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di Andrea Fabozzi

Il Manifesto, 20 settembre 2022

Alta affluenza al voto per la componente togata del Consiglio superiore. Partecipazione tra l’85 e il 90 per cento, oggi il dato ufficiale e domani lo spoglio. Un’alta affluenza alle urne di questi tempi è sempre una buona notizia. In questo caso è una conferma rispetto alle tradizioni, ma qualche preoccupazione che le cose potessero cambiare c’era. Invece i magistrati italiani sono andati in gran numero a votare ieri e domenica per il rinnovo della componente togata del Consiglio superiore della magistratura. Non c’è ancora un dato ufficiale ma mettendo insieme i risultati che si possono raccogliere nei diversi distretti giudiziari la partecipazione dovrebbe collocarsi tra l’85 e il 90 per cento.

Sostanzialmente in linea con le ultime elezioni generali del 2018 (88% di affluenza), più in alto del 2014 (85%). Ma i precedenti più prossimi raccontavano tutta un’altra storia. Perché dopo il voto del 2018 per il Csm in carica (che resterà in carica fino a che il nuovo parlamento non eleggerà 10 consiglieri laici) è scoppiato lo scandalo Palamara con le intercettazioni che hanno raccontato di combine tra politici e toghe del Csm per orientare le nomine di vertice nelle procure. Lo scandalo ha travolto diversi consiglieri in carica e in quattro casi, per tre elezioni, tra il 2019 e il 2021 sono state necessarie votazioni suppletive. Alle quali ha partecipato una percentuale sempre minore di toghe: prima il 74% poi il 65% e infine il 62%. Una disaffezione confermata dalle prime elezioni per il vertice dell’Associazione nazionale magistrati - la platea è la stessa ma in questo caso si legge il “sindacato” e non l’organo di autogoverno delle toghe - che nel 2020 hanno registrato un calo di affluenza rispetto al 2016, Invece i dati di ieri sono tutti positivi.

In Cassazione ha votato l’84% degli aventi diritto, a Milano l’83%, a Napoli il 91%, a Palermo l’81%, a Bologna l’83%, a Torino l’84%, a Reggio Calabria il 92%, a Venezia l’81%, a Firenze il 92%. In media in Toscana ha votato il 90% dei magistrati, in Campania il 90%, nel triveneto l’84%, nel Lazio l’86%.

Per i risultati bisognerà aspettare lo spoglio che si terrà domani, oggi i plichi dalle varie sedi dei tribunali dove sono stati allestiti i seggi arriveranno a Roma alla Corte di Cassazione. C’è molta attesa, queste elezioni segnano diverse novità. È la prima volta che si vota con il nuovo sistema elettorale introdotto dalle riforme Cartabia, un sistema principalmente maggioritario con un recupero proporzionale: 14 seggi su 20 sono assegnati ai primi due classificati nei diversi collegi in cui sono stati raggruppati i candidati. Anche il numero di 20 consiglieri togati è una novità ma non assoluta, erano tanti prima che la riforma del centrodestra nel 2005 li riducesse a 16.

È anche la prima volta che si vota per il rinnovo integrale del Csm dopo il terremoto Palamara e infatti questa volta corre anche una lista di magistrati anti correnti, presente nell’Anm con il nome di Articolo 101 e a queste elezioni con i candidati sorteggiati da un gruppo che si è dato il nome di Altra proposta. L’affluenza alta potrebbe segnalare che sono riusciti a intercettare il voto di protesta che altrimenti si esprime nell’astensione, il loro obiettivo è conquistare un seggio nel recupero proporzionale, difficilmente due. Ma la alta affluenza si spiega più probabilmente con l’alto numero di candidati, 87 per 20 posti quando quattro anni fa erano appena 21 per 16 posti. Moltiplicazione frutto anche di spaccature nelle grandi aree politiche. A sinistra dopo 14 anni Area e Magistratura democratica corrono ognuna per proprio conto, a destra Magistratura indipendente ha gemmato altre due cordate. Tanto che c’è la possibilità che nel prossimo Csm la componente togata, per la prima volta, si presenti più divisa al suo interno rispetto a quella laica, che per converso si avvia a essere scelta da un parlamento predominato dal centrodestra.

Intanto toccherà ancora a questo Csm in proroga (a meno di impropri ritardi) risolvere l’ennesimo caso di nomina contestata dalla giustizia amministrativa. Il Tar del Lazio ha annullato la scelta di Antonio Balsamo a presidente del Tribunale di Palermo, l’ha fatto su istanza del candidato alternativo Piergiorgio Morosini che nel luglio 2021 aveva ricevuto gli stessi voti in due tornate successive, ma era stato scartato per il criterio dell’anzianità.