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di Liana Milella e Conchita Sannino

La Repubblica, 5 maggio 2022

Scontro Lega-Pd sulle date. La ministra Cartabia insiste perché la legge vada in aula il 17, ma il partito di Salvini rilancia sul 24. La dem Rossomando: “Si voti subito” L’Avvocatura dello Stato chiede alla Consulta di rinviare invece l’ergastolo ostativo.

Corsa contro il tempo per approvare definitivamente al Senato la legge sul Csm. Il Pd, con Anna Rossomando, pone un aut aut: “Il nostro impegno politico è rispettare la scadenza naturale del Csm e quindi votare con la nuova legge”. Per fare questo lo stesso Senato, tramite l’Avvocatura dello Stato, chiede alla Consulta di non dichiarare definitivamente incostituzionale l’ergastolo ostativo, visto che la Corte ha in programma di trattare la questione martedì 10 maggio.

E dall’Avvocatura, che vede al vertice Gabriella Palmieri, parte alla volta della Corte un’istanza di rinvio, definita “oggettiva”, un intervento considerato “chiaro ed educato dal punto di vista costituzionale”, per chiedere alla Consulta di attendere ancora il lavoro legislativo delle Camere sull’ergastolo.

È stata la commissione Giustizia, presieduta dal leghista Andrea Ostellari, a decidere questo passo che, dal punto di vista dei tempi, era di fatto obbligato. Perché l’intreccio tra la riforma del Csm, per cui preme la Guardasigilli Marta Cartabia, e l’ergastolo ostativo, su cui la Consulta deve rispettare le sue stesse decisioni, era di fatto ingestibile. Di qui la richiesta all’Avvocatura per l’istanza di rinvio alla Corte, nella speranza che i giudici non considerino inadempiente il Parlamento, visto che avevano concesso un anno di tempo per riscrivere le regole sull’ergastolo, bocciate perché incostituzionali in quanto non consentono di accedere alla liberazione condizionale senza una collaborazione con la giustizia. La Camera ha impiegato un anno per riscrivere la legge che adesso è al Senato, ma è finita nell’ingorgo con la legge sul Csm.

Ed è questo lo snodo, tutto politico, affrontato ieri dalla ministra Cartabia, con i capigruppo d’aula del Senato, e il presidente Ostellari. Nonché il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.

Netta la posizione di Cartabia, che vuole veder approvata senza ulteriori indugi la legge sul Csm, e ha chiesto che la discussione in aula possa svolgersi già il 17 maggio. Proprio per consentire alla legge di essere operativa in vista del rinnovo del Csm che scade a luglio. Politicamente, sulla linea di Cartabia, sia il Pd che il M5S. Netta la richiesta della responsabile Giustizia dei Dem Anna Rossomando, anche nella veste di vice presidente del Senato. L’esigenza politica, ha spiegato Rossomando, è quella “di arrivare al voto per il Csm con la nuova legge”. D’accordo anche Leu, pur se l’ex presidente del Senato Piero Grasso è in aperta sofferenza per una legge che non lo convince, proprio lui che sul Csm aveva presentato una sua proposta di legge.

Politicamente gli ostacoli a fare in fretta non dovrebbero arrivare da Forza Italia. Mentre Italia viva, che già si è astenuta alla Camera, presenterà i suoi emendamenti. Ma è la Lega invece a mettersi di traverso. Tant’è che proprio tra Cartabia e Ostellari - che si è anche auto nominato relatore della riforma del Csm - non sono mancati momenti di incomprensione e freddezza. Cartabia ha insistito per la data del 17 in aula, Ostellari ha opposto un netto rifiuto perché i tempi, con questo calendario, non gli consentirebbero di svolgere alcun confronto. Tant’è che lui ha già fissato il calendario per le audizioni degli esperti, due per ogni gruppo, a partire dalla prossima settimana.

A questo punto Cartabia ha deciso di lasciare la riunione, non nascondendo, come riferisce chi era presente, chiari segni di insofferenza. Per lei è rimasto il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. Ma è chiaro che la Guardasigilli non vede di buon occhio il tentativo della Lega di riaprire la riforma.

Ma proprio su questo la responsabile Giustizia Giulia Bongiorno è stata molto netta nel ripetere, anche di fronte ai magistrati nell’assemblea che ha deciso lo sciopero - che si terrà il 16 maggio, con l’idea che la riforma sarebbe andata in aula il giorno dopo - che la Lega considera il testo attuale del tutto insufficiente, e quindi da ridiscutere e da emendare. Legge elettorale, responsabilità civile, separazione delle funzioni sono i capitoli su cui la Lega vuole cambiare il testo. A questo punto la trattativa continua.