di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 25 ottobre 2026
È la prima elezione dopo il referendum costituzionale dello scorso marzo sulla separazione delle carriere. Si vota domenica 25 ottobre e lunedì 26. Niente voto telematico. Diecimila magistrati al voto per le elezioni del Consiglio superiore della magistratura. È la prima elezione dopo il referendum costituzionale dello scorso marzo sulla separazione delle carriere. La vittoria del No ha scongiurato l’introduzione del sorteggio e garantito ai magistrati il diritto di eleggere i venti componenti togati.
Si vota domenica 25 ottobre e lunedì 26. Niente voto telematico: le urne saranno trasferite fisicamente a Roma, dove si svolgerà lo scrutinio. Risultati entro giovedì. Sistema elettorale misto: uninominale in macrocollegi (Cassazione, giudici e pubblici ministeri su base territoriale), con recupero proporzionale dei migliori perdenti, collegati tra loro secondo appartenenze per correnti.
Dal punto di vista politico, le elezioni hanno tre aspetti principali. Primo: l’inedita divisione a destra, dove la corrente egemone, Magistratura Indipendente, si è divisa al momento delle candidature e rischia di perdere lo storico feudo della Cassazione. Secondo: il ritorno in grande stile di Cosimo Ferri, già leader della stessa Magistratura Indipendente, nonché mister preferenze (a 35 anni al Csm, poi all’Anm con il record di 1199 voti), prima di andare in politica (sottosegretario alla giustizia) e imbastire le trame dell’hotel Champagne; la presenza di un corpo elettorale mai così giovane: un quarto dei magistrati ha indossato la toga negli ultimi anni, con le frequenti infornate di concorsi, e si tratta di una magistratura geneticamente e culturalmente diversa, che è tornata a coltivare l’impegno ideale anche se fuori dalle correnti, e si è forgiata nella battaglia del referendum.
Sessantaquattro i candidati in tutta Italia. Le correnti principali sono Magistratura Indipendente, Area Democratica per la Giustizia, Unità per la Costituzione, Magistratura Democratica che ha stabilito un accordo con la neonata Rete autogoverno diffuso (una sorta di indipendenti di sinistra, radunatisi attorno al consigliere uscente Roberto Fontana). Poi ci sono i candidati sorteggiati di Altra Proposta e quelli indipendenti, tra cui alcuni collegati a Cosimo Ferri.
Quattro i candidati piemontesi, tutti nel collegio dei giudici: Roberto Arata (Area), Alessandra Salvadori (Unicost), Alberto Giannone e Luisa Ferracane per Altra Proposta. Dalle elezioni usciranno gli equilibri del nuovo Csm per i prossimi quattro anni, scavallando dunque le elezioni politiche. Il 28 ottobre è convocato il Parlamento in seduta comune per eleggere i dieci componenti laici (avvocati o professori universitari in materie di diritto). Il termine per le candidature femminili è stato prorogato perché finora su 137 nomi in elenco ce ne sono solo 42 di donne. Ad aspirare a un seggio al Csm ci sono l’ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, il parlamentare di Forza Italia Pierantonio Zanettin (“tramite gruppi parlamentari”), i senatori del Pd Alfredo Bazoli e Anna Rossomando, l’ex ministra per le Disabilità Erika Stefani della Lega, l’ex presidente leghista dell’Umbria Donatella Tesei. Oltre all’ex componente del Csm di area Verdi, Paola Balducci, il costituzionalista torinese Enrico Grosso, già presidente del Comitato per il No al referendum costituzionale. La maggioranza di centrodestra punta a eleggere otto componenti su dieci, lasciandone solo due all’opposizione, e a un’alleanza con i togati conservatori (o indipendenti di destra) per controllare il Csm a prescindere dal risultato delle elezioni politiche.









