ilcrotonese.it, 31 agosto 2025
Il sovraffollamento è tra i problemi più gravi: 120 detenuti a fronte di 99 posti. Solo 50 gli agenti di polizia penitenziaria su 85 previsti. “La situazione del carcere di Crotone è drammatica e non più sostenibile. Ogni giorno personale e detenuti affrontano condizioni che minano sicurezza, salute e diritti fondamentali. Serve un piano urgente e strutturale, non soluzioni tampone”. È l’allarme lanciato da Mariasole Cavarretta, coordinatrice provinciale di +Europa, e da Ivan Papasso, presidente di +Europa Cassano all’Ionio, dopo la visita alla casa circondariale del capoluogo pitagorico.
“Abbiamo trovato una realtà ai limiti del collasso. Turni massacranti, straordinari continui e condizioni igieniche precarie minano sicurezza, dignità e diritti fondamentali. È urgente un intervento immediato delle istituzioni per riportare il carcere a livelli minimi di funzionalità” hanno detto i rappresentanti del partito. Il sovraffollamento è tra i problemi più gravi: 120 detenuti a fronte di 99 posti, celle progettate per due persone che ne ospitano fino a sei e mancanza di ventilazione. A questo si aggiungono carenze strutturali: “La fornitura d’acqua è irregolare, insufficiente e compromette la vita quotidiana dei detenuti”, mentre tubature usurate e cavi elettrici scoperti “espongono al rischio di cortocircuiti e incendi”.
Critica anche la situazione del personale: solo 50 agenti di Polizia Penitenziaria rispetto agli 85 previsti, con conseguenti turni estenuanti. L’assistenza sanitaria, denunciano da +Europa, “è pressoché inesistente: l’infermeria è chiusa, mancano medici e infermieri stabili, i detenuti restano spesso senza cure immediate”. La mancanza di spazi adeguati per i colloqui, di progetti di formazione e di una rete di volontari completa un quadro che, secondo Cavarretta e Papasso, “è lo specchio del fallimento di un intero modello”. Per questo +Europa chiede interventi immediati: incremento dell’organico, ristrutturazione delle celle e degli impianti, potenziamento sanitario, attivazione di corsi e laboratori, collaborazione con imprese e associazioni locali. “Il carcere di Crotone non può più essere trattato come un’emergenza straordinaria. Serve un piano straordinario e un tavolo permanente con Ministero e sindacati. Non possiamo più voltare lo sguardo altrove”, hanno concluso i due dirigenti.











