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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 29 marzo 2022

Cartabia fa muro sul sorteggio e chiede mani libere sui fuori ruolo. Si è svolto ieri, e proseguirà anche oggi, il vertice fra la ministra e le forze di maggioranza.

Al centro della discussione i punti critici della riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm, cristallizzati in oltre 250 emendamenti sui quali la commissione Giustizia della Camera a breve dovrà iniziare a votare, anche perché il testo che sarebbe dovuto approdare ieri in Aula è già slittato di due settimane, all’11 aprile.

Molto più in là sarà però difficile andare visto che l’approvazione finale dovrebbe comunque arrivare entro maggio: incombe infatti, a luglio, la scadenza per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura e, se vi si vorrà arrivare, come tutti ritengono necessario, con un nuovo sistema elettorale, questo avrà bisogno di un lavoro non banale di messa a punto (la definizione dei collegi elettorali, per esempio, già contestata nel parere votato pochi giorni fa dal Csm come suscettibile di abusi da parte del ministero).

Ieri Cartabia ha tenuto il punto su uno degli elementi più caldi, quello del sorteggio, sia pure in forma temperata. Di fronte a Italia Viva, spalleggiata da Forza Italia, che ha ribadito la volontà di portare al voto della commissione la proposta di introduzione di forme di sorteggio nella selezione delle candidature per il Consiglio superiore, la ministra ne ha fatto una questione di principio, sottolineando il rischio di incostituzionalità e anticipando il parere negativo del ministero all’emendamento sul punto.

Accesa è stata anche la discussione sul tema dei fuori ruolo, dove forte è la spinta dei partiti, capofila Enrico Costa di Azione, per arrivare a forme di limitazione del numero dei magistrati chiamati a incarichi estranei alla giurisdizione, sui limiti di tempo al loro impiego, sul contenimento delle remunerazioni. Un accordo è stato invece trovato su altri punti e su altri emendamenti. Via libera così all’introduzione di un illecito disciplinare specifico per sanzionare il consigliere del Csm colpevole di una sorta di “traffico di influenze” con il magistrato interessato all’avanzamento in carriera o all’attribuzione di funzioni direttive e semidirettive.

Come pure passi avanti sono stati fatti sul fronte delle “pagelle” ai magistrati, dove l’indicazione condivisa è per una valutazione di professionalità meno burocratica, svolta non più a campione sui provvedimenti ascrivibili alla singola toga, ma prendendo in considerazione la totalità del lavoro fatto (con il problema però dell’esame del lavoro svolto in forma collegiale). Passa anche un ritocco alla sanzione disciplinare per il magistrato che trasgredisce la nuova disciplina sulla presunzione d’innocenza, in particolare per il mancato rispetto dei limiti alle comunicazioni.

La sanzione, peraltro già prevista nell’attuale versione dell’ordinamento giudiziario, potrà essere inflitta, ma solo nel rispetto del principio di offensività, solo quando cioè le dichiarazioni rese dal pubblico ministero hanno contribuito a ledere i diritti dell’indagato. Nel nuovo incontro in programma oggi sarà affrontato invece il tema dei tempi e dei modi delle candidature in politica dei magistrati e delle forme del loro rientro una volta concluso l’incarico politico. Con la questione della definizione del perimetro dei magistrati interessati, includendo o no quelli incardinati in ruoli tecnici all’interno delle pubbliche amministrazioni (Governo o enti locali).