di Liana Milella
La Repubblica, 11 giugno 2021
"Così si blocca anche il potere delle correnti". L'ex pm di Mafia Capitale e consigliere di Area ai sui colleghi dice: "Sono necessari meno generali e più soldati". E al costituzionalista Luciani replica: "La toga che si candida non può piu tornare in servizio".
Giuseppe Cascini, lei è stato per anni un pubblico ministero importante a Roma, ha indagato anche su Mafia capitale. È stato una toga "rossa", di Magistratura democratica, poi ha scelto di lasciarla per Area, corrente riformista di sinistra con cui ha corso per il Csm. Una toga che conta, qui dentro. Ha letto l'intervista di Massimo Luciani su Repubblica? Non è affatto tenero né con voi del Csm, né con le toghe. Come gli risponde?
"Certo non è un buon periodo per la magistratura. Però sono convinto che questa fase negativa possa essere l'occasione per l'avvio di un processo riformatore serio e condiviso, e mi sembra che le conclusioni della commissione Luciani possano rappresentare una buona base di partenza. Anche se, secondo me, su alcuni aspetti sarebbe necessario qualche intervento più radicale".
Vorrei partire da una sua analisi su questo Csm, il più discusso della storia, stretto com'è tra un Palamara e un Amara, sempre in credito di autorevolezza. Lei come si sente? Non ha mai avuto voglia di farsi da parte? Oppure ha pensato... ma chi me l'ha fatto fare?
"Se avessi previsto tutto questo... sarei rimasto dov'ero. Però, scherzi a parte, al netto delle particolari contingenze, in questa fase sono venuti al pettine alcuni nodi di fondo che riguardano l'organizzazione della magistratura e che trovano la loro origine nelle riforme sciagurate del ministro leghista Roberto Castelli, sulle quali è urgente e ormai indifferibile intervenire. Quindi, alla fine, possiamo dire che, seppure traumatiche, queste vicende possono essere l'occasione per mettere mano a un riordino complessivo dell'assetto della magistratura".
Quindi quando Luciani chiede "un grande rinnovamento culturale" delle toghe per rendere credibili le riforme ha ragione? Perché le riforme camminano con le gambe degli uomini, con la loro spina dorsale diritta...e invece se ne vedono troppe di storte...
"Sicuramente c'è bisogno di un rinnovamento culturale, e anche etico, che accompagni un processo riformatore. Il problema è sempre lo stesso però, in quale direzione vanno le riforme, perché quelle fatte nel corso degli anni per ridurre gli spazi di autonomia della magistratura, per indebolire il ruolo costituzionale del Csm, insomma le riforme fatte contro la magistratura, non hanno certo contributo a migliorare la situazione. Per esempio, il carrierismo di cui tutti parlano e che è uno dei mali principali, è sempre esistito, ma è esploso proprio con la riforma Castelli. Le correnti hanno sempre avuto un ruolo forte all'interno del Consiglio, ma è stata la legge elettorale di Castelli fatta contro le correnti che ha dato alle oligarchie interne ai gruppi tutto il potere di decidere i componenti del Csm".
"Il diritto è una missione prima che una professione, e per i magistrati deve esserlo in modo particolare" dice Luciani. E nel dirlo disegna una professione in cui, anche senza regole scritte, dovrebbe valere la dirittura morale. Quella di cui parla sempre Mattarella. Lei la vede intorno a lei, qui dentro e tra i suoi colleghi?
"La stragrande maggioranza dei magistrati, per fortuna, è fatta da persone serie, che lavorano, con rigore e senza protagonismi. Purtroppo però, comportamenti di singoli che hanno violato le regole deontologiche, soprattutto se non sanzionati con tempestività e rigore, finiscono per
gettare discredito su tutta la categoria".
Sanzioni tempestive? Veramente qui la più rapida è stata solo l'espulsione di Palamara....
"Ma io qui non mi riferisco solo al disciplinare, ma alla nostra capacità complessiva di dare una risposta credibile alla crisi che stiamo attraversando"
Voglio dire, dottor Cascini, che ogni legge può essere aggirata, ma esiste poi dentro ciascuno di noi la coscienza di quello che non si deve fare, il senso del reato, per intenderci, ma anche quello del comportamento ai limiti. Per esempio, le pare opportuno che un magistrato come Maresca scenda in lizza per fare il sindaco togliendosi la toga di dosso pochi minuti prima?
"Sono convinto che regole di correttezza sul piano deontologico debbano essere rispettate dai magistrati a prescindere dall'esistenza di divieti espressi. L'inopportunità di candidature di giudici nel territorio in cui hanno operato è opinione comune di gran parte della magistratura e non dovrebbe essere necessaria una legge che lo proibisca per evitarlo. Però uno dei difetti del nostro Paese è quello di pensare che si possa fare tutto ciò che non è espressamente vietato
anche quando è semplicemente sbagliato e inopportuno".
Quindi Maresca ha sbagliato?
"Ha sbagliato il Csm a non intervenire tempestivamente su questa situazione".
Cosa avrebbe dovuto fare?
"A gennaio avrebbe dovuto aprire una pratica per verificare la compatibilità delle funzioni di magistrato con una campagna elettorale oggettivamente in atto. L'ha fatto tardivamente a maggio ed è arrivata la richiesta di aspettativa del dottor Maresca".
Luciani riapre le porte girevoli per la toga che si candida. E lei?
"Per me devono restare chiuse. Il magistrato che diventa un politico non può più rientrare in magistratura".
La riforma Cartabia conterrà regole molto rigide per il futuro Csm, a partire dalle nomine, per evitare, dice Luciani, che fare carriera diventi "una professione nella professione". Ma è davvero necessaria una norma anche per questo?
"La regola principale in questa materia è scritta nella Costituzione e dice che i magistrati sono tutti uguali e si distinguono solo per funzioni. Purtroppo la riforma Castelli del 2006 ha capovolto questo principio e ha insinuato il germe del carrierismo all'interno della magistratura...".
Ricordo sue autorevoli interviste con Giuseppe D'Avanzo proprio in quel periodo. Lei diceva allora quello che dice oggi. Ma oggi non è arrivato il tempo di ammettere che ai suoi colleghi piace tantissimo fare e pianificare la propria carriera? A qualsiasi costo. Autopromozioni. Raccomandazioni. Sgambetti ai colleghi.
"Ribadisco che questo per fortuna riguarda una parte della magistratura. Però non ho problemi a riconoscere che le cose stanno così. E anzi, le dirò di più. La degenerazione del correntismo, l'altro grande male di cui tutti parliamo, è figlia proprio di questo. Perché come in tutti i mercati è la domanda che crea l'offerta. Se ci sono tanti posti disponibili, e tanti aspiranti a quei posti, è facile che l'organizzazione del consenso si sviluppi attraverso la soddisfazione di queste aspettative".
Luciani mette una serie di paletti e regole di trasparenza. Le condivide o saranno anche queste aggirabili? E soprattutto, alla fine, non rischiano di creare delle vittime, nel senso di escludere proprio i più meritevoli. Perché se tra i criteri c'è, per esempio, l'anzianità, certo non vinceranno i più bravi.
"Molte delle proposte di Luciani sono condivisibili. Alcune meno. Ma complessivamente io non credo che questo intervento risolva il problema. Non basta cambiare i criteri di nomina, perché se si cercano criteri oggettivi, quali appunto l'anzianità, si rischia di ritornare alla gerontocrazia burocratica del passato. Se si accentua la discrezionalità si rischiano invece le degenerazioni a cui abbiamo assistito. E allora dobbiamo affrontare le cause del fenomeno...".
Non mi faccia la storia della magistratura...
"Faccio solo tre proposte molto semplici. Drastica riduzione del numero dei posti semidirettivi. Oggi sono circa mille, uno ogni dieci magistrati. Un'assurdità. Un esercito con tanti generali non vincerà mai una guerra. Mille nomine vogliono dire almeno il triplo di domande e spazi di manovra per il Csm enormi, difficoltà nella valutazione. Tremila concorrenti, una parte dei quali, per vincere, si faranno anche raccomandare. Insomma, se ci sono troppe figurine, aumentano le possibilità di fare scambi".
Bene, vuole tagliare i posti di comando? Ma per quelli che restano?
"Intanto saranno solo la metà rispetto a oggi. Ma ecco la seconda proposta, temporaneità vera dell'incarico. Se ne conquisti uno, direttivo o semidirettivo, hai l'obbligo di svolgere l'intero mandato per otto anni, prima dei quali non potrai fare altre domande. E dopo si deve fermare per almeno due anni prima di poter fare altre domande, riassaporando il gusto di essere un giudice semplice. In questo modo il risiko delle nomine a cui spesso assistiamo diventerà molto più difficile".
Questi sono escamotage, ma come si fa a scegliere i migliori?
"Terza proposta, affidare a una commissione tecnica una preselezione sulla idoneità dei candidati, anche attraverso prove scritte anonime sulla falsariga di quanto già previsto per l'accesso in Cassazione".
E secondo lei questo serve per evitare che il Csm smetta di essere una sorta di ufficio di collocamento com'è adesso?
"Quella che propongo sarebbe una strada che riduce fortemente la pressione sul Consiglio in tema di nomine e che sdrammatizza anche dal punto di vista psicologico il tema della carriera. Ma soprattutto restituisce al Csm il suo ruolo costituzionale e istituzionale sui temi della giustizia, sulla questione morale e suoi diritti".
Ci permetta di essere scettici. Alla luce delle carriere che vanno delineandosi anche oggi. Pensi ai concorrenti per Roma, per Milano, ai procuratori che vogliono passare da un ruolo di vertice all'altro. Tutto questo davvero può finire senza il rischio che il corpaccione della magistratura si rivolti contro chi lo propone?
"La maggioranza dei magistrati dovrebbe accogliere con favore un'ipotesi come la mia. Che raccoglie le indicazioni tante volte arrivate dal capo dello Stato. Aggiungo che non solo le riforme non bastano da sole perché c'è bisogno di un rinnovamento etico e culturale, ma bisogna intervenire su tutti i piani. E non è certo un caso che lei, nel fare esempi estremi, citi esclusivamente incarichi di vertice nelle procure. È venuto il tempo di affrontare con decisione il tema della struttura gerarchica delle procure e del ruolo dei procuratori della Repubblica. La politica si è illusa di poter controllare la magistratura inquirente attraverso l'accentramento di tutto il potere in capo al dirigente. L'hotel Champagne è solo il precipitato di questo processo".
Tornando al Csm, che mi dice della legge elettorale? Questo voto singolo trasferibile che propone Luciani la convince?
"Premesso che il correntismo non si sconfigge attraverso una legge elettorale, ma solo ripristinando l'uguaglianza di tutti i magistrati ed eliminando ogni forma di carrierismo, comunque un intervento sulla legge elettorale è assolutamente necessario. La soluzione di Luciani a me pare buona, perché garantisce attraverso i collegi territoriali una vicinanza degli elettori agli eletti. Assicura la rappresentanza delle minoranze e la possibilità di candidature non di apparato. Quello che non capisco è perché la proposta Luciani preveda il nuovo sistema solo per l'elezione dei giudici lasciando la vecchia legge per i componenti della Cassazione e del pubblico ministero. L'altro difetto è che non assicura in nessun modo una rappresentanza di genere".
Lei come la cambierebbe?
"La quota dei pm va cancellata e vanno eletti assieme ai giudici. Il voto trasferibile va utilizzato anche per la Cassazione. Infine bisogna prevedere che ove siano presenti candidature di genere diverso sia obbligatorio esprimere preferenze alternate".
Per Luciani si può cambiare il Csm a Costituzione invariata. Per questo si ferma di fronte alla possibilità di un rinnovo parziale del Csm ogni due anni. Lei lo ritiene possibile?
"A me quell'idea non dispiace e potrebbe essere un buon antidoto a certe prassi degenerative. Anche se ci sono alcuni problemi tecnici da risolvere, il principale dei quali è la fase di avvio, per cui sarebbe necessaria la proroga della gran parte dell'attuale Csm. E invece io francamente non vedo l'ora di tornare a occuparmi di mafia e corruzione...".











