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calabriainchieste.it, 4 ottobre 2026

Con il progetto “Quando avevo la tua età”, promosso dall’ULEPE di Crotone con la Casa Circondariale, ragazze e ragazzi hanno ascoltato le storie delle persone detenute e dialogato con loro. Varcare la soglia di un carcere significa entrare in un luogo che molti conoscono soltanto attraverso racconti, notizie e immagini. Il 3 ottobre, alla Casa Circondariale di Crotone, alcuni giovani hanno potuto incontrare direttamente le persone detenute: ascoltare le loro storie, porre domande e condividere un momento di confronto.

L’occasione è stata il progetto “Quando avevo la tua età”, realizzato dalla dottoressa Luciana Ventura e promosso e coordinato dall’ULEPE di Crotone in sinergia con la Casa Circondariale. L’iniziativa ha coinvolto il gruppo scout di Isola di Capo Rizzuto 1 e il Gruppo Giovani della parrocchia SS. Salvatore-SS. Trinità di Belvedere di Spinello. Il titolo racchiude il senso dell’incontro: guardare al passato per raccontare scelte, errori, difficoltà e momenti decisivi, ma anche fare spazio alle domande e alle aspettative dei più giovani. Un dialogo costruito sull’ascolto reciproco, senza fermarsi al giudizio o alla condizione giuridica di chi vive in carcere.

Per i ragazzi è stata un’opportunità concreta per avvicinarsi a una realtà spesso percepita come distante. Il confronto diretto ha permesso di andare oltre gli stereotipi e di incontrare le persone dietro le sbarre, con le loro esperienze e i loro percorsi di vita. Non cancella le responsabilità individuali, ma aiuta a comprendere che ogni persona ha una storia, e che il futuro può ancora essere oggetto di un percorso.

L’iniziativa punta anche a favorire la partecipazione delle associazioni e dei gruppi giovanili al volontariato in carcere. La presenza del territorio può contribuire a costruire relazioni positive e a sostenere i percorsi di reinserimento sociale. Perché il carcere non è separato dalla comunità: ne fa parte, e alla comunità le persone detenute sono chiamate a tornare.

“Quando avevo la tua età” è stato così più di un incontro: un ponte tra chi vive dentro la struttura penitenziaria e chi, fuori, può conoscerne meglio la realtà. Attraverso il racconto e l’ascolto, giovani e detenuti hanno potuto riconoscersi in emozioni, difficoltà e speranze che attraversano esperienze diverse. Aprire uno spazio di dialogo non risolve da solo le sfide del carcere e del reinserimento. Può però essere un primo passo: perché una comunità capace di ascoltare è anche una comunità più pronta ad accogliere chi, un giorno, farà ritorno