di Avellino, seicento detenuti. Personale sanitario in servizio: due infermieri. Quando uno è malato o in ferie, rimane uno solo: per seicento reclusi distribuiti su più padiglioni, in una struttura che manca anche di acqua corrente nelle ore notturne. Sovraffollamento e salute mentale i problemi che emergono dallo stato dei penitenziari in Toscana. Per il garante regionale dei detenuti “I suicidi continuano a rappresentare un fenomeno grave e significativo all’interno degli istituti penitenziari”. A Siracusa il garante regionale dei detenuti, denuncia un sistema al collasso: “Zecche nere appese ai tetti. Dappertutto. In alcuni periodi cadono nei piatti dei detenuti mentre mangiano”.
Sono solo alcuni “frammenti” di notizie raccolte in questi primi giorni di giugno. Più in generale: l’associazione Antigone fa sapere che oltre 6.500 detenuti nel 2025 sono stati sottoposti a trattamenti inumani e degradanti e i loro ricorsi sono stati accolti da un Tribunale di sorveglianza. Più di 15 ricorsi al giorno. Il carcere in Italia, è tecnicamente fuori dalla legalità costituzionale. Aggiungiamo circa mille italiani che ogni anno pagano le conseguenze di detenzioni che si rivelano ingiuste, senza che nessun magistrato paghi, nemmeno con freni alla carriera, per gli sbagli commessi.
Parlano di giustizia, di difesa della Costituzione. Nei fatti, nel concreto? Le carceri italiane hanno raggiunto il record dell’ultimo decennio: quasi 65 mila detenuti, affollamento al 139% e 30 bambini reclusi con le madri. Sono dati ufficiali, aggiornati al 31 maggio 2026 e diffusi dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: le persone detenute sono ormai 64.741, il numero più alto registrato nell’ultimo decennio. Il quadro complessivo che emerge conferma un, se possibile, ulteriore peggioramento delle condizioni di detenzione in Italia. In parallelo la cronica carenza di risorse e spazi adeguati. In estrema sintesi: un fallimento su tutta la linea.










