di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 4 giugno 2019
Sarà una seduta da resa dei conti. O forse sarà l'inizio della ricomposizione. In ogni caso il plenum previsto per le 16.30 di oggi si annuncia come il crocevia decisivo per il Csm. Con i rappresentanti di Magistratura indipendente Antonio Lepre e Corrado Cartoni pronti a difendersi e i togati di Area che potrebbero raccogliere le sollecitazioni, arrivate dal loro gruppo, che spingono addirittura per uno scioglimento del Consiglio superiore.
"Ma perché dovremmo dimetterci? Cosa abbiamo fatto?". È una difesa "pancia a terra" quella di Lepre e Cartoni, accusati, nelle ricostruzioni giornalistiche, di aver "tramato" per nominare Marcello Viola, attuale procuratore generale di Firenze, al vertice della Procura di Roma. I due togati sono finiti nel mirino per un incontro a cinque, avvenuto all'inizio di maggio, a cui hanno preso parte anche i deputati dem Cosimo Ferri e Luca Lotti e Luca Palamara, l'ex segretario dell'Anm al centro dell'inchiesta dei pm di Perugia. Dell'incontro si è avuta notizia a causa del telefono di Palamara, sotto indagine nella Procura del capoluogo umbro per presunti episodi corruttivi legati ad alcune nomine avvenute nella scorsa consiliatura. Il cellulare, infettato con il micidiale virus trojan, ha funzionato da microfono.
Lepre e Cartoni hanno fatto sapere che parleranno oggi in plenum. Ieri hanno diramato un comunicato in cui ribadiscono che il loro "comportamento" è stato "improntato alla massima correttezza" e che "Marcello Viola è il miglior candidato per la Procura di Roma". Le tensioni fra i gruppi della magistratura associata si sono scatenate all'indomani del voto in commissione sul successore di Giuseppe Pignatone alla guida dell'ufficio inquirente della Capitale.
Di cosa si sia discusso nella cena di inizio maggio non è noto. Ma il "faro" è inevitabilmente puntato sui carichi pendenti di Lotti, indagato dalla Procura di Roma nell'indagine Consip e renziano di ferro. Come l'attuale vicepresidente del Csm David Ermini. Dietro le accuse ai due togati di "Mi", a Palazzo dei Marescialli c'è chi vede un attacco all'ex responsabile Giustizia dei dem. Nel plenum straordinario convocato per oggi pomeriggio, dunque, le tensioni saranno fortissime. Area non nasconde di voler andare a nuove elezioni. Si tratterebbe anche dell'occasione per rimodulare gli equilibri usciti dalle urne della scorsa estate, che hanno visto in calo le quotazioni della componente progressista.
In questo quadro confuso, il presidente dell'Anm, Pasquale Grasso, per ironia della sorte esponente di punta di Magistratura indipendente, sta cercando di salvare il salvabile. Mediando fra chi vuole nella giunta Anm la linea dura e chi gli ricorda che un consigliere del Csm avrà tutto il diritto di interfacciarsi con esponenti politici, anche se indagati. Ma considerate pure le distanze su altri temi, la giunta unitaria fra le correnti dell'Anm sembrerebbe destinata a vita breve.
Sullo sfondo resta il nodo della scelta dei capi degli uffici. Con la fine del criterio dell'anzianità, la discrezionalità del Csm si è amplificata a dismisura. Dopo la bocciatura della modifica del Testo unico sulla dirigenza, proposta all'epoca dal togato di Mi Claudio Galoppi, che voleva introdurre paletti alle decisioni del Csm, come extrema ratio si sta ora pensando al sorteggio. Meglio affidarsi alla dea bendata che lasciar scegliere ai magistrati.









